Lo scorso 16 dicembre, all’interno della Sala Baldini al Chiostro Campitelli di Roma, Tito Schipa Jr. ha celebrato il 60° anniversario dalla morte di suo padre, Tito Schipa, attraverso un excursus delle sue opere. Un evento iconico, ‘Tito Schipa – 60° anniversario – (1965–2025) – Oltre le frontiere del canto’, che ripercorre la carriera del tenore riportando il passato nel presente
Roma in inverno, un blackout improvviso e l’ombra luminosa di Tito Schipa: l’omaggio al grande tenore, condotto da Tito Schipa Jr. alla Sala Baldini al Chiostro Campitelli di Roma, trasforma la memoria in presenza e l’anniversario in azione attiva.

La città eterna, quella sera, sembrava intenzionata a mettere alla prova chiunque avesse scelto di credere ancora nella necessità dell’arte dal vivo.
Pioggia insistente, traffico bloccato come una cattiva coscienza collettiva, freddo autentico – quello che entra nelle ossa – aggravato da un riscaldamento guasto proprio all’ultimo momento. E poi, quando tutto sembrava ormai pronto a cominciare, l’interruzione di corrente: buio pesto.
La scenografia perfetta per decretare il fallimento di una serata culturale qualunque. Ma non era una serata qualunque.
Tito Schipa – 60° anniversario: il passato nel presente
Il 16 dicembre scorso alla Sala Baldini in Piazza Campitelli, nel cuore archeologico e instabile della città, i Concerti del Tempietto – Festival Musicale delle Nazioni hanno ospitato ‘Tito Schipa – 60° anniversario – (1965–2025) – Oltre le frontiere del canto’.
Un titolo che potrebbe far pensare a una celebrazione rituale, e invece nascondeva un’operazione molto più rischiosa: riportare il passato nel presente senza chiedergli di essere educato.
L’evento, ideato e condotto da Tito Schipa Jr., ha scelto fin dall’inizio di non muoversi sul terreno rassicurante della commemorazione. Nessuna nostalgia accomodante, nessun culto museale dell’“Angelo del Canto”.
Qui, non si è trattato di ricordare Tito Schipa, ma di rimetterlo in circolo. Di capire se quella voce – il più grande tenore di grazia della storia dell’opera – avesse ancora qualcosa da dire oggi, in mezzo al rumore di fondo dell’oggi.
La narrazione consapevole
Schipa Jr. si è mosso come un narratore consapevole che il rischio maggiore, quando si parla di tradizione, è la reverenza. Ha guidato il pubblico attraverso parole, frammenti sonori, registrazioni storiche rilette e ricontestualizzate, evitando con cura l’effetto reliquia.
Il passato non viene restaurato, viene decifrato. Smontato e rimesso sotto tensione. La voce del padre non emerge come monumento, ma come presenza viva, sorprendentemente contemporanea.
Il pubblico – infreddolito, paziente, ostinatamente presente – ha resistito. E quella resistenza fisica è diventata parte integrante dell’esperienza. In un contesto tutt’altro che confortevole, l’ascolto si è fatto più acuto, più necessario.
Nel buio intermittente, nella precarietà tecnica, la Sala Baldini ha smesso di essere un semplice luogo e si è trasformata in uno spazio di concentrazione collettiva, quasi un rifugio temporaneo dalla superficialità dell’evento-spettacolo.
Tito Schipa – 60° anniversario: una resurrezione sonora
È in questo attrito che la serata ha trovato il suo senso più profondo. Le registrazioni storiche, liberate dalla teca del già sentito, hanno mostrato una forza inattesa. Non nostalgia, ma urgenza.
Non un revival, bensì una vera e propria resurrezione sonora, capace di attraversare le generazioni e di confermare che la grande tradizione lirica italiana non è morta: era semplicemente rimasta in attesa di qualcuno disposto a farle domande scomode.
In un’epoca che pretende eventi lisci, perfetti, privi di scosse, la serata ha ricordato una verità elementare e spesso rimossa: ciò che è piano e agevole è anche banale e noioso.
L’arte autentica nasce dall’imprevisto, dal disagio, dal rischio di fallire. E quando funziona, lascia il segno proprio perché non cerca di piacere a tutti.
Con questo appuntamento – ‘Tito Schipa – 60° anniversario – (1965–2025) – Oltre le frontiere del canto’ -, i Concerti del Tempietto hanno dimostrato che una commemorazione può essere un atto critico e non un atto notarile.
Roma, nel suo caos umido e indifferente, è stata trasformata per una sera in un luogo di senso. Non una serata semplicemente riuscita, ma una serata necessaria. Di quelle che non si consumano nel momento, ma continuano a lavorare dentro chi c’era, come una voce che torna quando meno te lo aspetti.
Filippo Novalis
Notti romane al teatro di Marcello
Concerti del Tempietto
Festival Musicale delle Nazioni
16 dicembre
Tito Schipa – 60° anniversario
(1965–2025)
Oltre le frontiere del canto
con Tito Schipa Jr.
