L’Editoriale

di Annalisa Civitelli

La rivincita delle donne

A Milano, lo scorso 15 settembre è stata inaugurata la prima statua dedicata a una donna. Quest’anno si celebrano i 150 anni dalla sua morte: Cristina Trivulzio di Belgiojoso. Ella visse da donna libera e, la nobile signora si è distinta inoltre per il suo impegno civile e le lotte sociali. 

Dalle idee politiche patriottiche ben precise, la Belgiojoso si avvicina a Mazzini, Cavour e Carlo Alberto, partecipando alle insurrezioni, e ai letterati dell’epoca; peraltro prestò il suo aiuto ai pronto soccorso sanitari durante i Moti del ’48/’49 a Roma e a Milano e fondò vari giornali tra Parigi e l’Italia.

Creata dallo scultore Giuseppe Bergomi, la statua di bronzo e a grandezza naturale campeggia nella Piazzetta Belgioioso e sarà occasione per fare un salto ad ammirare la Signora del Risorgimento nonché un’opera che rappresenta anche la nostra storia. Non solo, la curiosità sarà un pretesto per approfondire l’esistenza di questa donna, ritenuta un personaggio scomodo, giornalista e autrice di lettere destinate all’intellighenzia europea del secolo XIX.

Un’altra statua che però è al centro delle polemiche rappresenta invece la Spigolatrice di Sapri inaugurata il 25 settembre a Sapri (SA) e creata dall’artista Emanuele Stifano. Anche lei simbolo del Risorgimento italiano è protagonista della poesia di Luigi Mercantini: il poeta adotta il punto di vista di una spigolatrice di grano, decantando la sfortunata spedizione di Sapri del Pisacane con i suoi trecento soldati.

La polemica si concentra per di più sulle vesti succinte del personaggio femminile: l’artista si difende esprimendo che le sue opere indossano sempre pochi abiti e che, visto che la statua è posta sul lungomare della città, il suo intento era puntare sulla brezza marina che scompiglia i vestiti; dall’altro punto di vista si pensa che la statua sia estremamente sessista, in quanto molto procace.

Non raffigura pertanto una contadina dell’Ottocento, con abiti più casti e più inerenti all’epoca che si sarebbe dovuta contestualizzare. Soprattutto la Spigolatrice non rappresenta un valore storico ben preciso. Insomma, le inondazioni dei commenti contro sono state molteplici e, secondo noi, la statua non è di certo paragonabile al dipinto di Millet, in cui le spigolatrici sono assai più eleganti e morbide nelle loro fattezze.

La statua della Spigolatrice in bronzo ci dà molto da riflettere: nell’immediato si pensa agli stereotipi e a come la donna viene vista attualmente in una società abietta e pronta a mettere sotto giudizio tutti.

Sempre sabato scorso a Piazza del Popolo a Roma si è tenuta la manifestazione tutta al femminile per difendere e sostenere le donne e il pianeta. La piazza è stata invasa dalle tante associazioni femministe e da altri gruppi che si occupano della difesa della donna, dai sindacati, dalla Conferenza delle donne PD e Sinistra italiana, dalle associazioni nazionali delle atlete e da personalità della cultura, arricchita dalle rappresentanti della Casa internazionale delle donne di Roma.

I tre eventi si possono paragonare alla forza delle donne, combattive e resilienti: al motto “Tull quadze”, che tradotto in pashtu vuol dire “Tutte le donne”, le voci si sono unite all’unisono ai fini di un cambiamento che guarda ai bisogni, ai diritti e alla fatica, sia per la cura del mondo sia nel prendersi cura delle persone.

Tre esempi che bisognerebbe imparare a seguire: ampliare i nostri orizzonti e approfondire le proprie conoscenze dà un senso alla vita e sicuramente è il tempo in cui l’intero universo femminile cerca un riscatto per essere riconosciuto su tutti i settori dell’esistenza.  

Specialmente ora che le donne vengono omaggiate con statue che le rappresentano. Un nuovo sguardo all’arte che dà adito finalmente a posare l’attenzione sui personaggi femminili che hanno coadiuvato a nutrire la nostra storia. La prossima statua vedrà Margherita Hack in chissà quale versione!