L’Editoriale

di Annalisa Civitelli

Cento anni senza Fellini

Cento anni fa nasceva il grande regista riminese: Federico Fellini. Il Maestro che ha fatto storia grazie ai suoi film visionari e ancora attuali.

Rimini, per un anno, celebrerà il regista, fumettista e sceneggiatore con una mostra itinerante: “Fellini 100 Genio Immortale. La mostra”, che approderà poi a Roma e andrà fino a Berlino, Mosca e Los Angeles.

Chi non ricorda Marcello Mastroianni e Anita Ekberg ne “La dolce vita”? Chi, invece, tutt’oggi, ha ancora impresso in memoria “8½” e le grandi feste della società snob? Chi, viceversa, non vive con spensieratezza e ingenuità come i clown de “La strada”?

Sempre dai toni malinconici i film di Fellini però hanno reso l’Italia grande nel mondo: Leone d’Oro alla carriera, Premio Oscar nel 1993, è stato candidato per ben dodici volte all’Oscar, vincendone quattro per “La strada”, “Le notti di Cabiria”, “8½” e “Amarcord”.

Anche a Roma, negli Stabilimenti di Cinecittà, si celebra il regista con “Felliniana – Ferretti sogna Fellini”, una mostra permanente nella Palazzina Fellini; a Trieste è stata allestita fino al 1° marzo la mostra “Fellini. La dolce vita e 8 ½. Fotografie di scena”, consistente in 120 fotografie di scena dei film più conosciuti; infine, a Milano, a Palazzo Reale, l’excursus dei cento anni – “1920–2020. Federico Fellini. Una storia” – dal 17 settembre al 15 novembre 2020, un’altra esibizione è dedicata al maestro riminese (romano d’adozione), curata da Vincenzo Mollica, Alessandro Nicosia e la nipote di Fellini, Francesca Fabbri Fellini.

Federico Fellini ci ricorda nelle sue opere, forse, ancora attinenti con la realtà, la nostra storia attraverso un quadro onirico e soprattutto malinconico. Quaranta anni italiani raccontati mediante ogni singolo fotogramma – dal bianco/nero al colore –, plasmando un immaginario collettivo che, all’epoca, aveva necessità di un forte cambiamento.

Si viveva un dopoguerra tuttavia affascinante e, attraverso i personaggi felliniani, la vita in ripresa economica è sembrata meno amara rispetto al passato. Loro che hanno saputo interpretare la realtà con il semplice linguaggio della poesia avvicinando il pubblico alla propria quotidianità.

Ecco dunque che l’eredità felliniana ci appartiene ancora: la facoltà di immaginare e di interpretare noi stessi, ritrovandoci delicatamente nei suoi protagonisti grazie alla penna del suo inventore riconosciuto a livello mondiale.

  Annalisa Civitelli