Il pomeriggio di Natale, ai Concerti del Tempietto, ‘Belcanto’ ha illuminato la Sala Baldini al Chiostro Campitelli capitolino. Una platea attenta e assorta si è lasciata ispirare dal Concerto di Natale, dalle gioie barocche e dai sogni balcanici, dal pianoforte e dal canto, dopo una visita guidata all’Area Storica del Teatro di Marcello e del Rione Campitelli
La Sala Baldini al Chiostro Campitelli di Roma, la sera di Natale, sembrava un amplificatore valvolare acceso nel silenzio: calda, viva, pronta a esplodere. Sold out, senza alibi stagionali né indulgenze festive. Gente stipata, respiri trattenuti, quella sensazione rara che qualcosa sta per succedere davvero. E infatti succede.

Alla fine sarà standing ovation, lunga, rumorosa, fisica. Non il battito educato delle grandi occasioni, ma un applauso che nasce dalle viscere e sale alle mani senza chiedere permesso.
Julijana Despotoska entra in scena e non ha bisogno di presentazioni. La voce fa tutto il lavoro sporco e quello nobile insieme. Tecnica di canto ineccepibile, sì, ma soprattutto una tecnica che non chiede mai di essere ammirata: serve a raccontare.
Vivaldi e Händel, spesso imbalsamati in un’idea di bellezza astratta, qui tornano pericolosamente umani. “Vieni, vieni, o mio diletto” non è una citazione colta, è un invito che pulsa; “Ah! Mio cor diventa un grido controllato, teso, mai manierato“. Il belcanto non è ornamento: è urgenza emotiva.
Belcanto: la musica sa di notte e nostalgia
Despotoska possiede una cosa rara nei giovani cantanti: il controllo del tempo interno. Sa aspettare, sa mordere, sa lasciare sospesa una frase come se fosse l’ultima cosa che conta. Il timbro è luminoso, mai ingenuo, capace di flettersi, di scurirsi, di scavare. Non canta per il pubblico, canta dentro il suono. E la platea lo sente.
Poi il concerto gira verso Est, e qui la serata cambia pelle. Rachmaninov, Tchaikovsky, Gjogjiev, Skalovski, Prokopiev: non più repertorio, ma memoria collettiva. La voce si fa terra, culla, vento freddo.
Le melodie balcaniche dunque non vengono interpretate: vengono abitate. Qui Despotoska smette definitivamente di essere una promessa e diventa una narratrice. Canta come se quelle canzoni fossero state tramandate oralmente, come se il suono avesse una storia più antica della partitura. È musica che sa di notte, di distanza, di nostalgia senza sentimentalismi.
Il dialogo tra due artiste: ascolto reciproco
Accanto a lei, Angela Nikolovska è il centro di gravità silenzioso. Il suo pianoforte non accompagna: pensa, reagisce, respira. Nel barocco è essenziale, pulita, stilisticamente lucidissima; nel repertorio romantico e folklorico diventa colore, paesaggio, racconto parallelo.
Ogni attacco è quindi misurato, ogni frase ha un peso specifico. Sa essere trasparente e, un attimo dopo, profondamente materica. Una musicalità adulta, priva di protagonismi inutili, ma carica di personalità.
Il dialogo tra le due artiste è il vero miracolo dell’evento ‘Belcanto’. Nessuna competizione, nessuna gerarchia: solo ascolto reciproco. Si guardano, si aspettano, si spingono. È musica da camera nel senso più autentico: intima, rischiosa, viva.
La Sala Baldini così, con la sua acustica raccolta, amplifica ogni dettaglio, ogni respiro, ogni silenzio carico di senso.
Belcanto: macedonia musicale natalizia
Il programma, che sulla carta potrebbe sembrare eclettico, funziona invece come un concept album riuscito. Barocco italiano e sogno balcanico non si oppongono: si specchiano. Rossini convive con Grieg, Auber dialoga con il canto popolare, e il Natale smette di essere decorazione per tornare rito sonoro. Non c’è folklore da cartolina, non c’è calligrafia: c’è verità.
‘Belcanto’ non è stato solo bello. È stato necessario. Ha ricordato perché la musica dal vivo conta ancora: perché quando giovani artisti portano sul palco la propria identità senza mediazioni, senza imitazioni, senza paura, succede qualcosa che nessuna registrazione può contenere.
La Macedonia musicale, in un pomeriggio di Natale uggioso, non è stata periferia d’Europa: è stata centro pulsante, cuore acceso sotto il cielo di Roma. E quando la musica arriva fin lì, non resta che alzarsi in piedi. E battere le mani. A lungo.
Filippo Novalis
Notti romane al teatro di Marcello
Concerti del Tempietto
Festival Musicale delle Nazioni
Belcanto
Concerto di Natale
Gioie barocche e sogni balcanici
25 dicembre
17.15: Visita guidata dell’Area Storica del Teatro di Marcello e del Rione Campitelli
Riservata ai possessori dei biglietti per i concerti del Tempietto – Festival Musicale delle Nazioni
Julijana Despotoska Soprano
Angela Nikolovska pianoforte
Antonio Vivaldi
Vieni, vieni, o mio dileto)
G. F. Handel
Ah! mio cor schernito sei)
Antonio Vivaldi
Io son quel gelsomino
G. Rossini
Giusto ciel, in tal periglio
S. Rachmaninoff
Полюбила я на печаль свою
N. Gjogjiev
Осоговски извор
P. I. Tchaikovsky
Я ли в поле да не травушка была
E. Grieg
Solvejgs Lied op. 23
D. Auber
L’éclat de rire
T. Skalovski
Шарпланинска приспивна
T. Prokopiev
На сон ми се видело
