Pierre Bresolin
“Mi sono preso la soddisfazione di fare con passione ciò che mi piace, rinunciando ad altri tipi di carriera”
Abbiamo incontrato Pierre Bresolin, attore impegnato su più fronti: conduttore radiofonico, scenografo, ,aiuto regista, protagonista di pubblicità, film e pièce teatrali. Amante della sua professione, ha scelto di dedicarsi completamente alla recitazione, rinunciando ad altri lavori. Speranzoso, si direbbe, perché crede che nella vita tutto possa cambiare e prendere nuove direzioni.

Attualmente, Bresolin si sta preparando a vestire i panni di Odo in “Fuori” di Elettra Zeppi e Francesco Imundi, commedia distopica – in scena il prossimo 7 marzo al teatro Faber di Frascati e in seguito dal 10 al 15 marzo al Cometa Off di Roma – con Francesca La Scala, Gabriele Linari e la stessa Zeppi.
Una sfida, come ci racconta: questa esperienza, infatti, lo mette in contatto con il suo personaggio, permettendogli di toccare corde personali che non sempre emergono nella drammaturgia teatrale classica. Odo è una figura sincera. Dal nome bifronte, vive ai margini della società, e sopravvive grazie alla sua vena poetica e a un pizzico di fanciullezza che risiede ancora nel suo animo.
Bresolin, inoltre, esprime la precarietà del comparto teatrale e quella dei tanti attori e attrici che tardano a essere riconosciuti come tali, a livello professionale e dal punto di vista dei diritti. Tuttavia, nonostante le difficoltà insite di questo mestiere, essere attore per lui significa sentirsi appagato.
Pierre Bresolin benvenuto sulle pagine di Brainstorming Culturale. Comincia un nuovo progetto teatrale: “Fuori” di Elettra Zeppi e Francesco Imundi. Che sensazioni le procura immergersi in un nuovo lavoro? Sotto il profilo artistico, quanto è stimolante questa drammaturgia?
“Un saluto ai lettori di BC Magazine. Sono felice di far parte di questo progetto di drammaturgia contemporanea, perché mi consente di toccare delle corde personali che non sono sempre messe in rilievo nella rappresentazione dei testi teatrali classici. La sfida è quella di dar vita ad un personaggio privo di sovrastrutture che appartiene solo a me e a nessun altro e questo è estremamente stimolante.”
Che personaggio interpreta all’interno dello spettacolo e quali sono i suoi tratti che più le piacciono o che le appartengono?
“Odo è un senzatetto, un barbone, invisibile per la società dalla quale si è emarginato. Condivide la sua vita in strada con Ninì, l’unico affetto a cui tiene, perché in lei trova protezione. L’aspetto più originale di Odo è l’innocenza, quasi fanciullesca, e la vena poetica che gli consente di sopravvivere alla precarietà, fino al momento in cui due misteriosi personaggi entrano in scena.”
Una squadra quella di “Fuori” che conosce bene. Che significa per lei lavorare con un gruppo di amici? L’amicizia rende tutto possibile e più semplice?
“Considero un privilegio lavorare con dei colleghi che sono non solo degli eccellenti professionisti ma soprattutto persone alle quali mi sento legato da grande affetto e stima. Tutto diventa più facile quando, nel mettersi in gioco, si trova con gli altri attori un’intesa immediata e la condivisione di un obiettivo comune, e soprattutto quando il tutto avviene sotto la supervisione di un magnifico regista come Federico Vigorito.”
“Fuori” è un’indagine tragicomica della società?
“È una commedia distopica, che introduce in forma leggera una visione drammatica del futuro.”
Come è iniziato il suo percorso attoriale e quali soddisfazioni ne ha tratto?
“Faccio teatro da più di trent’anni e ho interpretato centinaia di personaggi. Nonostante tutte le difficoltà in cui versa la professione dell’attore, mi sono preso la soddisfazione di fare con passione ciò che mi piace, rinunciando ad altri tipi di carriera.”
Cosa sogna ancora possa accadere nella sua carriera?
“In ogni momento della vita è sbagliato sentirsi arrivati, tutto può cambiare e prendere nuove svolte.”
Qual è la situazione del teatro in questo momento e cosa ci aspetta per il futuro?
“Nonostante il proliferare delle scuole di recitazione, in Italia gli attori si trovano ancora in una condizione per niente facile, sotto il profilo dell’accesso alla professione, riconoscimento della categoria e diritti.”
Luisella Polidori
Ringraziamo Pierre Bresolin per la disponibilità all’intervista
