‘Finding My Way’ di Malala Yousafzai non è l’autobiografia che ci si aspetterebbe dalla vincitrice di un Nobel per la Pace. Più che la storia di un’attivista per i diritti delle donne, è il racconto intimo e ironico di una ragazza qualsiasi alle prese con università, amicizie, amore e la ricerca della propria strada. È proprio questa la sua forza
“Se avessi davvero letto le centinaia di pagine che i professori mi assegnavano ogni settimana, però, non avrei mai lasciato la scrivania. Avrei potuto andare in biblioteca, prendere in prestito gli stessi libri e imparare […] in qualsiasi momento della mia vita. Ma ballare tutta la notte con i miei amici? Passare il tempo con loro al 24 Obs? Per me, quei momenti erano più preziosi degli onori accademici.”
Quando si inizia a leggere ‘Finding My Way’, autobiografia di Malala Yousafzai pubblicata in Italia da Garzanti nel 2025, ci si aspetta inevitabilmente un libro sull’attivismo: una riflessione sul diritto all’istruzione, sulla condizione delle donne in alcuni Paesi del mondo, sul peso di essere diventata un simbolo globale dopo aver ricevuto, a soli diciassette anni, il Premio Nobel per la Pace.

Invece, e forse le sfumature pastello della copertina già lo suggerivano, la sorpresa è un’altra: ‘Finding My Way’ non è il libro della Malala attivista, bensì quello della ragazza.
Al centro del racconto ci sono gli anni trascorsi all’Università di Oxford, dove Malala studia filosofia, politica ed economia. Qui l’icona internazionale lascia spazio a una studentessa alle prese con esami, amicizie, feste e con la libertà, vertiginosa e un po’ disorientante, della vita universitaria lontano dai genitori.
“Gli raccontai ogni cosa: il bong, i flashback, le notti insonni. Mi uscì tutto di getto, e non ero nervosa o preoccupata di ciò che avrebbe potuto pensare.”
Malala Yousafzai: oltre l’icona
La quotidianità che emerge dalle pagine è sorprendentemente familiare: gruppi di amici, serate nei pub, cotte improvvise, procrastinazione e ansia per i voti mediocri, a tratti pessimi. Sembra quindi di leggere il diario di una qualsiasi ragazza ventenne, e per questo è facilissimo entrare in sintonia con la protagonista.
Naturalmente la sua vita non è del tutto ordinaria. A ricordarlo c’è la presenza costante della scorta, necessaria dopo l’attentato subito a quindici anni quando un talebano le sparò mentre si trovava sullo scuolabus. Fu proprio quell’episodio a portarla nel Regno Unito, a Birmingham, dove fu curata e dove la sua famiglia si stabilì.
L’esperienza della violenza subita riaffiora nel libro soprattutto attraverso il tema dell’ansia e della salute mentale: Malala racconta con grande sincerità la pressione di essere diventata un simbolo globale e il senso di inadeguatezza che prova quando la sua vita reale, fatta di feste con gli amici e voti mediocri, sembra non corrispondere all’immagine pubblica dell’attivista perfetta.
“Quando facevo le maratone di serie tv con loro, a volte mi sentivo un po’ in colpa e mi dicevo che stavo sprecando tempo e ignorando la mia missione. Pensavo alle ragazze che conoscevo in Pakistan o a quelle che incontravo durante i miei viaggi nei campi per i rifugiati: “Perché io dovrei essere qui e loro no?”. Socializzare, e persino studiare, mi faceva mettere in dubbio il mio valore in quanto attivista, come se concedermi qualsiasi tipo di divertimento mentre altre giovani donne soffrivano fosse un tradimento.”
Il Pakistan: amore e contraddizione
Un altro nodo centrale è il rapporto con il Pakistan, Paese natale amatissimo ma anche luogo di norme e tradizioni che limitano la libertà delle donne. È una tensione che attraversa tutta la sua identità e che si riflette persino nella sfera sentimentale.
Cresciuta in una cultura in cui molte donne sposate devono rinunciare alla propria indipendenza, Malala aveva sempre pensato di restare single per tutta la vita. Ma a Oxford conosce ragazzi, flirta, si innamora e si ritrova davanti a una domanda difficile: è possibile amare qualcuno senza tradire la libertà per cui, fin da adolescente, ha rischiato la vita?
“Nella mia ultima notte a Boston mi infilai a letto e piansi per la prima volta in quella settimana. Avevo il cuore pesante al pensiero di bambine di dieci anni che presto avrebbero scoperto di dover diventare mogli. Avevo passato l’ultimo anno a riflettere se sposare un uomo che amavo, sapendo di avere la facoltà di andarmene se avessi cambiato idea prima o dopo il matrimonio. Immaginai quelle ragazzine tenute prigioniere dai mariti e rabbrividii.”
Finding My Way: un romanzo di formazione contemporaneo
Raccontato con umorismo, leggerezza e una sorprendente autoironia, ‘Finding My Way’ è in fondo un romanzo di formazione.
Non serve conoscere la storia di Malala per apprezzarlo: basta riconoscersi nelle incertezze di una giovane donna che cerca la propria strada.
Non a caso, nel corso del libro, l’autrice cita Dolly Alderton, scrittrice britannica del celebre “Tutto ciò che so sull’amore”, che Malala legge per orientarsi nel caos delle relazioni sentimentali. Il paragone funziona: con la sua voce brillante e diaristica, ‘Finding My Way’ sembra quasi il “Tutto quello che so sull’amore” di una Dolly Alderton pakistana.
Ed è proprio questa dimensione intima e quotidiana a rendere il libro così interessante e coinvolgente: dietro il simbolo mondiale dei diritti delle donne scopriamo semplicemente una ragazza che, come tante altre, è all’incessante ricerca di capire chi vuole essere.
Eva Maria Vianello
Biografia
Malala Yousafzai è co-fondatrice e consigliera di amministrazione del Malala Fund. Ha iniziato la sua campagna per l’istruzione a 11 anni, scrivendo anonimamente della vita sotto i talebani nella valle dello Swat su un blog in urdu della bbc.
Ispirandosi all’attivismo del padre, Malala ha ben presto preso pubblicamente le difese delle ragazze, attirando l’attenzione dei media e vincendo diversi premi.
A 15 anni è stata vittima di un attentato dei talebani. È stata curata nel Regno Unito, e oggi continua la sua battaglia per l’istruzione femminile.
Nel 2013, ha fondato con suo padre, “Ziauddin”, il Malala Fund. L’anno successivo, ha ricevuto il premio Nobel per la Pace in riconoscimento dei suoi sforzi a favore del diritto di ogni ragazza a 12 anni di istruzione gratuita, sicura e di qualità.
Oggi studia Filosofia, Scienze politiche ed Economia presso la Oxford University.
Finding My Way
Malala Yousafzai
Traduzione Maria Grazia Galli e Simona Garavelli
Editore Garzanti
Collana Saggi
Genere Autobiografia
Anno 2025
Pagine 304
