‘Confini’ è lo spettacolo di Nimrod Danishman che fino all’8 marzo scorso ha occupato uno dei palcoscenici dello Spazio Diamante a Roma: l’opera, che ha avuto gran successo in patria, Israele, arriva a Roma in una versione diretta da Enrico Maria Lamanna che sembra perdere tutto il proprio potenziale
George e Boaz si conoscono su un‘app di incontri per omosessuali: l’applicazione li colloca a soli 20 chilometri di distanza e dunque i due ragazzi, che attraverso i messaggi scritti scoprono di attrarsi moltissimo, decidono di incontrarsi. Tuttavia un grosso problema li divide: uno è in Israele e l’altro in Libano.

‘Confini’, “Borders” in originale, è la prima opera teatrale di Nimrod Danishman, un autore israeliano noto anche per aver fondato l’Ha’Meshulash Theatre, il teatro LGBTQ di Tel Aviv.
Confini: separazione totale
Lo spettacolo descrive un aspetto poco conosciuto delle numerose tensioni presenti in Medioriente: In questo caso, i protagonisti della storia, George e Boaz, sono due omosessuali che si conoscono su Internet e che pur essendo separati da soli 20 chilometri non possono incontrarsi di persona dal momento che uno è in Israele e uno in Libano, due paesi nemici.
Il titolo dell’opera, ‘Confini’, rappresenta però non soltanto la separazione geografica e fisica che si interpone fra due protagonisti, i confini descritti sono soprattutto quelli mentali e psicologici che, nel corso della disavventura narrata da Danishman, diventano il simbolo delle diverse identità di Boaz e George i quali, pur attratti dallo stesso desiderio di conoscenza, gestiscono in modo totalmente diverso i propri diritti e la propria voglia di libertà.
Con queste premesse la rappresentazione sembra singolare e interessante, tuttavia la messa in scena che Enrico Maria Lamanna fa per il pubblico italiano porta con sé numerosi difetti che fanno del lavoro una performance piatta e noiosa.
Il lavoro di Lamanna manca del tutto di ritmo e insiste sulle atmosfere cupe della storia con una monotonia registica, tra luci, suoni e tempi privi di vita, aggravata ancor di più dalle prestazioni dei due protagonisti.
Occasione sprecata
Daniele Alan Carter e Claudio Cammisa, infatti, pur dimostrando una certa capacità nello stare sul palcoscenico, danno due interpretazioni fastidiosamente fredde, artefatte, accademiche e quadrate che dimenticano ogni sfumatura emotiva dei personaggi e che non permettono di creare empatia con la platea, la quale finisce per assistere più a una lettura di battute che a una vera prova di recitazione.
Questo ‘Confini’ resta dunque un’occasione sprecata che in tutt’altre circostanze avrebbe sottolineato con più verosimiglianza ciò che significa essere separati da qualcosa più potente di noi, privandoci della possibilità di raggiungere un obiettivo che in realtà è vicinissimo.
Gabriele Amoroso
Spazio Diamante
dal 5 all’8 marzo
Confini
di Nimrod Danishman
Regia Enrico Maria Lamanna
Con Daniele Alan Carter e Claudio Cammisa
Musiche originali eseguite dal vivo Luigi Mas
Video Emanuelcarlo Mas
Titoli e progetto grafico Augusto Casella
