‘Il lato oscuro dei social network’, scritto da Federico Bergaminelli ed edito da Intrecci, è, come si legge nel sottotitolo, un vero e proprio manuale di consapevolezza, che dovremmo avere tutti sul comodino, per evitarci tanti guai e proteggerci dalle mille insidie del web
“Quando interagiamo con i social media, lasciamo dietro di noi una scia di dati digitali. Questi non si limitano ai contenuti visibili come post e commenti, ma includono anche una quantità vasta di informazioni sul comportamento degli utenti. Questi dati, che vanno dalle pagine visitate al tempo trascorso su specifici contenuti, vengono analizzati per costruire un profilo dettagliato che non solo descrive le nostre abitudini attuali ma tenta anche di prevedere i nostri futuri interessi e desideri.”
‘Il lato oscuro dei social network’ è un libro utilissimo, scritto da un esperto del settore, un avvocato specializzato in diritto delle nuove tecnologie, che mira non solo a tutelarci, ma anche a sfruttare le risorse inimmaginabili che la rete ci offre. Per farlo, però, occorre conoscenza del mezzo e tanta cautela.

E la scia – riflette Bergaminelli – di dati personali che lasciamo sui social servono a costruire un profilo che non solo racconta delle nostre abitudini, ma cerca anche di prevedere i nostri futuri interessi, dati che sono alla portata di ogni malintenzionato.
I rischi di questa immersione nel mare magnum dei social sono, purtroppo, sotto gli occhi di tutti. E a farne le spese sono soprattutto i giovani, e le persone più emotivamente fragili, che si deprimono se non ricevono like e se non hanno abbastanza follower.
“Navigando in questo mare digitale – scrive l’autore – spesso dimentichiamo che ogni nostra azione lascia un’impronta, un’eco che può rimbombare ben oltre i confini della nostra intimità. In questa era in cui l’identità digitale può essere altrettanto significativa di quella reale, la consapevolezza e la percezione del rischio diventano indispensabili.”
Infoxication e dipendenza dai social
Uno dei fenomeni più negativi è l’”infoxication”, l’avvelenamento da informazione, causato dalla sovrabbondanza di notizie, che crea spesso disorientamento, compromettendo la capacità delle persone di prendere decisioni adeguate.
L’iperconnetività sui social network provoca, inoltre, dipendenza, isolamento, e anche sensazioni di inadeguatezza, stress e ansia.
Ma come possiamo difenderci da chi cerca di “influenzarci” per ottenere qualcosa da noi?
Intanto questa tecnica studiata a tavolino ha un nome, si chiama “social engineering”, che scrive Bergaminelli,
“è l’arte del manipolare le persone affinché rivelino informazioni confidenziali”. Perché gli ingegneri sociali sono effettivamente truffatori evoluti nell’era digitale. Invece di un approccio diretto e fisico, questi individui sfruttano le tecnologie digitali – come email, telefonate e social media – per infiltrarsi nella vita delle persone”.
Non solo, le conseguenze di queste azioni possono essere enormi e riguardare il sempre più frequente furto di identità, l’accesso non autorizzato a dati finanziari e altro. Per arrivare a questi scopi i truffatori utilizzano diverse tecniche come il phishing, prassi che impiega e-mail ingannevoli che sembrano arrivare da fonti legittime per spingere gli utenti a fornire informazioni riservate.
Per questo motivo “i messaggi vanno analizzati perché essere scettici diventa – spiega Bergaminelli – una necessità. Di fronte a un’offerta incredibile via mail o sui social occorre la stesa cautela che avremmo con uno sconosciuto che ci regala all’angolo della strada qualcosa di particolarmente ‘prezioso’. Occorre quindi leggere termini e condizioni a cui spesso non facciamo più di tanto caso”.
Per la sicurezza digitale sono fondamentali password complesse, l’autenticazione a due fattori, attivando chiavi di accesso forti e uniche per ogni servizio, e l’aggiornamento continuo del software. Il tema di fondo, infatti, parte dalla percezione del rischio, carente tra i ragazzi, spesso inconsapevoli, ma anche tra gli adulti.
“I social network sono diventati una parte fondamentale della nostra esistenza. Sono diventati spazi dove esprimiamo noi stessi, condividiamo esperienze e costruiamo relazioni sociali. Questi ambienti digitali offrono opportunità uniche per l’espressione personale e il collegamento con gli altri.”
TikTok: un negozio di caramelle infinito
Se si parla invece di minori le insidie aumentano, perciò i genitori e gli educatori svolgono un ruolo importante attraverso il monitoraggio attivo, il dialogo e l’istruzione sui rischi online.
Tra tutti l’impatto, non sempre benefico, di una piattaforma come TikTok, che conta 80 milioni di utenti, è enorme. Ma cosa succede al nostro cervello quando si scorre TikTok?
“Un articolo del Wall Street Journal paragona TikTok a un negozio di caramelle infinito” per il cervello e a una “macchina della dopamina, che fornisce un’ondata del neurotrasmettitore ad ogni video, e ciò crea dipendenza“.
Dunque, cosa fare? Genitori e figli devono impegnarsi a sostituire il tempo dello schermo con il tempo reale.
“[…] mentre i social network hanno rivoluzionato il modo in cui interagiamo e condividiamo le nostre vite, è essenziale essere consapevoli dei rischi associati. È fondamentale promuovere una maggiore consapevolezza e adottare misure di sicurezza adeguate per proteggersi da questi pericoli, mantenendo al contempo i benefici che queste piattaforme offrono.”
Revenge porn e violenza di genere
Purtroppo, l’interazionale digitale dà vita anche a fenomeni preoccupanti come il sexting, che consiste nell’invio e nella condivisione di messaggi, foto o video intimi, e spesso accade che i ragazzi, e non solo, perdano il controllo su ciò che hanno postato.
E così una foto erotica, inviata a un fidanzato può facilmente finire nelle bacheche dei siti porno, senza dimenticare le immagini e i video a sfondo sessuale che possono essere caricati su “revenge porn”. C’è, però, da ricordare che la diffusione non autorizzata di immagini o video sessualmente espliciti è un reato disciplinato dall’articolo 612-ter del Codice penale.
Segue il “Deepfake”, una particolare tecnologia di I. A., in grado di riprodurre l’immagine umana partendo da contenuti reali. Ancora più grave appare il “deepnude” in cui i volti di persone sono innestati su corpi nudi.
La violenza sulle donne in rete, inoltre, è davvero molto presente. Basti pensare al gruppo Facebook “Mia moglie”, che contava oltre 32mila iscritti, per fortuna bloccato, per la pubblicazione di foto di donne nude scattate di nascosto, spesso proprio dai loro mariti, e condivise in rete.
La “cyberviolenza” contro le donne si attua anche attraverso la sorveglianza tramite app e sofisticati dispositivi delle loro azioni quotidiane. Ed è indubbio che, in questo caso, la rivoluzione digitale e il mondo della rete hanno purtroppo acuito alcune diseguaglianze di genere e forme della violenza sessista.
“La gestione dei messaggi sui social e delle app è diventata un’abilità essenziale nell’era digitale. Ogni giorno, milioni di messaggi vengono scambiati attraverso queste piattaforme, e la nostra capacità di discernere tra comunicazioni genuine e tentativi di inganno può fare la differenza tra la sicurezza e il rischio.”
Truffe sentimentali e cyberbullismo
Un altro sintomo allarmante è quello dei raggiri sentimentali, situazioni in cui dei balordi fanno leva sulle emozioni e i sentimenti delle persone per ottenere denaro.
Purtroppo i truffatori scelgono accuratamente le loro vittime e man mano, con un processo che può durare anche mesi, conquistano la loro fiducia, costruendosi addosso un personaggio che non esiste e studiando attraverso i profili social, la persona che vogliono ingannare, simulando una crisi improvvisa di salute per richiedere denaro.
Ne ‘Il lato oscuro dei social network’, inoltre, si parla in modo dettagliato del “cyberbullismo” – ormai dilagante – che colpisce soprattutto i bambini e i ragazzi, pratica che si differenzia dal bullismo per l’anonimato degli autori degli attacchi.
E purtroppo per genitori o insegnanti, individuare un episodio di “cyberbullismo” può rivelarsi difficile proprio perché le azioni avvengono online attraverso sconosciuti. Bisogna, pertanto, essere vigili e osservare i comportamenti di ogni singolo minore.
Tra i ragazzi presi di mira, infatti, si possono scorgere alcuni fondamentali indizi come il cambiamento improvviso d’umore come l’isolamento e il terrore di andare a scuola, che rimanda al 14enne di Latina, che si è suicidato un giorno prima di ritornare tra i banchi, dopo la pausa estiva.
Il grido di allarme di Bergaminelli rivolto a tutti
Consigliamo di leggere ‘Il lato oscuro dei social network’ perché, in modo semplice e chiaro, passa in rassegna casi non sempre conosciuti, offrendoci non solo una descrizione accurata, ma anche il modo per affrontare il problema che la mancata consapevolezza e la superficialità di certe nostre azioni sul web genera.
L’uso inconsapevole e anche illegale del web provoca una serie di problemi che Bergaminelli affronta attraverso consigli su come, per esempio, riconoscere una truffa, dagli errori grammaticali, dalla mancanza di una firma o da altri piccoli dettagli. L’autore, dunque, ci apre gli occhi anche sulle abitudini dei giovani, che già dall’età di 7 anni sono dotati, in molti casi, di smartphone.
Il suo è un grido di allarme che tutti, dai genitori agli educatori, dovrebbero prendere in seria considerazione. Perché la rete ha diminuito, dati alla mano, la già poca propensione alla lettura, fondamentale durante la crescita, e provoca sempre meno interesse da parte dei bambini per l’attività sportiva, anch’essa vitale.
Ci conferma la solitudine dei ragazzi che hanno difficoltà a parlare anche al telefono, per cui comunicano attraverso un’infinità di wathapp vocali che li proteggono da un eventuale contraddittorio, e questo in un’epoca in cui non siamo mai stati così dotati di così tanti mezzi di comunicazione.
Il web: tra opportunità e insidie
Il testo – corredato di immagini relative alle tematiche trattate – ci ricorda, infine, che la rete è un luogo di sconfinate opportunità, ma anche un ambiente pieno di insidie.
Tuttavia ci sprona a non demonizzare il web, bensì ad adattarci, imparando continuamente e rimanendo aperti alle nuove tecnologie, pur essendo consapevoli dei loro potenziali pericoli.
La rete può dunque scaldarci o bruciarci: dipende da come impariamo a governarla e usarla. E uno sguardo in più al nostro smartphone non guasta: oggetti che, grazie agli assistenti vocali integrati, sembrano ascoltarci più di quanto vorremmo.
Anna Merola
Biografia
Federico Bergaminelli è nato a Nocera Inferiore, un paese in provincia di Salerno, nel 1959.
È un avvocato dei Dati, specializzato in Compliance Aziendale e Diritto alle Nuove Tecnologie, svolge attività di formazione in favore del Top e Middle Management, con focus su Public Speaking e Digital Detox. Vive tra Nocera Inferiore (Sa) – dove è nato – e Roma.
Appassionato di teatro, dal 1997 calca le scene come attore, autore e regista, con un repertorio di ampio respiro, che va dalla pochade francese alla commedia all’italiana, al Musical, all’operetta, alla storia de li cunti (tratta da Giovan Battista Basile), per atterrare alla storia in versi della canzone napoletana.
La sua professione gli ha consentito di spaziare – tra l’altro – nei meandri della comunicazione e della divulgazione delle buone pratiche, oltre alle attività tipicamente legate alla compliance aziendale.
“Il lato oscuro dei social network” è il suo terzo libro dopo “La privacy per ‘designati’ e ‘autorizzati’ al trattamento dei dati personali” (2019) e “Smart working. Che cos’è, a cosa serve, perché è importante” (2021).
La sua esperienza nel settore lo rende un punto di riferimento per chiunque voglia approfondire le tematiche legate al mondo digitale.
ll lato oscuro dei social
Manuale di consapevolezza
Federico Bergaminelli
Edizioni Intrecci
Collana Esse
Genere Saggio
Anno 2024
Pagine 136
