In ‘Veneri deformi’, Yasmina Pani racconta la sua esperienza con i disturbi alimentari. È un memoir senza un lieto fine, che mostra con crudo realismo il funzionamento di una mente intrappolata nell’ossessione per il corpo, ma che può generare più insofferenza che empatia, soprattutto in chi fatica a condividere la prospettiva dell’autrice
“Molte volte nel corso della mia vita mi sono accorta che il pensiero della mia malattia mi dava forza, in qualche strano modo; mi faceva sentire una persona profonda e piena di ombre, come il protagonista di un romanzo decadente.”
‘Veneri deformi’, memoir di Yasmina Pani pubblicato da Neo Edizioni, è un libro che, nel bene o nel male, non può lasciare indifferenti. In appena 128 pagine l’autrice, nota soprattutto per la sua attività di divulgazione linguistica sui social, mette a nudo la sua esperienza con i disturbi alimentari e con una percezione del corpo così distorta da suscitare fastidio e frustrazione in chi legge.

Infatti, Pani racconta la malattia senza filtri e, soprattutto, senza offrire al lettore una via d’uscita, trascinandolo all’interno di un monologo ossessivo, doloroso ed estenuante. È una scelta dichiarata fin dalla copertina, su cui campeggia la frase:
“A differenza della maggior parte delle opere che raccontano una storia simile, questo libro non offre consigli né vuole affidare messaggi di crescita e speranza al lettore: riporta fedelmente la verità come la vive l’autrice.“
Tanto dolore per nulla: autolesionismo fine a se stesso
Nonostante la dichiarazione di intenti iniziale, resta comunque difficile, per un lettore che non abbia mai vissuto in prima persona un disturbo alimentare, entrare in sintonia con questa voce narrante.
Per oltre cento pagine Pani insiste sulla propria bruttezza, sulla propria deformità, sulla convinzione di possedere un corpo mostruoso e indesiderabile, che tortura con cicli continui di digiuni, vomitate indotte e allenamenti massacranti.
Il punto è che il lettore sa che queste torture e quest’odio sono assolutamente gratuiti. Lo ammette anche l’autrice stessa, nei pochissimi passaggi in cui si intravede in lei un barlume di lucidità.
E tuttavia persevera con questa ripugnanza per il suo stesso aspetto fisico, diffidando di chiunque cerchi di farle notare quanto sia illogica, anche quando a farlo è lei stessa.
“Inoltre non posso fidarmi mai di nessuno, perché non posso verificare se quello che dicono sul mio corpo è vero. Sono sinceri, nel dirmi che mi trovano in forma? Mi mentono perché mi vogliono bene? Non lo saprò mai.La realtà è che sono convinta, sotto sotto, di vedermi in modo esatto, e che non soffro di nessun disturbo dell’immagine: semplicemente faccio schifo davvero. Questo però non spiega perché poi a distanza di anni nelle foto mi vedo magra; o magari non è vero neanche quello, e distorco le foto del passato per sentirmi più brutta oggi?”
Imbruttire è un po’ morire: se essere magre è tutto ciò che conta
Così, se da un lato il libro riesce a mostrare con efficacia il funzionamento della malattia, dall’altro rischia di suscitare una crescente insofferenza, perché ‘Veneri deformi’ altro non è che una lunga esposizione di paranoie dalle quali l’autrice non riesce a prendere le distanze.
Quando poi accosta l’afflosciarsi delle sue tette alla morte di suo padre, la sproporzione emotiva è tale da risultare respingente. Non perché il dolore non sia autentico, ma perché è chiaro che ci si stia affidando a una prospettiva che non riesce più a distinguere tra tragedia e ossessione.
“La mia disperazione è assimilabile solo ai due grandi dolori della mia vita: la fine della mia relazione più lunga, e la morte di mio padre. Non c’è futuro oltre, non c’è speranza, non c’è prospettiva di superamento: non c’è niente, non può esserci niente. Mi preparo a cessare di esistere, pronta a spegnermi all’ultimo vagito del mio corpo di donna.”
Odio questo posto: quando la mente è una prigione
Certo, probabilmente è ciò il senso dell’operazione letteraria. Pani non vuole spiegare il disturbo alimentare dall’esterno; vuole costringere il lettore ad abitarlo.
Vuole far sperimentare la frustrazione di vedere una persona intelligente, lucida e perfettamente consapevole dell’irrazionalità dei propri pensieri senza che questa consapevolezza basti a salvarla.
Inoltre, dal punto di vista stilistico c’è poco da eccepire. L’autrice possiede una straordinaria capacità di trasformare il disagio psicologico in immagini potenti.
Resta però una domanda legittima: cosa rimane una volta chiuso il volume? Non c’è una riflessione conclusiva che apra uno spiraglio, non c’è un percorso di crescita, non c’è un tentativo di trasformare l’esperienza individuale in qualcosa di universalmente condivisibile. Rimane soprattutto il ritratto sincero di una prigione mentale.
Un ritratto scritto molto bene ma che proprio per la sua radicale assenza di prospettiva rischia di trasformarsi in un’esperienza soffocante.
“La cosa davvero terribile di questa palla mortale che vi ho inflitto è che io, pur essendo consapevole di tutte queste cose, pur vedendole distintamente, non riesco a tirarmene fuori. Sono in mezzo a un tornado, ma sto ferma, lo guardo succedere da dentro.”
Veneri deformi: non per tutti, per fortuna
‘Veneri deformi‘ è dunque un libro più facile da ammirare che da amare. Il suo valore letterario e la sua onestà brutale sono difficili da mettere in discussione, ma altrettanto difficile può essere lasciarsi coinvolgere da una narrazione che sembra avvitarsi continuamente sugli stessi pensieri senza mai cercare una via d’uscita.
Al termine della lettura resta soprattutto una sensazione di stanchezza e impotenza, come se per 128 pagine si fosse stati costretti ad ascoltare una persona ripetere all’infinito accuse contro se stessa che nessun ragionamento, nessuna evidenza e nessuna rassicurazione sembrano in grado di scalfire.
Forse è proprio questa la rappresentazione più fedele di un disturbo alimentare. Ma non per questo è una lettura destinata a convincere tutti.
Eva Maria Vianello
Biografia
Yasmina Pani è un’insegnante e divulgatrice di materie linguistiche e letterarie; al lavoro di docente privata e correttore di testi affianca la creazione di contenuti informativi. Si è occupata di linguaggio inclusivo, su cui ha scritto il libro “Schwa: una soluzione senza problema” (Ediuni, 2022).
Tra le sue attività principali, l’informazione antisessista sulle questioni di genere.
Ha un canale YouTube e un profilo Instagram molto seguiti: youtube.com/@YasminaPani e instagram.com/yasminapani.
Veneri deformi
Yasmina Pani
Editore Neo Edizioni
Collana Diversioni
Genere Memoir
Anno 2026
Pagine 128
