Nella prestigiosa cornice del Torlonia di Roma, dal 21 maggio al 7 giugno, è andato in scena ‘Le notti bianche’. Lo spettacolo, in prima nazionale, tratto dal famoso romanzo sentimentale di Fëdor Dostoevskij, diretto e adattato con maestria da Lucia Rocco, racconta un romanticismo senza età, fatto di incontri notturni, speranze ostinate e promesse che il destino mette alla prova
Sul palco del teatro dominano la scena Il sognatore, interpretato dal talentuoso Paolo Cresta, calato perfettamente nella parte di un uomo d’altri tempi, e Francesca Piccolo che veste i panni di un’intensa e ingenua Nasten’ka.

Bastano una panchina e una sorta di enorme carillon, su cui ruota con eleganza la fanciulla, per riprodurre le movenze di una bambola che sembra bloccata nelle sue azioni più genuine, al fine di rimandare l’atmosfera incantevole e suggestiva delle famose notti bianche pietroburghesi.
Le notti bianche: sogni e promesse infrante
Il sognatore è un uomo solo, che si interroga e riflette sulla sua vita, caratterizzata da un vuoto che vorrebbe colmare con tutto se stesso. Desideroso di costruirsi un futuro migliore, durante una delle sue lunghe passeggiate, incontra una giovane donna.
La serata è perfetta, perché dispone l’animo alla speranza e alla serenità, come scrive il grande autore russo in questo noto brano: “Era una notte incantevole, una di quelle notti che forse possono esistere soltanto quando si è giovani, caro lettore. Il cielo era così stellato, così luminoso che, guardandolo, ci si chiedeva istintivamente: è mai possibile che sotto un simile cielo vivano uomini collerici e capricciosi?“
Il protagonista, dopo aver salvato la fanciulla – che piange e che si sporge su un parapetto – da un uomo ubriaco, comincia a fare la sua conoscenza. L’accompagna a casa, Nasten’ka gli dà appuntamento alla notte successiva, a patto, però, che non si innamori di lei. Tuttavia quella promessa è destinata a infrangersi.
La ragazza, che ha solo 17 anni, si sente sola e racconta al Sognatore la sua vita. Anche lei ha dei sogni, primo fra tutti quello di rivedere un giovane di cui è innamorata, partito per cercare fortuna, ma promettendole un sicuro ritorno.
La grazia dei gesti
Nelle quattro notti in cui si incontrano, i due, nonostante la differenza d’età, si scoprono più affini di quanto avessero immaginato: sensibili e aperti ai cambiamenti, anche se fortemente provati dalle storture della vita.
I sentimenti belli e brutti si alternano nei gesti, negli sguardi e nel tono dei soggetti che sono molto abili nel proporre diversi registri attoriali. Il sognatore tira fuori tutto il suo entusiasmo di fronte a Nasten’ka, ma subito dopo trasmette la tristezza e la delusione, che cerca invano di nascondere, in un turbinio di emozioni vibranti e intense.
La cura delle scene e dei costumi, affidata a Francesca Tunno, restituisce un’ambientazione di metà Ottocento anche nella moda del tempo, marcando negli abiti la differenza sociale e di età dei protagonisti, contestualizzati in un’atmosfera soffusa e suggestiva, anche grazie al disegno luci di Massimi Munalli.
Lo stile di lei, senza pretese, sembra quello di una giovane parigina, con basco, pullover e gonna, lui invece, che ha 26 anni e un impiego, indossa la tipica Finanziaria russa, presente in molti romanzi del grande autore russo.
‘Le notti bianche’, che dura poco più di un’ora, rapisce per la naturalezza e la profondità psicologica dei dialoghi, incentrati su temi eterni: amore, illusione, solitudine, espressi, alla maniera tipica di Dostoevskij, nelle loro corde più intime, come in un sogno in cui è lecito aprirsi alla vita ed essere sinceri, soprattutto nei confronti di se stessi.
Anna Merola
Foto: Manuela Giusto
Teatro Torlonia
dal 21 maggio al 7 giugno
Le notti bianche
di Fédor Dostoeveskij
Adattamento e regia Lucia Rocco
con Paolo Cresta, Francesca Piccolo e Andrea Codognato
Luci Massimo Munalli
Scene e costumi Francesca Tunno
Video Alessandro Papa
Produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale
