Laura Fermi ha trascorso la vita accanto a uno degli scienziati più celebri del Novecento. Connie Bandini ne fa la protagonista del suo libro, permettendole di raccontare in prima persona la storia con il marito, tra scienza, guerra, fuga dall’Italia e bomba atomica. Ma è sufficiente cambiare voce narrante per aggirare la definizione di “moglie di”?
“[…] realizzai che anche il nostro matrimonio era un esperimento. Enrico era il fisico, con le sue ipotesi da verificare e le sue leggi da enunciare; io ero la cavia, volontaria sì, ma inconsapevole degli sviluppi della prova. E forse era proprio questo il bello.”
Chi era Laura Fermi, oltre alla moglie di uno degli scienziati più importanti del Novecento? È da questa domanda che ‘Laura Fermi. Testimone di una scelta’ di Connie Bandini si propone di partire.

Il libro, edito da Morellini, ripercorre la vita della protagonista accanto al più noto coniuge Enrico Fermi: dal loro primo incontro e i primi anni di matrimonio a Roma, al trasferimento negli Stati Uniti, fino alla permanenza a Los Alamos, la comunità di scienziati coinvolti nel progetto Manhattan e nella costruzione della bomba atomica.
Sullo sfondo, compaiono il fascismo e le leggi razziali, la fuga dall’Italia, la guerra e il rapporto complesso tra ricerca scientifica, responsabilità individuale e conseguenze delle proprie scoperte.
“Continuo a domandarmi, ancora oggi, qual è il peso che spetta agli scienziati. È responsabilità loro quella nuvola di fuoco che divorò le città? O la colpa è della guerra, delle decisioni prese da uomini che non avevano mai visto un laboratorio? Forse entrambi. Forse nessuno.”
Ci vuole un fisico bestiale: la vita insieme a Enrico Fermi
Laura osserva tutto questo da una posizione particolare: è vicinissima agli eventi, ma spesso esclusa dalle informazioni che li riguardano. Non è una scienziata, non comprende fino in fondo il linguaggio del marito e, soprattutto a Los Alamos, non sa davvero che cosa stia accadendo nei laboratori.
Il suo ruolo è quello di una testimone, una presenza che cerca di interpretare ciò che succede attraverso i silenzi, i comportamenti e i pochi accenni che le vengono concessi.
Stando così le cose, emerge però un problema, che nonostante il tentativo di sottrarre Laura alla definizione di moglie di, la narrazione continua infatti a ruotare quasi soltanto intorno a Enrico Fermi. Il suo lavoro, le sue ricerche, le sue scelte e soprattutto il suo coinvolgimento nella creazione della bomba atomica costituiscono ancora il centro della storia.
Qui a cambiare è il punto di vista, non il soggetto del racconto. La prima persona, dunque, non è sufficiente a restituire autonomia al personaggio.
“Eppure, lì, sentii che la mia forza stava proprio nell’accettare di non indagare. Io ero la moglie di Enrico Fermi. Il mio compito era fidarmi, custodire il segreto, e lasciare che lui reggesse sulle sue
spalle il peso di quello che era stato chiamato a fare.”
Parla Laura: ma di chi?
Così Laura parla, esprime dubbi, emozioni e sentimenti, ma continua a definirsi soprattutto attraverso il rapporto con il marito.
Anche la sua estraneità alla scienza, che potrebbe diventare uno strumento per raccontare una donna con una propria identità e un proprio percorso, finisce spesso per ribadire la sua posizione di spettatrice.
È una contraddizione interessante: il libro vuole descrivere una donna oltre il ruolo di moglie, ma la maggior parte della sua storia continua a essere la storia dell’uomo che ha sposato.
La questione appare ancora più evidente considerando che una voce autobiografica di Laura Fermi esiste già.
In “Atomi in famiglia”, pubblicato nel 1954, è la stessa Laura a raccontare in prima persona la sua vita accanto a Enrico Fermi. La stessa autrice Connie Bandini, nei ringraziamenti finali, cita l’autobiografia dichiarando di aver tratto da lì alcune informazioni.
A questo punto, un nuovo libro avrebbe avuto bisogno di una prospettiva particolarmente originale per giustificare la propria esistenza. L’impressione invece è che, almeno in parte, si sia limitato a ripercorrere una storia che Laura aveva già narrato con la sua voce.
“Ero cosciente di essere lì solo come moglie, spettatrice muta. Non avevo i numeri né le equazioni, non avevo il linguaggio della scienza.”
Laura Fermi. Testimone di una scelta: scrittura convincente, titolo eloquente
Questo non significa affatto che ‘Laura Fermi. Testimone di una scelta’ sia privo di interesse.
Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è il fatto che la scienza non resti confinata nei laboratori ma entri nella vita familiare, nelle relazioni e nella coscienza di chi si trova accanto a chi sta contribuendo a cambiare il corso della storia.
Inoltre, la scrittura di Bandini è essenziale, senza fronzoli e pertanto credibile, poiché è proprio il linguaggio che ci si aspetterebbe da chi vive con un fisico. In più non abusa di tecnicismi che risulterebbero pedanti al lettore, e ciò è ulteriore prova di verosimiglianza, in quanto Laura Fermi non aveva le stesse conoscenze del marito.
Resta però la sensazione che il testo non riesca a esprimere chi fosse la protagonista oltre alla definizione di moglie di. E, forse, quel testimone nel titolo avrebbe dovuto già renderlo chiaro.
D’altronde, la difficoltà nel dare voce a una donna già passata alla storia attraverso il marito sta nel trovarne una che appartenga davvero a lei.
Eva Maria Vianello
Biografia
Romagnola per sorte, ma inglese nell’anima, Connie Bandini ha una laurea in Lingue straniere e, dopo anni di insegnamento nella scuola primaria, ora segue il comparto estero di un’azienda chimica.
Lettura e scrittura sono da sempre i suoi amici fidati, che continuano a regalarle stupore e meraviglia. Un suo racconto è parte dell’antologia “Questione di scelte” (Morellini Editore, 2022), un altro è nell’antologia “Ritratti di Donne” (Morellini Editore, 2023).
È tra le autrici del romanzo corale “La signora del terzo piano” (Morellini Editore, 2023).
Laura Fermi. Testimone di una scelta
Connie Bandini
Editore Morellini
Collana Femminile Singolare
Genere Biografia
Anno 2026
Pagine 155
