‘L’affare delle galline’, edito da IoScrittore, è il primo di una saga di gialli aventi come protagonista don Galeazzo, arciprete fresco di nomina, nell’anno domini 1556. L’autore Francesco Greco svelerà alla fine del romanzo se sia esistito o meno, ma nel frattempo ci godiamo la lettura di un simpatico racconto che mescola umorismo e tensione, immergendoci nell’atmosfera ancestrale di un Salento medievale
“Questa ci mancava! pensò don Galeazzo. Il nuovo curato del piccolo paese di Lucugnano era arrivato solo da poche ore, e non aveva neanche avuto il tempo di posare il baule nella sacrestia della nuova chiesa che già lo avevano trascinato in quella storia assurda.”
Il giovane Galeazzo è stato nominato arciprete della diocesi di Lucugnano, frazione di Tricase in provincia di Lecce, a ridosso della sua ordinazione. Il paese aveva da poco una chiesa propria, per volere e sacrificio dei suoi stessi cittadini, ed era necessario che fosse amministrata da un curato.

Appena giunto a destinazione, il nuovo prete si trova di fronte a un mistero che rende nervosi i compaesani: tutte le galline della signora Veneziano sono trovate morte e accatastate.
Don Galeazzo cerca di rincuorare gli animi smentendo le voci che ritenevano il ritrovamento opera del diavolo, nonostante la sua credibilità sia subito minata dal tipo di abbigliamento che indossa. Per una serie di vicissitudini sfortunate, si presenta di bianco vestito, e in un attimo gli viene affibbiato un particolare soprannome.
Inizia così l’avventura di Papa Galeazzo, come ormai lo chiamano tutti in paese. E, come ci notifica l’autore direttamente in copertina, sappiamo che questa sarà la prima di una serie di indagini che il curato di Lucugnano dovrà seguire e, chissà, risolvere.
I misteri che incombono sul piccolo paese non si fermano con l’uccisione delle galline, ma altri eventi si susseguono, in una spirale di suspance e mistero che avvolge l’intera comunità.
Da una parte Galeazzo vorrebbe tranquillizzare gli abitanti di Lucignano; dall’altra vorrebbe evitare che il vescovo di Ugento sia costantemente aggiornato sulle novità provenienti della sua chiesa. Il romanzo è ambientato in pieno medioevo e lo spauracchio della Santa Inquisizione non è lontano né improbabile.
“Intanto era sceso il buio e molti, pur di non andare via, avevano acceso candele e candelotti, dando a quel luogo un aspetto mistico. “Lu diavulu, vi dico, isso è colpa de lu dia- vulu!” proclamava la Veneziano al gruppo di comari che la circondava.”
L’affare delle galline: preti, baroni, diavolu e Salentu, ma anche perpetue e peccatori
Papa Galeazzo non è solo: è affiancato da fidi compagni, nonostante li abbia conosciuti da pochi giorni. Il sagrestano Vituccio, bistrattato dal curato perché non propriamente intelligente né sveglio, rimane sempre al suo fianco, fedele e disponibile.
E poi c’è la bella Agnese, oggetto di molti pettegolezzi. È una giovane donna, fino a poco tempo prima a servizio proprio della vedova Veneziano, che per il suo passato poco conosciuto e per l’ignoranza diffusa dei concittadini, viene accusata di portare il malocchio. La caccia alle streghe è ancora viva e il carattere impetuoso e scontroso di Agnese potrebbe rischiare di metterla in guai seri.
Attorno a tale trio di improvvisati investigatori, girano una serie di personaggi raccontati con piglio allo stesso tempo sia storico che divertente: il macellaio del paese, che essendo anche il boia, non riceve suo malgrado visite frequenti, i nobili che si contendono le terre attorno, il notaio, il vescovo di Ugento, il commerciante di concimi.
“E ancora meno gli passava per la testa di accusare Agnese. Ma per carità! Quella era una ragazza a posto, forse un po’ spiritata, ma non meritava certo di essere considerata una strega. E poi dicia- moci la verità: era di una bellezza che levava il fiato. E pure il senno. No, non era proprio cosa…”
Un Salento stra-ordinario
Attraverso i personaggi descritti da Greco, riceviamo un‘immagine del borgo salentino di Lucugnano diversa da quella a cui siamo abituati.
I borghi salentini che visitiamo da turisti ci rimandano alle invasioni degli Ottomani, oppure ci entusiasmano con la bellezza delle opere architettoniche in stile barocco.
Non abbiamo la percezione immediata che i luoghi di questa penisola abbiano anche invece avuto una storia e un’importanza nel corso di tutto il medioevo. Con ‘L’affare delle galline’ scopriamo invece un contesto nuovo e non scontato, che ci invoglia a continuare la lettura.
“‘Por Gracia de Dios, y por gentil concesión de su Majestad Católica, ilustrísimo don Felipe, Rey de las Españas, y por los poderes de su Vicerey, sentado en el trono de Nápoles; quivi attesto, Yo, Messer notaro Quarta in Lezze, que comparitomi dinnanzi – omissis – che Yo ritengo sano di mente, y finissimo nell’intelletto y nelle arti, y ben cosciente de lo significato delli atti suoi, mi dettò isso – omissis – ciò que segue.‘“
L’affare delle galline, uno stile che cura il dialetto
Greco inserisce nel testo e nei dialoghi brevi frasi in dialetto che inizialmente confondono il lettore dando l’impressione di trovarsi in un racconto di fine 1800.
Ma nelle note che lo stesso autore riporta alla fine del romanzo, si spiega il motivo che ha spinto a una scelta letteraria di questo tipo; pur non volendo svelare ai nostri lettori tala motivazione, per lasciare loro il piacere della lettura, possiamo confermare di essere comunque d’accordo con lui e approvare la sua scelta.
“‘None. Signuria m’ave capitu fiaccu.* Il Palazzo del Signore la chiesa è‘.
“Come la chiesa?” si allarmò il curato.
“Sine, la chiesa. Il prete di Specchia dice sempre che la sò chiesa è la casa del Signore, ma la chiesa di Lucugnano è più bella assai, così che io la chiamo il Palazzo del Signore“.
“Insomma vuoi dirmi che quei due mi stanno aspettando in chiesa?”
“Ca certu. È quasi mezz’ora che aspettano e me pare a mie che si sono anche abbastanza annerbusiti, che già due volte mi hanno chiesto di signuria“.
“Mi avete capito male“
Una menzione speciale alle note dell’autore
E a proposito delle note dell’autore, spendiamo un paragrafo apposito perché riteniamo facciano parte integrante del romanzo stesso. Sia per la simpatia con cui sono state scritte, sia per gli spunti e i chiarimenti che riesce a fornire.
Apprezziamo lo studio storico e letterario su cui si è basata la stesura del romanzo. La preparazione dell’autore ha reso la storia credibile e strutturata, senza cadere in banalizzazioni o semplicismi.
Non ci resta che attendere il secondo episodio della saga di Don Galeazzo.
Laura Vespa
Biografia
Francesco Greco nasce a Galatina, provincia di Lecce, nel 1973. Dopo un’esperienza di lavoro che lo ha portato a vivere per molti anni lontano dal Salento e dall’Italia, grazie all’amorevole pressione di sua zia Vania, ha pubblicato il primo dei romanzi gialli con protagonista don Galeazzo, “L’affare delle galline”.
Francesco Greco
L’affare delle galline
Editore IoScrittore
Genere Romanzo giallo
Anno 2026
Pagine 192
