‘Speranza’, edito da Giuntina, è un libro che rapisce immediatamente il lettore e lo catapulta in un turbinio di emozioni e introspezioni. Due protagonisti distanti fra loro per età, vissuto, città di provenienza, si incontrano riconoscendosi dal nulla e costruiscono la loro storia d’amore. Una storia di speranza, nonostante tutto e nonostante le colpe che cadono sull’umanità intera
“E la carne gli ha ricordato, da circa tre giorni, che ancora desidera il tocco di una donna tra le cosce e la fronte di una femmina contro il petto e le sue labbra tra le scapole nude.”
Leone è un affermato psichiatra di origini veneziane, che vive a Roma da molti anni. Sposato con Monica per non affrontare la paura di tornare in una casa solitaria la notte, rimane sopraffatto da un matrimonio senza amore e diretto da una moglie snob e indifferente.

Percepisce così la sua mezza età molto più faticosa di quanto invece potrebbe, e rimane folgorato dall’incontro con una sua nuova paziente, Nora.
Nora è una musicista che si sta affermando, da qualche tempo è tormentata da sogni ricorrenti, che ne invalidano la capacità di memorizzare brani, per questo la sua insegnante di musica le consiglia di vedere uno psichiatra.
Nora non è di Roma, tuttavia sceglie di andare lì per un motivo che svelerà nelle pagine del libro.
“Ma noi siamo pronti a valutare che, rullo di tamburi, il caso non esiste. E i poli della questione non sono leggerezza e pesantezza, ma codardia e responsabilità. Non è questione fisica o metafisica, ma è questione etico-politica. E questa volta parlo di baci.”
Vivere e ascoltare il silenzio
Durante le prime sedute con Leone non parla affatto, sceglie di rimanere in silenzio. E Leone ne approfitta per rimirarla senza doversi giustificare, apparendo invece un illuminato professionista che rispetta le eccentricità dei suoi pazienti.
Si incontrano a Roma, e fra i quartieri Prati, San Lorenzo, il Portico d’Ottavia, le loro vite si intrecciano e prende forma la loro relazione.
Come Roma, anche altri luoghi partecipano alla storia che Gianeselli racconta, ognuno con le sue peculiarità. A esempio Venezia, nei ricordi di infanzia di Leone, e non solo, si staglia imponente e feroce nella sua mente e nelle sue memorie. E poi Trieste, con ricordi salmastri dei protagonisti e degli antenati.
Sono ora insieme, Leone e Nora, ma potrebbero essere in qualunque momento e luogo della storia del mondo.
La loro è una storia di ‘Speranza’.
“C’è in Nora qualcosa di remoto e di assolutamente spiazzante che eccita in lui l’istinto del ricercatore che, per anni, ha accantonato.”
La Speranza nonostante tutto
Leone è ebreo e sembra avere un epifania nella crisi di mezza età che sta attraversando quando, quasi per la prima volta avverte la colpa e il peso per quello che lo stato di Israele sta tuttora compiendo in terra di Palestina.
Nora avverte lo stesso peso e coinvolgimento negli accadimenti del mondo, e il dialogo e la dialettica che si instaura con Leone è così intimo da rendersi esso stesso desiderio l’uno dell’altra.
“Venezia è austera, in confronto a Roma. Non è la città del peccato, è quella dell’espiazione: si rende conto di avere cominciato la sua esistenza dalla fine. Certo, è buffo, pensa Leone, vivere da stanziale in una città in eterno movimento, essendo figlio di ebrei che, acquattati nelle calli, celebravano l’erranza come fosse una peculiarità ereditaria, una pena trasmessa per via di sangue, da scontare con zelo e un certo orgoglio.”
Guerre e Genocidio: l’espiazione universale delle colpe
Ciò che colpisce il lettore dalle pagine di ‘Speranza’ è la presa di coscienza che in molti, nell’occidente laico, attendono e auspicano, quindi all’inizio la sensazione che si riceve dalla lettura è quella di una conquista.
Risulta però un retrogusto particolare, che ci fa domandare se sia realmente possibile un’immedesimazione tale. Ci siamo inoltre interrogati se l’esperienza narrata e quella personale dell’autrice coincidano: di certo non tutto ciò che si scrive è autobiografico, ma l’esperimento di ‘Speranza’ appare talvolta più come un esercizio letterario che come una convinzione pienamente sentita, facendo un po’ vacillare la percezione di autenticità del testo.
“Perché la Palestina resterà un enorme maceria in cui l’essere umano è caduto e non potrà più rialzarsi: Nora non ha fatto pace con la Storia, ma sta cercando di mettere in pratica il suggerimento di Pasolini. Speranza come ragione umana.”
Speranza: uno stile maturo e professionale
Lo stile narrativo di Gianeselli è però impeccabile; la sua scrittura risulta solida, non improvvisata, strutturata in modo professionale e naturale allo stesso tempo.
I salti temporali e i flashback in ‘Speranza’, sono tutti amalgamati con maestria e scioltezza; le prime righe del romanzo catturano l’attenzione del lettore e non ci sono cali nella tensione o nella trama, nonostante non segua una linea classica.
Anche la base di conoscenza filosofica della scrittrice le permette di apportare riflessioni profonde e consapevoli.
Riteniamo però che le digressioni possano interrompere il flusso degli eventi raccontato; gli innesti dei pensieri portati avanti in prima persona, benché originali, corrono il rischio di rendere troppo personalistica la narrazione, allentandone la sua lirica tragicità.
Laura Vespa
Biografia
Irene Gianeselli ha conseguito PhD in Psicologia, ed integra nella sua ricerca psicometria, pedagogia e arti performative per promuovere inclusione e apprendimento trasformativo a livello internazionale.
Pianista, ha esordito con il concept album “Cuore antico” nel 2025, colonna sonora del suo secondo romanzo “Tutta stesa sul mare” (Les Flâneurs), vincitore del Premio Ludovica Castelli.
Giornalista e critica SNCCI, i suoi cortometraggi hanno conquistato numerosi premi e riconoscimenti.
Irene Gianeselli
Speranza
Editore Giuntina
Genere Romanzo
Collana Diaspora
Anno 2025
Pagine 194
