Nella raccolta ‘Roma sotto a ‘sto celo’, Marco Masciovecchio racconta in versi la vita, la bellezza e le contraddizioni di Roma. Il vernacolo romano fa emergere l’anima della città eterna
Inizia con una dedica la raccolta di poesie in vernacolo romano ‘Roma sotto a ‘sto cielo’ di Marco Masciovecchio, pubblicata da Delta 3 Edizioni.

Così apre Masciovecchio: “a mi’ padre che m’ha imparato tutto a mia madre che quel tutto l’ha tradotto in italiano“. Si accede subito agli affetti familiari, l’amore per un padre e una madre, ciò che conta realmente.
Troviamo poi un’introduzione di Davide Toffoli molto dettagliata che accompagna il lettore: “Roma è una città popolata di Storia e di storie, dove in ogni vicolo si addensano presenze-assenze sotto forma di ricordi, di persistenze o in sembianze di fantasmi”.
Roma sotto a ‘sto celo: il dialetto e le origini
Le poesie di ‘Roma sotto a ‘sto celo’ sono in dialetto romano che marca le origini del poeta, che appartiene al tessuto sociale di una città ricca di luci ed ombre, con tutto ciò che avviene sotto il suo cielo: Roma, la città eterna.
Tra le poesie appare “La commare secca” ovvero la morte, che si manifesta puntuale, senza lasciar scampo a nessuno: “La commare secca/nun chiede mai er permesso,/nun aspetta. Arriva puntuale,/bussa a la porta, raschia co’ le dita”.
Dunque, questa raccolta è intrisa di ricordi: troviamo aneddoti del passato, esperienze vissute, ma anche uno spaccato urbano pieno di simboli.
Il padre è la guida alla conoscenza
Il padre svolge un ruolo importante: è la guida alla vita reale, insegna al figlio come approcciarsi all’esistenza nella Roma degli operai, delle prostitute, dei gatti e delle chiese.
Sembra così di passeggiare con l’autore tra i vicoli, dove s’incontrano personaggi particolari, presenze che sono lo specchio di una città in continuo movimento.
In sottofondo si respira l’ironia tipica del romano che cerca di affrontare tutto col sorriso, anche quando il buio prende il sopravvento.
Il dialetto romano: una risorsa che si fa canto
Masciovecchio nel libro ‘Roma sotto a ‘sto celo’ ci racconta del primo tatuaggio, di quando arrivò l’estate e svuotò le strade, della perdita del padre, parla dei morti e dei vivi, dell’amore.
Tra le pagine pulsa la vita, con emozioni, rimpianti, lacrime e sorrisi. Non manca niente. Il vernacolo, qui, è risorsa, segno di appartenenza alla terra: Marco lo utilizza come lingua essenziale della propria identità poetica.
Ne emerge un canto schietto, pungolante, ma autentico, che ci riporta a Trilussa, Belli e Pasolini, voci indimenticabili e insostituibili. Di Pasolini, soprattutto, c’è lo sguardo critico, profetico, dello stare al mondo tra gli ultimi, senza dimenticare quel cielo che abbraccia chiunque senza distinzione.
Marco Maciovecchio, dunque, traduce alla perfezione il suo pensiero. Nei suoi versi il dialetto romano non è barriera bensì si fa ponte: radice che diventa canto universale.
Michela Zanarella
Biografia
Marco Masciovecchio nasce a Roma nel 1967, ha frequentato la facoltà di Architettura di Roma, svolgendo contestualmente le più svariate attività lavorative.
Vive a Ciampino e si occupa di salute e sicurezza sul lavoro per una multinazionale. Marco è fotoamatore, ha partecipato a concorsi nazionali e internazionali e a mostre collettive; nel 2023 ha pubblicato il suo primo libro di poesia: “Poco più di niente” (Ensemble).
Alcuni dei suoi testi poetici sono presenti in raccolte e antologie.
“Roma, sotto a ‘ sto celo” è la sua seconda pubblicazione in versi.
Roma sotto a ‘sto cielo
Marco Masciovecchio
Edizioni Delta 3
Collana Plenilunio
Genere Poesia
Edizione 2025
Pagine 87
