Il teatro Trastevere di Roma ha aperto il sipario della nuova stagione 2025/2026 con ‘Il mostro dagli occhi verdi’, vincitore del Premio della Giuria “Laccio Rosso”, arrivato alla 6° edizione. In scena dal 12 al 14 settembre, lo spettacolo scritto, diretto e interpretato da Francesca Bruni, coadiuvata alla regia da Simone Buffa, parla a tutti, mettendo in luce la responsabilità della collettività verso le donne e la relativa violenza di genere
‘Il mostro dagli occhi verdi’ di e con Francesca Bruni, non è soltanto un monologo: è un viaggio dentro le pieghe più oscure della violenza sulle donne. È un atto di coraggio che sceglie di non fermarsi alla denuncia, ma di scavare più a fondo, mostrando i danni emotivi, psicologici e morali che questa veemenza lascia dietro di sé.

Sul palco, l’interprete dà vita a otto donne diverse, otto storie che sembrano lontane ma che si rivelano unite da un destino comune: il marchio della violenza.
Con un talento istrionico, l’attrice attraversa registri narrativi opposti – dall’ironia alla tragedia, dalla caricatura all’essenzialità più austera – restituendo la complessità di un dolore che non è mai lineare, ma fatto di contraddizioni, di silenzi, di improvvisi scoppi di rabbia e di fragili tentativi di leggerezza.
All’inizio, i toni sfiorano la commedia: i personaggi quasi grotteschi, la dinamica di gruppo, la parvenza di normalità. Tuttavia è solo un velo sottile, che presto si lacera lasciando emergere i traumi nascosti, i ricordi che non si cancellano, le ferite invisibili che segnano per sempre l’anima. Ed è in questo passaggio – dal sorriso amaro alla confessione – che lo spettacolo rivela tutta la sua urgenza.
Il mostro dagli occhi verdi: un atto politico di memoria
Il monologo dunque diventa il racconto di un dolore corale, universale. Non è soltanto la rappresentazione della brutalità, ma la testimonianza dei piccoli e grandi traumi quotidiani, delle manipolazioni, della paura che si insinua nelle pieghe dell’esistenza fino, in troppi casi, a sfociare nell’epilogo più tragico e irreversibile.
La scena finale dei fogli con i nomi delle vittime è la denuncia più netta, esplicita, impossibile da ignorare: un elenco che diventa pietra tombale, che trasforma la pièce in un rito civile, in un atto politico di memoria. E a fare da contrappunto, come un monito che resta inciso nel cuore, quelle parole lasciate sulle sedie vuote: “L’amore vero non uccide“.
Una chiamata collettiva alla responsabilità
‘Il mostro dagli occhi verdi’ è teatro che non si limita a raccontare: costringe a guardare, a riflettere, a sentire. Francesca Bruni, con sensibilità e rigore, si fa voce di chi non ha più voce, corpo di chi è stato annientato, sguardo di chi non è stato creduto.
È una rappresentazione che mette a nudo l’urgenza di non abbassare mai la guardia, di continuare a dire, a gridare, a denunciare.
Perché se è vero che il teatro è specchio della realtà, in questo caso diventa anche una chiamata collettiva alla responsabilità. Una responsabilità che non appartiene solo alle donne, ma a tutta la società.
Filía
Foto: Pont d’Art Italia
Teatro Trastevere
Il mostro dagli occhi verdi
Otto personaggi. Una sola attrice. Un amore che fa paura.
dal 12 al 14 settembre
Spettacolo vincitore del Premio della Giuria “Laccio Rosso” 6° edizione
Testo e Regia Francesca Bruni
Aiuto Regia Simone Buffa
con Francesca Bruni
voci di Simone Buffa, Enrico La Noce e Antonella Gabriele
Luci Giulia Mataloni e Carlo Galleasso
Audio Simone Buffa
Produzione Pont d’Art Italia
