Nella prestigiosa cornice del teatro Torlonia di Roma, dal 22 al 25 gennaio, è andato in scena ‘Nella lingua e nella spada’, un melologo di musica e teatro, che si ispira alle coraggiose e inimitabili vite di Oriana Fallaci e di Aléxandros Panagulis. Uno spettacolo che celebra la forza salvifica della scrittura, attraverso la performance intensa di Elena Bucci che firma anche l’elaborazione drammaturgica e la regia
La suggestione del testo è amplificata dall’elaborazione sonora della voce della protagonista, messa in atto da Raffaele Bassetti, che in alcuni momenti della rappresentazione pare moltiplicarsi, producendo una sorta di intensa eco. Contribuisce a creare un’atmosfera di alto impatto emotivo anche l’accompagnamento musicale, curato da Luigi Ceccarelli con le registrazioni di Michele Rabbia e Paolo Ravaglia.

La scenografia, ideata da Elena Bucci e Loredana Oddone, è essenziale e mobile: al centro del palco la protagonista intreccia, sfiora o scioglie, i fili di una tenda in uno spazio più mentale che fisico.
E proprio anche grazie a uno studiato gioco di luci, questo luogo di volta in volta diventa la cella di Alexos Panagulis, l’eroe nazionale della Resistenza greca al regime dei Colonnelli, di cui Oriana Fallaci si innamora, la spiaggia di Lagonisi, luogo dell’attentato fallito contro il dittatore Georgios Papadopoulos, e la case dell’eroe greco e di Oriana Fallaci.
La singolarità della pièce, dunque, rispetto alle altre opere pensate e ideate sulla giornalista e scrittrice italiana, le quali, di solito, si rifanno ai suoi inarrivabili e vibranti testi, che concorrono in larga misura al successo di altre opere, sta nella scelta coraggiosa di non attingervi più di tanto.
Nella lingua e nella spada: il potere della parola
E così si assiste a un melologo in cui la Bucci allarga la scena, interpretando con mestiere non solo i due intellettuali, ma anche i personaggi del contesto sociale e storico in cui si muovono.
Diventa, quindi, con maestria la madre, ma anche i terribili carcerieri, di Alèxos, che Oriana incontra proprio il giorno in cui l’eroe greco, incarcerato e condannato a morte, viene liberato grazie a un forte movimento internazionale.
E nel suo rigoroso racconto non tralascia neanche il comportamento non sempre lineare e rispettoso di Panagulis , ossessionato dalla sua missione, nei confronti di Oriana che, in amore – come è noto – toglieva quell’elmetto che indossava come prima inviata tra le donne italiane della guerra in Vietnam, e non solo.
Ma quel che la Bucci ha urgenza di raccontare in questo progetto di musica e di teatro è soprattutto la forza ispiratrice delle vite di Oriana e Alexos, plasmate dal potere della parola, contrapposto a quello della sopraffazione e della tirannia, due armi che parlano, come da titolo, una lingua diametralmente opposta.
“Quando, dopo la maturità – racconta l’attrice e regista – partii per un viaggio in Grecia, portai con me il libro in cui Oriana racconta dell’incrocio del suo destino con quello di Panagulis. Persa in quella terra polverosa e profumata, fra templi, paesaggi marine e civiltà caotiche, ritrovavo le vite di Oriana e Alexos , in lotta contro il conformismo e le bugie, irriducibili, ostili per natura e disciplina, al potere e alla sua tirannia. Si narrava di amore e lotta, della solitudine degli eroi e della loro forza poetica, dell’allegria e della disperazione degli spiriti liberi“.
Cosa significa essere un uomo?
Per Alexos, sottoposto ad ogni tipo di angherie, rinchiuso in una cella di due metri per due in cui comporrà le sue più belle poesie, “La politica è un dovere e la poesia un bisogno”, un urlo che non si può soffocare e allora cerchi carta e matita per salvarti dall’oblio.
Come è noto, l’eroe greco morirà nel 1976, durante un inseguimento automobilistico che culminerà in un incidente in cui si scorge l’azione cospiratrice della dittatura greca, che cercava di bloccare la pubblicazione da parte di Panagulis, eletto deputato, di documenti compromettenti relativi ai rapporti intrattenuti da alcuni membri del nuovo governo democratico con i militari all’epoca del regime.
Il libro che ha ispirato Elena Bucci, portandola ad esplorare i luoghi dell’incontro tra i due grandi intellettuali del Novecento, è “Un uomo”, uno dei romanzi più belli dello scrittore fiorentino, e non scrittrice, come ha voluto sottolineare la Fallaci nell’incisione della sua tomba.
E dell’intervista galeotta del primo incontro, avvenuto nel 1973, tra i due resta una domanda semplice ma geniale di lei, e una risposta che sembra soddisfare la voglia di comprendere il mondo di Oriana Fallaci.
“Alexos – gli chiede lei – cosa significa essere un uomo?
E lui, imperturbabile, risponde: “Significa avere coraggio, avere umanità, avere dignità, Significa credere nell’umanità. Significa amare senza permettere a un amore di diventare un’àncora. Significa lottare. E vincere”. (Da “Intervista con la storia”, di Oriana Fallaci).
Anna Merola
Foto: Luca Concas, Salvatore Pastore e Patrizia Piccino
Teatro Villa Torlonia
Nella lingua e nella spada
dal 22 al 25 gennaio
Progetto di musica e teatro ispirato alle vite e alle opere di Oriana Fallaci e di Aléxandros Panagulis
Elaborazione drammaturgica, regia e interpretazione Elena Bucci
Musica in playback Luigi Ceccarelli
con registrazioni di Michele Rabbia e Paolo Ravaglia
Assistente all’allestimento Nicoletta Fabbri
Cura e regia del suono Raffaele Bassetti
Costumi Elena Bucci, Marta Benini e Manuela Monti
Disegno luci Loredana Oddone
Documentazione video Stefano Bisulli
Scene Elena Bucci e Loredana Oddone
Si ringrazia il Teatro Comunale di Russi per l’ospitalità
Produzione
Le belle bandiere, Centro Teatrale Bresciano, Ravenna Festival, Campania Teatro Festival, TPE Teatro Piemonte Europa
con il sostegno di Regione Emilia-Romagna e Comune di Russi
Produzione musicale Edison Studio
