Venezia non è solo gondole e tramonti da cartolina; è un labirinto di ombre, segreti inconfessabili e palazzi che sussurrano storie di morte. È in questo scenario gotico e decadente che prende vita ‘La maledizione di Venezia’, l’ultima fatica letteraria di Roberta Calandra, pubblicata da Orelli Edizioni. Un romanzo che trascende la semplice definizione di New Adult, intrecciando le tinte fosche del thriller soprannaturale con la vibrante tensione di una romance MM
“L’immagine che il pesante specchio barocco dal vetro punteggiato di macchioline scure rimandava, era quella di una figura androgina, avvolta da una vestaglia di piume gialle. Il lungo collo magro, circondato da un boa di strass dorati, gli stivali di pitone, i capelli cortissimi, duri come aghi, su due occhi azzurro lago, segnati da un kajal arabo, e labbra rosso carminio, accentuate da una pesante matita marrone.”
Roberta Calandra, prolifica scrittrice, drammaturga e sceneggiatrice romana, capace di attraversare universi narrativamente lontani tra loro, dopo le “Orchidee”, “L’eredità di Anna Freud” e altre pubblicazioni a sfondo teatrale, torna in libreria con un nuovo testo. Qui, al centro della narrazione non troviamo solo i personaggi in carne ed ossa, ma una presenza architettonica ingombrante: Ca’ Dario.

Nota alle cronache come il “palazzo che uccide”, la dimora affacciata sul Canal Grande diventa il palcoscenico di un dramma moderno.
Michel, rockstar tormentata dall’animo ribelle, decide di sfidare la sorte acquistando l’edificio, scettico verso qualsiasi superstizione. La sua esistenza, fatta di eccessi e riflettori, collide violentemente con quella di Adam, un archeologo britannico razionale e metodico, giunto in Laguna sulle tracce di un tesoro templare.
Ciò che inizia come un incontro scontroso si trasforma presto in un’indagine condivisa. I due protagonisti si trovano invischiati in una ragnatela di enigmi esoterici e visioni oniriche, costretti a collaborare per decifrare simboli che potrebbero riscrivere la storia o segnare la loro fine.
“Michel amava essere adorato e, quando decideva di fare qualcosa, lo faceva sempre in grande. Scostò le pesanti tende di broccato color crema, volutamente dannunziane, e lanciò un breve sguardo al Canal Grande, che scorreva sotto le finestre del suo nuovo palazzo: Cà Dario, la casa maledetta, che malgrado la sua fama sinistra, aveva voluto acquistare grazie al cospicuo investimento fatto sulla sua vita da Piero, suo nonno, un potente industriale milanese in odio al suo stesso figlio.”
L’alchimia degli opposti e atmosfere noir
La penna di Roberta Calandra si distingue per la capacità di dipingere un affresco vivido, dove la sensualità si mescola all’inquietudine. La forza del libro risiede nel dualismo dei suoi interpreti:
Caos e ordine: Michel rappresenta l’istinto, l’arte che brucia e distrugge; Adam, invece, incarna la logica, la ricerca della verità storica.
Passato e presente: l’autrice tesse abilmente due piani temporali, collegando antiche leggende veneziane alle nevrosi della contemporaneità.
Dunque, non ci troviamo di fronte al classico giallo deduttivo o alla narrativa tradizionale. L’opera è un viaggio psicologico in cui la tensione erotica funge da catalizzatore per lo scioglimento dell’intreccio.
La relazione tra i due uomini non è un semplice orpello narrativo, ma il motore che permette di scardinare le difese di Ca’ Dario. L’amore, qui inteso come forza primordiale, diventa l’unica arma efficace contro un destino apparentemente segnato.
“Effettivamente, dando corpo ai suoi terrori, uno spiffero gelido spense bruscamente la candela che teneva sempre accesa accanto a sé. Uno strano movimento di riflessi di ombre contro il muro lo fece trasalire.”
La maledizione di Venezia: una scrittura avvincente
Dal punto di vista stilistico, il testo scorre con un ritmo incalzante. La Calandra evita i cliché del genere, offrendo una prosa evocativa che non cade mai nel prolisso.
I dialoghi sono taglienti, funzionali alla caratterizzazione dei personaggi, mentre le descrizioni della Serenissima restituiscono una città claustrofobica e affascinante, ben lontana dagli stereotipi turistici.
L’uso sapiente del lessico legato all’occulto e all’arte arricchisce la lettura, offrendo spunti culturali senza appesantire la trama. È un equilibrio precario ma perfettamente riuscito tra intrattenimento e approfondimento storico-mitologico.
Con ‘La maledizione di Venezia’, Orelli Edizioni porta in libreria un volume capace di catturare fin dalle prime pagine. Roberta Calandra firma un’opera coerente con il genere romance consapevole dei suoi codici narrativi, con i relativi pro e contro. Un lavoro che saprà conquistare chi frequenta abitualmente questa narrativa e cerca una storia dove sentimento e mistero procedono intrecciati.
Andrea Di Sciullo
Biografia
Roberta Calandra, scrittrice, drammaturga, autrice, analogista, costellatrice, vive e lavora a Roma. Convinta che, se la bellezza non ha salvato il mondo, abbia aiutato sostanzialmente lei, continua dunque a promulgarla.
Tra i suoi romanzi: “L’eredità di Anna Freud” – Besa Muci 2013, riedito nel 2022; “Tempo per vivere” – Aldenia 2017; “Otto” – Edizioni Croce 2020; “Le orchidee” – Porto Seguro 2022; “Disargini” raccolta di poesie – Nulla Die nel 2022; “La fine del noi come lo conoscevamo” – Porto Seguro 2023; “Le Discipline Analogiche: una moderna filosofia del vivere” saggio edito da Om Edizioni 2024.
Il suo ultimo libro “La maledizione di Venezia” è pubblicato per Orelli.
La maledizione di Venezia
Roberta Calandra
Editore Orelli
Collana La Margherita Nera
Genere Thriller, New adult
Anno 2025
Pagine 405
