Lo scorso 25 giugno, il teatro De’ Servi di Roma ha presentato al pubblico ‘Elizabeth, la sarta del presidente’, un’opera inedita di Nicholas Gallo che prova a riportare alla luce una figura rimasta ai margini della storia, ma testimone privilegiata di uno dei momenti più delicati degli Stati Uniti: la Guerra di Secessione
Elizabeth Keckley, donna afroamericana nata in schiavitù e successivamente affermatasi come sarta e stilista, fu la modista personale di Mary Todd, la moglie del presidente americano Abraham Lincoln. Residente alla Casa Bianca durante la presidenza di Lincoln, Elizabeth ebbe modo di assistere, seppur da una posizione defilata, agli eventi e alle tensioni che accompagnarono il sanguinoso conflitto civile di fine ‘800 fino all’assassinio del presidente.

L’intento di ‘Elizabeth, la sarta del presidente’, questa opera inedita firmata da Nicholas Gallo, è senza dubbio interessante: raccontare la grande storia attraverso lo sguardo di una testimone privilegiata, rimasta a lungo ai margini della memoria collettiva, ma legato ai suoi protagonisti; Nicholas Gallo sceglie infatti di concentrare l’attenzione su una donna che, pur restando dietro le quinte, fu testimone diretta delle trasformazioni che condussero alla fine dello schiavismo negli Stati Uniti.
Elizabeth, la sarta del presidente: non si va mai a fondo
Le premesse, tuttavia, vengono presto disattese: ‘Elizabeth, la sarta del presidente’ si rivela un lavoro fragile, incapace di valorizzare la figura principale e di restituirne la complessità umana e storica.
La drammaturgia si limita ad accennare i rapporti fra Elizabeth, Mary Todd e Abraham Lincoln senza mai approfondirli realmente, lasciando inesplorate proprio quelle dinamiche che avrebbero potuto e dovuto dare spessore emotivo e narrativo all’intera vicenda.
L’identità della protagonista rimane così sfocata, priva di un autentico percorso drammatico, mentre il racconto procede senza mai offrire uno sguardo originale o un motivo concreto di coinvolgimento.
È proprio questo evidente vuoto drammaturgico, in aperto contrasto con le ambizioni suggerite dal titolo, a rappresentare il principale limite dello spettacolo.
Una serie infinita di problemi
Anche la messinscena contribuisce ad accentuare le debolezze dell’opera: la regia dello stesso Gallo sembra affidarsi a una successione di intuizioni scollegate tra loro, incapaci di costruire un linguaggio scenico coerente e realmente efficace.
Il risultato è una rappresentazione che fatica a trovare un equilibrio e lascia lo spettatore progressivamente sempre più distante.
Allo stesso modo, discutibile risulta la scelta musicale, poiché gran parte delle scene è accompagnata da brani contemporanei ed elettronici che, anziché sostenere l’azione, finiscono per sovrastare, rendendo spesso difficile seguire dialoghi e battute, impedendo la comprensione del testo.
A questo si aggiunge una recitazione spesso poco convincente, penalizzata anche da un utilizzo della voce non sempre adeguato alle esigenze del palcoscenico.
Il cast appare inoltre sbilanciato e l’unica prova convincente è quella di Matteo Milani, nei panni di Abraham Lincoln, capace di conferire autorevolezza e misura al personaggio seppure con qualche fatica.
Il resto della compagnia oscilla invece fra prestazioni oltremodo artefatte, impostazioni scolastiche e interpretazioni appena sufficienti.
Un progetto da rimaneggiare completamente
In nessun modo si riesce a compensare tali criticità: il ritmo risulta discontinuo e la successione delle scene è interrotta da ripetuti e lunghi tempi morti che finiscono per compromettere ulteriormente la tenuta della rappresentazione e sfidare l’attenzione e la pazienza della platea.
‘Elizabeth, la sarta del presidente’ debutta con una data unica in forma di anteprima; alla luce di quanto visto, l’augurio è che Nicholas Gallo scelga di rimettere mano al progetto, ripensandone la struttura drammaturgica, il linguaggio scenico e il lavoro sugli interpreti.
Le potenzialità del soggetto sono evidenti, ma questa prima versione non riesce ancora a tradurle in una performance all’altezza delle proprie ambizioni.
Gabriele Amoroso
Teatro De’ Servi
25 giugno
Elizabeth, la sarta del presidente
Drammaturgia e regia Nicholas Gallo
con Maria Grazia Adamo, Matteo Milani, Nicholas Gallo, Miriam Gagino, Emanuele Faiella, Ilenia Guderzo, Dario D’Amico e Francesco Maesti
Aiuto regia Paolo Chiesi
Assistente alla regia Ilenia Guderzo
Direttore di scena Ettore Bianco
Produzione Angelika Film production e Gallilluminati Contemporary Theatre
