Una risata amara che si blocca in gola quella che provoca questa inquietante storia italiana intitolata ‘Le Volpi’. Luca Ricci e Lucia Franchi firmano la drammaturgia di una commedia affilata e sorprendente che, partendo da un incontro domestico apparentemente innocuo, scava con ironia nelle pieghe del potere, dei compromessi e delle ipocrisie della nostra provincia
‘Le Volpi’, testo di Lucia Franchi e Luca Ricci con la regia dello stesso Ricci, arriva alla Sala Umberto di Roma nella stagione 2025-2026. In scena Giorgio Colangeli, Manuela Mandracchia e Federica Ombrato danno corpo a una commedia amara e tagliente che, con ironia sottile, mette a nudo i meccanismi del potere e le ambiguità morali della provincia italiana.

Tra dialoghi serrati e situazioni solo apparentemente quotidiane, lo spettacolo costruisce un ritratto lucido e angosciante di relazioni fondate su favori, compromessi e silenzi condivisi.
Le Volpi: la provincia come lente d’ingrandimento
Ambientato in una domenica d’estate soffocata dal caldo, ‘Le Volpi’ concentra l’azione in uno spazio domestico che diventa lentamente teatro di una trattativa morale prima ancora che politica.
Attorno a un tavolo, tra gesti consueti e conversazioni all’apparenza miti, si incontrano due figure centrali della vita pubblica locale insieme a una giovane donna (la figlia della donna), osservatrice partecipe e inconsapevole catalizzatrice degli equilibri in gioco.
Il dialogo procede per allusioni, mezze frasi e silenzi carichi di significato: dietro la normalità dei rapporti si insinuano richieste non esplicite, favori attesi, incarichi da assegnare. È in questo scarto tra ciò che viene detto e ciò che resta sottinteso che l’esibizione costruisce la sua tensione drammaturgica, mostrando come il potere si eserciti spesso lontano dalle sedi ufficiali, nei luoghi privati e nelle relazioni di fiducia.
La provincia non è solo uno sfondo, ma diventa un modello riconoscibile e universale, capace di raccontare dinamiche diffuse ben oltre i suoi confini geografici. ‘Le Volpi’ restituisce così un ritratto lucido e inquietante di una moralità flessibile, dove l’interesse personale si maschera da buon senso e la corruzione assume i tratti rassicuranti dell’abitudine quotidiana.
Tra silenzi, sguardi e spazi: la costruzione scenica
La regia di Luca Ricci sceglie la via della sottrazione, evitando qualsiasi enfasi e lasciando che siano i dialoghi e le pause a costruire l’intensità drammatica, forse, alle volte, fin troppo essendo una rappresentazione teatrale dove ci si aspetta che prima o poi accada qualcosa di memorabile.
Ma il regista lancia una sfida e mantiene un ritmo misurato, quasi quotidiano – consapevole del suo podio al Premio UBU 2024, nella categoria “Miglior Testo Italiano / Scrittura Drammaturgica” – attraversato una sottile inquietudine crescente accompagna, scena dopo scena, lo spettatore verso una consapevolezza progressiva dei rapporti di forza in gioco.
Sul piano della recitazione, il cast offre un’interpretazione controllata e profondamente naturale. I personaggi non cercano mai la caricatura, ma si muovono in un territorio di ambiguità morale fatto di sguardi, esitazioni e improvvisi scarti emotivi, restituendo con precisione la complessità di figure apparentemente ordinarie.
La scenografia, essenziale e funzionale, ricostruisce un interno domestico che diventa progressivamente una sorta di spazio di negoziazione del potere a cui l’intero pubblico – i cittadini italiani – prende parte, talvolta, ridendo e confermando di riconoscere, purtroppo, la dinamica.
Oggetti comuni e ambienti familiari contribuiscono a creare un senso di riconoscibilità immediata, trasformando la casa in un luogo dove l’intimità si intreccia con dinamiche pubbliche, fino a farsi specchio di una realtà più ampia e condivisa.
Ilaria Ragni
Foto: Luca Del Pia ed Elisa Nocentini
Teatro Sala Umberto
dal 14 al 18 gennaio
Le Volpi
Compagnia Teatrale CapoTrave
di Lucia Franchi e Luca Ricci
Regia e scena Luca Ricci
con Giorgio Colangeli, Manuela Mandracchia e Federica Ombrato
Costumi Marina Schindler
Luci Stefan Schweitzer
Suono Michele Boreggi e Lorenzo Danesin
Tecnico Piero Ercolani e Nicola Mancini
Produzione Infinito S.r.l
con il supporto di Regione Toscana, Ministero della Cultura, Argot Studio Roma e Biblioteca Al Cortile Roma
