Al teatro Tor Bella Monaca di Roma, Giuseppe Zeno racconta Giordano Bruno e le sue ultime ore prima della condanna a morte. La lettura scenica scritta e diretta da Stefano Reali, ‘Le ultime ore di Giordano Bruno’, mette in contatto la platea con la storia del nostro paese, per ridare luce alla libertà di pensiero
Il 30 novembre scorso, al teatro di Tor Bella Monaca, è andato in scena ‘Le ultime ore di Giordano Bruno’, un reading a tre voci, sapientemente scritto e diretto da Stefano Reali, con un mattatore d’eccezione: l’attore Giuseppe Zeno, che ha vestito, con maestria e carattere, i panni del grande filosofo di Nola.

Al suo fianco Suor Elide Caetani, interpretata dalla talentuosa Chiara Bonome e il suggestivo Stefano Messina, a cui è stato affidato il ruolo del cardinale Roberto Bellarmino, consigliere teologico e politico di Papa Clemente VIII.
Con lo spettacolo, promosso da Roma capitale, e vincitore dell’Avviso Pubblico Roma Creativa 365, il regista ha voluto creare una mise en espace, che si è concentrata sulla parola e sulla struttura del testo, utilizzando elementi scenici funzionali e minimali: tre leggii neri, uno per ogni attore, e nient’altro.
Le ultime ore di Giordano Bruno: la solida verità
È la notte del 16 febbraio del 1600, l’ultima prima della condanna a morte da parte del Tribunale dell’Inquisizione, di Giordano Bruno. Il filosofo, imputato con ben otto capi di accusa, riceve la visita del Cardinale Bellarmino che lo spinge ad abiurare offrendogli un salvacondotto e un nascondiglio in un casino di caccia a Martignano.
Il Papa, infatti, lo vuole vivo per far dispetto al cardinale Giulio Antonio Santoro, capo dell’Inquisizione romana. Nasce quindi un dialogo serrato tra i due, durante il quale Bruno prende tempo, dando sfoggio della sua retorica e del suo limpido e coerente pensiero, sempre pronto ad ascoltare le ragioni altrui, ma a non cedere il passo all’ipocrisia e alla viltà.
La sua parola d’ordine è verità, ma il disincantato Bellarmino lo ammonisce: “la vita non deve essere vera, ma sembrare vera, perché agli uomini conviene credere quello che è utile, non quello che è giusto”.
La dirittura morale: il libero pensiero
Giordano Bruno, che, all’inizio, finge di ravvedersi conferma la sua dirittura morale, controbattendo che “per chi ci ha messo la faccia, la verità è tutto”.
Così si rifiuta di abiurare e le sue idee teologiche e filosofiche radicali, tra cui l’esistenza di infiniti mondi, l’infinità dell’universo e la negazione di dogmi fondamentali come l’immortalità dell’anima e la verginità di Maria. Non servono a nulla neanche i consigli di Suor Elide, che si scopre poi essere, la marchesa Caetani, la quale gli ripete più volte: “conta solo la vita, il resto so’ chiacchiere”.
Rimasto per otto anni in carcere, Bruno non si piegherà neanche di fronte alla sentenza dell’8 febbraio del 1600, che lo riconosce come eretico, impenitente e pertinace, e per ciò condannato a morte. Ascoltò i giudici in silenzio, ma alla fine del verdetto, si alzò in piedi esclamando “Il timore che provate voi a infliggermi questa pena è superiore a quello che provo io a subirla”.
E probabilmente, il filosofo non aveva torto neanche quando prevedeva che, accettando i compromessi e non difendendo la sua libertà di pensiero, sarebbe stato cancellato dalla storia. Così fu arso vivo, in Campo de’ Fiori, dove dal 1889 campeggia la sua statua, a memoria del libero pensiero, e dell’importanza di difenderlo.
Anna Merola
Teatro Tor Bella Monaca
30 novembre
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Un grande progetto teatrale nel cuore del Giubileo 2025
Le ultime ore di Giordano Bruno
Una mise en espace in cui la lettura diventa teatro
Scritta e diretta da Stefano Reali
con
Stefano Messina Roberto Bellarmino
Chiara Bonome Elide Caetani
Giuseppe Zeno Giordano Bruno
