Renato Giordano
“Da questo lavoro è impossibile non imparare l’arte perduta del dialogo, che si basa sull’ascolto reciproco”
Renato Giordano regista, attore, autore di teatro e musicista, è dal 1994 segretario generale del Sindacato Nazionale Autori Drammatici e dal 1979 direttore artistico del Teatro Tordinona di Roma.

Laureato in Medicina, ha alle spalle una lunga carriera artistica che abbraccia per di più il teatro, la televisione e la letteratura: ha infatti scritto molte drammaturgie e diretto 130 spettacoli, ha pubblicato “Ultima fermata l’isola che c’è” (CNI/Amazon 2021), tradotto e curato opere di vari autori classici.
Grazie al suo percorso di studi, ha ideato un’originale tecnica di comunicazione rivolta ai medici, chiamata “Theatrical Based Medicine”, basata sul teatro.
Renato Giordano: le interviste impossibili come interpretazione del presente
Al Tordinona, attualmente, è in programma la terza edizione del format “Le interviste impossibili”.
Proprio il prossimo 16 dicembre andrà in scena il terzo appuntamento di questa rassegna, che vede protagoniste La Bella Addormentata, Cenerentola e Biancaneve in veste di attiviste femministe, e il pastorello Benino che smentisce la sua fama d’immemore dormiente.
Ne parliamo con il direttore artistico del teatro che ci spiega quanto le tre figure femminili ci aiutino a riflettere sulle tematiche attuali, come la collaborazione con Laura De Luca è fondamentale per la stesura delle interviste e, infine, quanto queste ultime possano essere un utile strumento da inserire nelle nostre scuole.
Il tema della serata sarà il “sonno”, quello magico, introdotto dalle fiabe, quello profetico della notte della Vigilia. Il “sonno” inteso come preludio al “sogno”, non per fuggire dalla realtà ma per costruirla.
Renato Giordano, per questo terzo appuntamento de “Le Interviste Impossibili” si dialogherà inizialmente con le protagoniste delle favole, femministe ante litteram pronte a sfatare stereotipi femminili. Un messaggio rivoluzionario e provocatorio per chi ancora non ha chiari alcuni concetti sul femminile anche alle soglie del 2026?
“Sì e no. La Bella Addormentata, Cenerentola e Biancaneve denunciano piuttosto la morte dell’immaginazione. Che siano personaggi femminili può rendere questa denuncia più efficace e forse marchiarla di autocritica, visto che un tempo erano le mamme e le nonne a incoraggiare la fantasia dei bambini, mentre oggi le donne di qualsiasi età sono piuttosto impegnate a sfatare gli stereotipi di cui sopra, insomma a combattere sul fronte della realtà e delle rivendicazioni di genere. Il che ovviamente è un bene. Del resto, anche le nostre tre ‘ospiti’ hanno a riguardo le idee molto chiare e le espongono con grinta. Ma il loro messaggio nel nostro spettacolo è un altro e molto più universale.”
Puntata natalizia in cui vedremo un pastorello protagonista della seconda intervista: un’altra occasione per sfatare falsi miti?
“Benino è un curioso personaggio. Nasce nella tradizione del presepe napoletano e qualcuno vorrebbe vedere in lui l’umanità addormentata e ancora inconsapevole di fronte al mistero dell’incarnazione. In realtà è portatore di un messaggio quasi metafisico e fortemente poetico: dormendo – unico nel presepe -, Benino è colui che sogna il presepe di cui fa parte. Il nostro Benino ci ricorda dunque che sono solo i sogni a poter creare la realtà. E che solo chi sogna arriva, se vuole, a cambiarla per davvero.”
Il “sonno” è il tema di questa terza puntata. In quale accezione viene trattato?
“L’argomento preso in considerazione, il ‘sonno’, è inteso come la casa del sogno, appunto. Il ‘sonno’ profetico, premonitore, rivelatore, anticamera della fantasia, il ‘sonno’ introdotto e accompagnato dalle fiabe di quando eravamo bambini. Il ‘sonno’ di chi, dormendo, in realtà è bello sveglio e proprio nel ‘sonno’ riceve intuizioni e illuminazioni decisive. Il ‘sonno/sogno’ come lente per ribaltare tutte le prospettive, premessa di ogni risveglio, cioè di ogni rivoluzione.”
“È un esercizio che non finisce mai, specie nel nostro tempo così frenetico, aggressivo e pieno di egotismi. Quanto al futuro, vediamo un’esportazione di questa formula, incomprensibilmente misconosciuta, nel mondo della scuola e dell’università.”
“Le interviste Impossibili” è un vecchio format radiofonico ora riadattato per il teatro che prende vita tra le mura del Teatro Tordinona di Roma. Quali riflessioni si fanno prima della scelta del personaggio? Ci racconti, se le fa piacere, qualche retroscena e qualche aneddoto sulla scrittura delle interviste con Laura De Luca.
“Cerchiamo sempre di scegliere personaggi universalmente noti, per tentare di ridimensionarli o di leggerli criticamente, sfatando – davvero in questo caso – stereotipi sul loro conto e offrirne un’immagine più umana possibile nonché critica verso il nostro tempo e verso tutti noi. Laura in questo è fin troppo cinica. Quando ha intervistato Adamo (interpretato da me) non ha esitato a mettere in bocca a lui impietose valutazioni maschiliste sul suo aspetto. (Peraltro del tutto ingiustificate!). Letizia Leone ha offerto a Leopardi interpretato da Andrea Tidona degli antidepressivi, mentre Guido Barlozzetti si è lasciato mettere a tacere nel suo tentativo di psicanalizzare Sigmund Freud (Sergio Nicolai). Nella composizione della rassegna cerchiamo poi sempre di alternare personaggi di epoche diverse, oppure di affiancare esseri viventi a protagonisti del mito o eroi letterari. Poiché in ogni serata presentiamo due conversazioni, facciamo in modo che ci sia sempre un nesso tematico a legarle. E se non c’è, beh lo troviamo.”
Questo progetto, nato in collaborazione con Laura De Luca, è arrivato già alla sua terza edizione, registrando un successo considerevole da parte del pubblico. State già pensando al proseguo della rassegna? Che cosa avete imparato lavorando a “Le interviste impossibili” e qual è lo sguardo verso il futuro?
“Certamente speriamo di proseguire, se il pubblico ci confermerà il suo interesse. Poi, per rispondere alla sua domanda, direi che da questo lavoro è impossibile non imparare l’arte perduta del dialogo, che si basa sull’ascolto reciproco. Da giornalista, Laura sostiene che le interviste impossibili a volte suonano più reali di quelle reali, ridotte spesso a dialoghi tra sordi. Viceversa nelle conversazioni autoriali che mettiamo in scena, a ogni domanda deve corrispondere una risposta coerente e verosimile. In questo i nostri autori sono bravissimi e, se ancora non lo sono, lo stanno diventando. Tutto questo non può non addestrare noi stessi, e speriamo gli spettatori, all’attenzione e al rispetto per chi abbiamo di fronte. È un esercizio che non finisce mai, specie nel nostro tempo così frenetico, aggressivo e pieno di egotismi. Quanto al futuro, vediamo un’esportazione di questa formula, incomprensibilmente misconosciuta, nel mondo della scuola e dell’università: immaginare di intervistare Cavour o Federico Barbarossa, Michelangelo o Beethoven consentirebbe ai giovani di studiare qualsiasi disciplina con divertimento, ma soprattutto esercitando una lettura critica dei fatti e delle idee, senza fermarsi a nozioni, dati e formulette, queste davvero stereotipate.”
Ilaria Ragni
Ringraziamo Renato Giordano per la disponibilità all’intervista

Dicembre 14, 2025 @ 9:11 pm
Ottima intervista!
Dicembre 15, 2025 @ 12:17 pm
Grazie!