Ci sono storie che cominciano con una partenza e altre che, più sottilmente, cominciano con un’assenza. ‘L’ombra del padre’ di Silvia Sanna, pubblicato da Morellini Editore, appartiene a queste ultime. Al centro della vicenda c’è la scomparsa di padre Gavino, intorno alla quale si mette in movimento un viaggio che dalla Sardegna di metà Ottocento conduce fino alla Tripoli ottomana, attraversando il Mediterraneo come una soglia tra ciò che si conosce e ciò che ancora deve essere scoperto
“Quel soprannome se lo trascinava dietro fin dal suo arrivo a Sassari. Il Francese. “È un ingiugliu”, gli aveva sussurrato l’oste, una sera in cui la faccia di Valery non era più una novità tra le pareti del locale. L’ospite aveva accennato“
Il romanzo si muove tra storia, mistero e avventura, ma ridurlo a una semplice definizione di genere significherebbe coglierne soltanto la superficie. Valery, bibliotecario francese, segnato da un dolore personale, ed Efisio, giovane frate dal trascorso enigmatico, partono alla ricerca di un uomo scomparso.

Ben presto, però, la ricerca di padre Gavino diventa anche un confronto con la memoria, le proprie origini e ciò che il tempo non è riuscito a cancellare.
Un’ombra che precede i personaggi
L’ombra evocata dal titolo del libro è innanzitutto quella di una figura paterna, ma può essere letta anche come la traccia di ciò che rimane quando una presenza viene meno: un ricordo, una colpa, una domanda senza risposta, un’eredità difficile da comprendere.
Andare alla ricerca di padre Gavino non significa procedere soltanto verso un luogo, ma verso qualcosa che è stato nascosto, dimenticato o lasciato irrisolto. Il mistero diventa così una forma della memoria.
“La locanda diventava una carta geografica srotolata sui tavoli vischiosi. Ortolani, maniscalchi, muratori e qualche signorotto locale mischiavano gli aliti di vino attorno al forestiero ‘studiato’, avidi di conoscere la vita oltre l’isola.”
Dalla Sardegna a Tripoli
La Sardegna di metà Ottocento costituisce il primo grande spazio narrativo. Non è una semplice cornice, ma una società nella quale famiglia, religione, reputazione e appartenenza condizionano profondamente la vita degli individui. Da questo mondo Valery ed Efisio si allontanano per raggiungere Tripoli, e il Mediterraneo diviene il vero spartiacque della vicenda.
La Tripoli ottomana è un luogo di commerci, mercati, locande e spezie, ma anche di corruzione, tradimenti e rapporti di potere. È una città nella quale i protagonisti perdono progressivamente le coordinate del mondo conosciuto.
L’estraneità diventa quindi uno strumento del racconto: quando cambiano luoghi e codici, anche le certezze devono essere riconquistate.
Il viaggio geografico è interiore
Valery ed Efisio affrontano la ricerca da prospettive differenti. Il primo porta con sé una sofferenza personale; il secondo è un giovane religioso alle prese con un passato che non si lascia decifrare con facilità.
Non conta soltanto scoprire che cosa sia accaduto a padre Gavino, ma comprendere come quella scoperta modifichi chi la compie. Ogni indizio avvicina i protagonisti alla verità, ma contemporaneamente li costringe a guardare dentro se stessi.
“A Sassari l’ingiugliu è più importante del nome di battesimo” si era affrettato a spiegare Bachisio Mereu, “quindi devi andarne fiero”. Detto questo, aveva preso una caraffa di vino rosso e versatolo in un bicchiere capiente, l’aveva sollevato verso le travi del soffitto. “Buffa, bevi!” aveva detto l’oste porgendolo al forestiero. Poi aveva fatto lo stesso per sé. “Ora sei battezzato: Il Francese”
Il passato come materia viva ne L’ombra del padre
Nel contesto ottocentesco scelto da Sanna, famiglia, fede, reputazione e potere hanno un peso diverso da quello che avrebbero nel presente e restringono lo spazio delle scelte individuali.
Liberarsi da ciò che si è ereditato non è semplice, soprattutto quando quel passato appartiene non soltanto alla persona, ma alla comunità. Da qui nasce una domanda che supera il tempo della storia: quanto siamo realmente liberi da ciò che abbiamo ereditato?
Un’assenza può continuare a determinare una vita proprio perché non può più essere interrogata.
Il Mediterraneo e il deserto
Il Mediterraneo, invece, è uno degli elementi più suggestivi dell’ambientazione. Divide e unisce allo stesso tempo, trasformando la partenza dalla Sardegna in un passaggio verso un mondo dalle regole meno familiari.
Anche il deserto assume una forte valenza simbolica. Là dove la città moltiplica incontri, voci e relazioni, il deserto sottrae riferimenti e impone silenzio. Più la ricerca procede, più i punti di orientamento sembrano diminuire.
È una condizione del tutto coerente con la natura del mistero: non sempre la difficoltà consiste nel fatto che la risposta sia lontana. Talvolta risiede nel non sapere più dove cercarla.
“Valery capì da subito che senza ricevere un ingiugliu, in quella città dalla risata facile, uno straniero sarebbe rimasto ai bordi della vita cittadina, un senza nome tra i tanti. Bastava guardarlo, per capire che non fosse di quelle parti: erano rari i sardi che dovevano chinarsi per varcare una soglia“
L’ombra del padre: una storia di assenze
La vera materia di ‘L’ombra del padre’ sembra essere dunque l’assenza. Quella di padre Gavino mette in moto l’avventura, ma intorno a essa si accumulano altre mancanze: ciò che non viene detto, ciò che viene dimenticato, ciò che resta fuori dalla memoria ufficiale.
La ricerca della verità è allora anche una lotta contro l’oblio. La verità non è una semplice ricompensa finale. Ha un costo, perché può compromettere equilibri, mettere in discussione persone e costringere i protagonisti a rivedere ciò che credevano di sapere.
La letteratura come ritorno
Sardegna, Mediterraneo, Tripoli e deserto sono luoghi concreti, che assumono anche un valore simbolico: ogni tappa allontana i protagonisti dal punto di partenza e, al contempo, li riporta verso ciò che avevano cercato di lasciare indietro.
Partire non significa fuggire. A volte significa creare la distanza necessaria per poter guardare finalmente quello che si è lasciato alle spalle.
Il libro di Silvia Sanna si muove così tra romanzo storico, mistero e avventura mediterranea, senza esaurirsi in nessuna di queste definizioni. Ma è nella memoria che il testo trova il suo nucleo più profondo: ciò che scompare, ciò che viene taciuto e ciò che continua a proiettare la propria ombra sul presente.
Perché alcune ombre non chiedono di essere cancellate. Chiedono, prima di tutto, di essere riconosciute.
Andrea Di Sciullo
Biografia
Silvia Sanna è laureata in Lettere moderne, insegnante di sostegno nella scuola primaria e docente di corsi di scrittura creativa.
Alla narrativa e alla formazione affianca un’attività di ricerca e scrittura dedicata alla letteratura, alla musica e alla memoria culturale.
Tra le sue pubblicazioni figurano “Fabrizio De André: storie, memorie ed echi letterari” (Effepi Libri, 2009) e “100 giorni sull’isola dei cassintegrati” (Il Maestrale).
Nel 2026 pubblica con Morellini Editore “L’ombra del padre”, romanzo ambientato tra la Sardegna dell’Ottocento e la Tripoli ottomana.
Silvia Sanna
L’ombra del padre
Editore Morellini
Collana Varianti
Genere Giallo
Anno 2026
Pagine 175
