‘Io sono il diavolo’, in scena allo Spazio Diamante di Roma dal 9 al 19 ottobre, è un viaggio teatrale ipnotico e stratificato, dove Greg è il solo protagonista e si trasforma in un vero artigiano del lemma, ricordandoci che il confine tra luce e oscurità abita dentro di noi
C’è un momento, durante ‘Io sono il diavolo’, in cui Claudio Gregori – meglio conosciuto come Greg – smette di essere un interprete per trasformarsi in un demiurgo della parola.

Solo, sul palco dello Spazio Diamante capitolino, l’artista romano costruisce un viaggio teatrale ipnotico e stratificato, dove voce, parola e musica si intrecciano in un racconto che esplora la natura del bene e del male con intelligenza, ironia e una punta di disincantata malinconia.
La voce come corpo e strumento
Greg è narratore, attore e musicista insieme: un moderno cantastorie che fa della propria voce uno strumento capace di mille sfumature. La modula, la piega, la frantuma, le dà timbri e accenti diversi per incarnare i numerosi personaggi che popolano il suo inferno quotidiano – uomini comuni, santi, peccatori, figure bibliche e caricature grottesche.
Ogni passaggio diventa una metamorfosi vocale e fisica, un esercizio di controllo e di libertà espressiva che rivela la sua straordinaria padronanza della scena.
Lo spettacolo infatti si apre e si chiude al ritmo di musica: un battito scandito in tre tempi – one, two, three – che diventa quasi una formula ipnotica, un richiamo primordiale. È il suono che unisce le parti, che fa da ponte tra uno sketch e una lettura, ma anche la misura simbolica del nostro rapporto con il male.
Perché, come suggerisce Greg, siamo bravissimi a “male-interpretare” tutto: a leggere la realtà sotto il segno di un male che non conosciamo, ma che ci fa comodo evocare.
È pertanto rassicurante, dopotutto, credere che esista una forza esterna cui attribuire la colpa di tutto ciò che non comprendiamo o che ci spaventa. La musica diventa allora il filo conduttore di questa riflessione, una partitura che accompagna lo spettatore nella consapevolezza di quanto siamo disposti a delegare la nostra responsabilità a un demone fittizio.
Io sono il diavolo: il male come scelta umana
Il testo gioca costantemente sul paradosso: il diavolo non come entità sovrannaturale, ma come presenza interiore, come inclinazione che ogni essere umano può scegliere di assecondare o respingere.
Greg legge e interpreta alcuni passi della “Bibbia” quasi come se stesse raccontando una favola, una di quelle storie che ci vengono insegnate da bambini e che, a forza di ascoltarle, smettiamo di interrogare. Le parole sacre si trasformano in fiabe di cui ridere, da canzonare con intelligenza, per lasciar emergere tutto ciò che di folle, contraddittorio e moralmente ambiguo si nasconde al loro interno.
Eppure è proprio da lì, da quella narrazione che ci ha nutriti fin da piccoli, che nasce la nostra visione distorta del bene e del male: una distinzione fragile, tramandata più per paura che per comprensione.
In questo gioco di inversioni, Greg smaschera la comoda abitudine di attribuire ogni colpa al maligno e restituisce al pubblico la responsabilità del libero arbitrio. Il messaggio è potente: il male e il bene non vengono da Dio né dal demonio, ma nascono dalle scelte di ciascuno, dal coraggio, o dalla codardia, con cui affrontiamo la vita.
Un ritmo da affinare
Se lo spettacolo affascina e colpisce per intensità e originalità, non manca qualche momento di stanchezza. La durata complessiva, forse un po’ eccessiva, rischia di allentare la tensione drammatica, soprattutto nella seconda parte, dove la riflessione filosofica tende a ritardare il ritmo e a disperdersi in una molteplicità di spunti.
Alcune suggestioni narrative, come la presenza di una donna misteriosa di nome Guendi, che il protagonista sembra aver lasciato andare ma di cui è ancora profondamente innamorato, si perdono nel marasma di una drammaturgia forse troppo ricca, quasi bulimica di idee, riferimenti e deviazioni. È come se Greg volesse dire tutto, affrontare ogni piega del male, ogni ferita dell’animo umano, rischiando però di smarrire qua e là la coerenza del filo drammaturgico.
Ma si tratta di un eccesso vitale, di una densità che non toglie fascino alla rappresentazione per come è stata pensata. Anzi, lascia intravedere il potenziale di una rappresentazione che, con il giusto rodaggio e qualche limatura, potrà trovare la misura perfetta tra parola, ritmo e significato.
Io sono il diavolo: il fascino inquieto di un artista libero
Con ‘Io sono il diavolo’, Gregori conferma di essere un artista raro capace di unire comicità e introspezione, leggerezza e densità, teatro e musica.
Il suo diavolo non spaventa, ma seduce e interroga, ricordandoci che il confine tra luce e oscurità passa dentro di noi. E che, in fondo, ogni scelta, giusta o sbagliata, è una nota del grande spartito umano che chiamiamo vita.
Ilaria Ragni
Foto: Ela Von Dutch
Io sono il diavolo
Spazio Diamante
dal 9 al 19 ottobre
Di e con Claudio Gregori
Aiuto Regia Maria Chiara Augenti
Musiche originali Greg e Attlio Di Giovanni
Luci Nicoló Vernazzani
Produzione Viola Produzioni
