Alessandro Salvatori
“L’attore è un mestiere che pretende presenza, studio, costanza, e anche una certa dose di cieca ostinazione”
Dal teatro brillante delle commedie musicali al confronto con testi più intimi e stratificati, Alessandro Salvatori attraversa con naturalezza registri diversi, confermando una versatilità rara sulla scena contemporanea.

Volto noto del duo Perrozzi&Salvatori insieme ad Andrea Perrozzi, l’attore si prepara ora a una nuova sfida con “Il resto arriverà – Van Gogh & Gauguin. Le nove settimane di convivenza che cambiarono la storia dell’arte”, in scena al Teatro 7 di Roma l’1 e il 2 aprile. Una storia che parla di arte, in cui vengono a galla le fragilità umane, la solitudine e le difficoltà di convivere con qualcuno.
Nel lavoro scritto da Danny Bignotti, Salvatori dà corpo a Paul Gauguin, esplorandone le fragilità nel celebre confronto con Vincent van Gogh. Un racconto che intreccia arte e umanità, mettendo in scena le tensioni e le solitudini di una convivenza destinata a cambiare la storia.
Nel corso dell’intervista, Salvatori riflette sul mestiere dell’attore come scelta totalizzante, fatta di studio, rigore e ostinazione, e sul teatro come spazio in cui dare forma ai propri demoni.
Racconta inoltre la nascita della collaborazione con Danny Bignotti e il lavoro condiviso con la regia di Vanessa Gasbarri, sottolineando come lo spettacolo, pur partendo dalla storia dell’arte, parli soprattutto di esseri umani e del bisogno universale di trovare il proprio posto nel mondo.
Alessandro Salvatori, “Il resto arriverà – Van Gogh & Gauguin” una storia vera, un incontro tra due grandi artisti, una convivenza che cambiò la storia dell’arte. Lei quale ruolo interpreta?
“Interpreto Paul Gauguin, che in questa storia non è soltanto il grande pittore che tutti conoscono, ma è soprattutto l’uomo che si confronta con un altro essere umano altrettanto radicale, Vincent Van Gogh. Il loro è uno scontro di visioni, di caratteri, di fragilità. Gauguin rappresenta la lucidità, la struttura, il bisogno di controllo, mentre Vincent è l’urgenza, il fuoco, l’impossibilità di fermarsi. In scena cerco di restituire proprio questo equilibrio instabile tra due energie che pur non riuscendo a convivere hanno generato qualcosa di unico.”
Come ha lavorato sul suo personaggio? Ha attinto a qualcosa di suo?
“Sì, inevitabilmente. Quando interpreti un artista così estremo non puoi limitarti a ricostruirlo dall’esterno, devi trovare un punto di contatto personale. Ho lavorato molto sull’idea di disciplina, di struttura e di tensione interiore, su quel bisogno quasi ossessivo di dare una forma alle cose, di non lasciare che il caos prenda il sopravvento. In questo mi riconosco. Credo che ogni attore, per restare vivo in questo mestiere, debba riuscire a gestire i propri demoni attraverso un ordine estremamente rigoroso. Per me Gauguin cerca di restare in equilibrio su quel sottile filo che separa controllo e incendio.”
Cosa accadde tra i due nella celebre Casa Gialla di Arles?
“Accadde qualcosa di molto umano: due artisti che evidentemente avevano bisogno l’uno dell’altro per esprimere se stessi al massimo ma che non erano fatti per vivere insieme. Alla Casa Gialla si incontrano due visioni opposte dell’arte e della vita. Da una parte il desiderio di costruire, dall’altra l’urgenza di esprimersi a qualunque costo. La convivenza diventa un laboratorio creativo, ma anche una pressione continua, ossessiva, fino all’esplosione finale che tutti conoscono. È una storia che parla di pittura, ma in realtà parla di fragilità, di solitudine e di quanto può essere difficile condividere completamente se stessi con qualcuno.”
Cosa vuol dire ardere di passione per qualcosa? La sua qual è?
“Semplicemente essere vivo. Significa che quello che fai è una scelta esistenziale, qualcosa che ti riguarda nel profondo, che ti mette in gioco ogni volta in maniera totale. La mia passione è ovviamente il teatro e più in generale il lavoro dell’attore. È un mestiere che pretende presenza, studio, costanza, e anche una certa dose di cieca ostinazione. Non sempre restituisce quello che dai, ma se continui a lavorare con serietà, prima o poi qualcosa arriva. Questo è uno dei temi dello spettacolo e un concetto che Gauguin esprime con parole meravigliose.”
“Credo che ogni attore, per restare vivo in questo mestiere, debba riuscire a gestire i propri demoni attraverso un ordine estremamente rigoroso“
L’incontro tra lei e Danny Bignotti come è avvenuto? Come si è accesa la miccia per lavorare assieme?
“Con Danny ci siamo incontrati artisticamente prima ancora che professionalmente. C’era una stima reciproca, un modo simile di intendere il lavoro, molto concreto e profondo. Quando è nata l’idea di questo spettacolo la miccia si è accesa proprio lì, nella voglia di raccontare una storia che non fosse soltanto biografica, ma umana. Danny ha una scrittura molto viva, diretta, e per un attore è un terreno ideale, perché ti costringe ad esserci, a non nasconderti dietro le parole. Devo aggiungere che la regia di Vanessa Gasbarri, sempre delicata ed elegante, impreziosisce lo splendido lavoro di Danny come autore e il rapporto che si è creato in scena con lui e Gemma La Cecilia, che interpreta una Madame Ginoux piena di forza dirompente, rende ancora più reale la vicenda dei tre personaggi.”
Oltre a restituire al pubblico una storia importante che forse non tutti conoscono, perché venire a vedere questo spettacolo? Cosa ci dobbiamo aspettare?
“Perché “Il resto arriverà – Van Gogh & Gauguin. Le nove settimane di convivenza che cambiarono la storia dell’arte” non è uno spettacolo solo per chi ama la pittura, ma per chi desidera conoscere una storia di uomini. In scena non ci sono due colossi della storia dell’arte, ci sono due persone che cercano di capire cosa fare delle proprie ombre, della propria solitudine, del proprio talento. È uno spettacolo dove è evidente una lotta: vivo, poetico, anche divertente. Tuttavia, credo che il pubblico possa riconoscersi in quella lotta. In fondo tutti, in qualche modo, abbiamo bisogno di trovare il nostro posto nel mondo.”
Quali sono i prossimi progetti a cui sta lavorando?
“Continuo a lavorare tra teatro e audiovisivo, cercando progetti che abbiano qualcosa da dire davvero. Mi interessa raccontare storie in cui ci sia conflitto, trasformazione, qualcosa che metta in connessione chi sta in scena con chi è in platea. Parallelamente porto avanti anche progetti personali, dal 21 aprile infatti sarò in scena di nuovo al Teatro7 con Re-fusi una commedia di tutt’altro genere, ma anch’essa piena di significati e profondità. È un percorso lungo e vario ed è proprio questo il bello del mestiere.”
Evviva il Teatro!
Luisella Polidori
Ringraziamo Alessandro Salvatori per la disponibilità all’intervista.
