Pubblicato da Rizzoli, ‘Le chiamava persone medicina’ di Gio Evan è un romanzo di formazione, un percorso, un nuovo inizio per Marelargo. Una nonna e un nipote, fragile e silenzioso, imparano a conoscersi intrecciando le loro vite. Una relazione affettuosa che ricorda quanto la natura sappia immergerci nella bellezza e quanto le persone che scelgono di restarci accanto siano cura e salvezza, capaci di svegliarci da una vita al neon
“Avevo appena compiuto sette anni quando mi fu prescritta la montagna come terapia. L’ipersensibilità negli anni Novanta era un fatto nuovo, quando la psicologa americana Elaine Aron battezzò il termine PAS (“persone altamente sensibili”) nessuno sapeva bene come trattare l’argomento, nessuno teneva esperienza. Mio padre era operaio, batteva ferro, mani scheggiate dal metallo, (….). La fragilità da noi non era materiale didattico, sono stato il primo a portarla in casa e come un’influenza l’ho trasmessa agli altri. In una tavolata di aprile, tra i festivi delle Pasque, parenti e famiglie iniziarono a usare la mia diagnosi come motivo di dialogo, mi inventavano futuri cercando soluzioni adatte al mio impaccio. (…) Non esisteva una vera cura al danno, così tirarono a indovinare il male minore e più che assegnarmi alla montagna la soluzione sembrava quella di cavarmi la città d’intorno”.
‘Le chiamava persone medicina’ di Gio Evan, edito da Rizzoli, è un romanzo di formazione che ha saputo trovare spazio tra molti lettori. Un racconto materno, quasi, che mette al centro della storia una nonna e un nipote, legati da un rapporto intenso e salvifico.

All’undicenne Marelargo sta stretta la città con i suoi ritmi veloci, le sue accecanti luci al neon e la sua distratta e crudele indifferenza. Così la mamma lo spedisce in montagna dalla nonna, dalla quale comincia un vero e proprio percorso di iniziazione.
Il bambino è convinto di essere nato con la pelle difettosa, troppo fine. Agli occhi dell’amica Isabella, tuttavia, sembra un giovane vecchio, troppo saggio per lei.
“I tuoi undici anni – sentenzia la ragazzina – te li porti davvero male: manchi di giochi e hai pensieri in formato adulto”
Le chiamava persone medicina: la natura come cura
Un ritratto impietoso, come sa essere solo quello di un’adolescente, che però non dispiace più di tanto a Marelargo, perché in fondo è tutto vero.
A lui non interessano le chiacchiere dei suoi coetanei davanti al bar del paese, dei ragazzini che sognano il motorino, e che si danno di gomito all’apparire di una bella fanciulla. È un ragazzino che sta in silenzio, ed ama ascoltare e osservare il mondo anche per via della consapevolezza della propria ipersensibilità.
Lo capisce bene nonna Adele che chiama il nipote per cognome, perché non crede nel nome di battesimo, conosce e parla il dialetto della natura, intesse continui dialoghi con gli alberi e gli animali, che le rispondono a modo loro.
“C’erano volte che Adele chiamava lei, la montagna, medicina paesaggistica. I boschi si somministrano come flebo, l’aria dell’alba va assunta a stomaco vuoto, per il lavoro di fattoria serve caloria (…) la montagna non sempre è un luogo, a volte è medicina, è sciroppo per lo spirito.“
Dialogare con se stessi
Nella storia c’è molto di autobiografico. Gio Evan lo chiarisce da subito nella sua introduzione essenziale in cui spiega l’esperienza vissuta con la montagna terapia e di come questa sia stata affrontata in famiglia.
E così la nonna gli insegna a dialogare con se stesso, ad affrontare le sue paure, guardandole dritte negli occhi, ad aspettare con pazienza i frutti dei campi e dei suoi sforzi, a godere della bellezza del mondo che lo circonda e dell’autenticità e della generosità delle persone, che nella vita possono davvero fare la differenza.
“Nonna le chiamava – si legge nel libro – “persone medicina”/ Diceva che ci sono persone che quando le guardi guarisci / Che appena le senti calmano i battiti, aggiustano i polsi / Ti aprono le persiane del cuore / E fanno entrare la luce vera, quella del sole /P ersone che con un abbraccio ti fermano la tachicardia di dentro / Quella che per notti e anni hai collezionato a colpi di ansie / Che nemmeno ti appartenevano / Nonna dicеva che esistono personе che tu le vedi e ti si tranquillizza il respiro, i pensieri / E dopo averle incontrate anche i sogni diventano più puliti / Diceva che esistono persone che non si spaventano dei tuoi dolori / Che non hanno paura di abbracciarti i traumi / Persone che hanno imparato a frequentare così bene il sole / Che sanno addirittura accompagnarti fino al tuo tramonto / Nonna le chiamava “persone medicina”/ Diceva che ci sono persone che quando le guardi guarisci / A detta sua, le uniche persone da frequentare / A detta sua, le uniche persone da diventare”.
Un’adolescenza fragile
Gio Evan dedica il suo romanzo alla madre, “il primo libro – scrive – che leggerà dall’alto. A tutto cielo”. E – citando un proverbio senegalese – aggiunge – “un vecchio che muore è una biblioteca che brucia“.
Ci sentiamo di consigliare questo libro per il modo semplice ed efficace in cui viene descritta l’adolescenza fragile di un ragazzino quasi senza pelle, e anche la bellezza immacolata della natura che può davvero nutrire la nostra anima..
‘Le chiamava persone medicina’ di Evans ci rammenta, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che la pubertà è un’età difficile da maneggiare con cura e che i traumi che da essa ne derivano sono ferite dell’anima che si rimarginano con fatica, ma che l’ascolto e la presenza di persone medicina possono perfino guarire.
Le riflessioni dell’autore ci inducono anche a fare del nostro meglio per svegliarci dal torpore di una vita al neon, priva di serenità e di una sana e vera aderenza alla vita.
Inoltre, il libro ci ricorda che siamo diventati quello che siamo anche grazie a persone che ci hanno saputo indicare una strada piuttosto che un’altra, con il loro esempio, e il loro affetto. Mentori che ci hanno messo a disposizione il loro tempo e la loro esperienza senza spesso chiederci nulla in cambio.
Anna Merola
Biografia
Gio Evan è scrittore, poeta, cantautore, performer e street artist. Dopo aver pubblicato con Fabbri Editori i libri di poesie “Capita a volte che ti penso sempre” e “Ormai tra noi è tutto infinito” (2017 e 2018), esce il suo primo album, “Biglietto di solo ritorno”.
Nel 2019 pubblica il romanzo “Cento cuori dentro”, nel 2020 la raccolta di poesie “Se c’è un posto bello sei te” e “I ricordi preziosi di Noah Gingols”, una favola universale sulla magia della vita.
Nel 2021 escono la nuova raccolta di poesie “Ci siamo fatti mare” e “Se mi cerchi ti trovi. Poesie da meditare”. I suoi ultimi libri sono “Vivere a squarciagola. Un viaggio in India” (2022), la nuova edizione di “Passa a sorprendermi”, arricchita da poesie inedite, e “Non perdermi sul serio” (2023).
Con i suoi concerti e spettacoli si esibisce in tutta Italia e all’estero.
Le chiamava persone medicina
Gio Evan
Editore Rizzoli
Collana Narrativa
Genere Narrativa
Anno 2025
Pagine: 192
