Sébastien Dulude
“La scrittura in prosa mi ha permesso di avvicinarmi a un certo periodo della mia vita: nella poesia si fa molto con molto poco, nella prosa il linguaggio viene massimizzato“
Il 7 dicembre scorso abbiamo incontrato Sébastien Dulude nel corso della presentazione del suo libro “Amianto” – che abbiamo recensito -, edito da La Nuova Frontiera, tenutasi nella sala Antares all’interno della Nuvola all’Eur di Roma dove si è svolta la fiera della piccola e media editoria “Più Libri Più Liberi”.

Lo scrittore canadese non parla italiano, lo fa per lui Marina Astrologo, la traduttrice dei primi due volumi della saga di “Harry Potter”.
Il pubblico presente ha così avuto l’opportunità di porre delle domande all’autore, il quale ha risposto con interesse. Qui Dulude racconta il suo passaggio letterario, dalla poesia alla letteratura, con partecipazione.
Nel suo ultimo lavoro, lo scrittore ha infatti incentrato la narrazione sull’amicizia tra due bambini che matura nel corso del tempo, inseriti nel contesto reale degli anni ’80.
Sullo sfondo le note delle sue esperienze personali che hanno contribuito a forgiare il suo primo romanzo, rendendolo attraente al lettore. Un pezzo di storia canadese arrivato fino a noi.
Sébastien Dulude, questo è il suo primo romanzo, dopo la composizione di tante poesie. Com’è stato il passaggio dalla scrittura poetica alla narrativa?
“Abbastanza naturale, è come se avessi finito un ciclo, mi sono sentito come uno sportivo che aggiunge una disciplina a quella che già pratica.”
La storia è ambientata nella città in cui ha vissuto fin da bambino, per alcuni versi “Amianto” è un po’ autobiografico?
“Ho attribuito ai due adolescenti i miei ricordi di quando ero ragazzo e vivevo a Thetford Mines. La scrittura in prosa mi ha permesso di avvicinarmi a un certo periodo della mia vita.”
Perché ha scelto di guardare questo mondo con gli occhi di un adolescente?
“Sono partito da una considerazione. Mi è venuta voglia di sviluppare l’argomento di cui avevo già trattato in poesia. Un racconto che si basa molto sul sentito, sul provato di un bambino, piuttosto che sulla conoscenza specifica dei fatti. Nella poesia si fa molto con molto poco, nella prosa il linguaggio viene massimizzato.”

Nel romanzo si nota una differenza sostanziale tra il mondo esteriore e quello interiore.
“Sì. Ho voluto marcare il contratto tra l’asprezza del territorio e la tenerezza del rapporto di amicizia dei due ragazzini. Volevo creare un mondo interiore di questi personaggi, di un bambino di fronte all’ignoto, al mistero. I problemi caratteriali del padre, invece, non li ho voluti sviluppare, li ho solo esposti. Siamo in una cittadina mineraria. Le maniere forti per lui servono a indurire il carattere, anche se Steve avrebbe avuto bisogno di un’educazione diversa per potersi sottrarre al suo destino, il padre con lui avrebbe dovuto usare un guanto di velluto piuttosto che un guanto di ferro.”
“Amianto” è ambientato negli anni Ottanta e Novanta, anni in cui l’autore si è calato perfettamente attraverso le citazioni di fumetti, libri, canzoni e abbigliamento. Ha avuto bisogno di qualche riferimento storico, oppure si tratta di ricordi?
“Ho scritto delle mie canzoni preferite, e di tutto quello che andava di moda in quegli anni che ricordo bene, perché li ho vissuti.”
Anna Merola
Foto di copertina Marc Etienne Mongrain
