‘Amianto’, di Sébastien Dulude ed edito da La nuova frontiera, è un romanzo di formazione e di impegno sociale, che racconta il terreno minato dell’infanzia e dell’adolescenza, con delicatezza e maestria
“Due ragazzini infatuati della felicità nuda di stare insieme, semplicemente e completamente, della fedeltà reciproca ed eterna che l’estate aveva suggellato.“
‘Amianto’ è il primo riuscito romanzo del poeta canadese Sébastien Dulude, presentato il 7 dicembre scorso alla fiera della piccola e media editoria “Più Libri Più Liberi”, e ambientato a Thetford Mines, un tempo conosciuta come la città dell’oro bianco del Québec.

Si parte, quindi, da un evento purtroppo reale: siamo negli anni Ottanta, decennio in cui si scopre che il minerale, su cui si alimentava quasi tutta l’economia della cittadina era cancerogeno, per cui i vari siti estrattivi vennero indentificati e smantellati con colpevole lentezza, tanto che la chiusura definitiva delle miniere risale solo al 2012.
“Paura di perdere l’amico: ce l’aveva con me quella mattina, ancora una volta, non ero stato un buon amico. Per quanto tempo ancora sarebbe stato mio amico? Il pesante frusciame degli alberi frusciava di disinvoltura. l vapori leggeri dei nostri corpi frusciavano nell’aria, in cambio delle carezze del vento. La miniera taceva. Pedalavamo guidati da tutto e il contrario di tutto, mossi dalla nostra sola simbiosi, uno sciame da due. Speravo così tanto di bastargli.”
Amianto: l’amicizia autentica
Il romanzo di impegno sociale, e allo stesso tempo, di formazione racconta la storia dell’adolescente Steve Dubois.
Il protagonista è un ragazzo di nove anni, timido e impacciato, amante dei libri e della musica, con un padre violento e autoritario e una madre, tormentata dalle emicranie, che resta sullo sfondo, come il fratello maggiore Daniel, adorato dal padre, indipendente e sicuro di sé.
Poi, però arriva Poulin, un ragazzino di 10 anni, con una famiglia normale, in cui Steve si rifugia. E l’intesa tra i due ragazzini si trasforma, ben presto, in amicizia.
Così, in sella alle loro biciclette, scorrazzano per il bosco, costruiscono una capanna sugli alberi, e si confidano sui tremori e le fragilità dell’infanzia, suggellando un patto di autentica e vera amicizia.
“Ci sposavamo a meraviglia – ricorda Steve, che nel libro, è la voce narrante -: io ero uno che rimuginava le sue ossessioni, e lui uno che tentava a ogni costo di concretizzare le sue. A mano a mano che passavano i giorni, che ormai trascorrevamo immancabilmente insieme, ho capito che per il piccolo Poulin una capanna non era mai finita, che per il piccolo Poulin un desiderio non restava mai insoddisfatto…/ … (eravamo) Due ragazzini infatuati della felicità nuda di stare insieme, semplicemente e completamente, della fedeltà reciproca ed eterna che l’estate aveva suggellato.“
La prosa poetica
Correva l’anno 1986, denso di eventi invasivi e terribili, di cui i ragazzini fanno un dettagliato resoconto, con la raccolta di ritagli di giornali e immagini.
Il diario diventa di conseguenza il loro elenco delle catastrofi: il disastro nucleare di Chernobyl e l’esplosione dello Space Shuttle Challenger, a cui assistono in diretta televisiva a scuola, scioccati dai guizzanti fuochi d’artificio.
Eventi terribili, che sembrano essere lo scotto da pagare per la rivoluzione tecnologica che partiva in quegli anni e che, in qualche modo, anticipa la tragedia che incombe sui ragazzini e sulle loro famiglie a causa del terribile oro bianco.
“Sono di un umore anticiclonico, come inebriato da ossigeno puro, e non sento ancora che il vuoto mi armi il cuore“.
Amianto: gli influssi letali dell’oro bianco
Occorre, tuttavia, precisare che nella prosa, molto poetica, dello scrittore canadese non vengono descritti l’amianto e i suoi influssi letali, ma tutto resta sospeso in una sorta di bolla che prefigura, attraverso degli effetti concreti, la tragedia imminente.
I bambini giocano e vivono in una cittadina in cui la polvere si attacca alla pelle, in cui le esplosioni roboanti fanno da colonna sonora alla loro infanzia, che trova.
Per Steve, quindi, non esiste solo la minaccia della violenza del padre, camionista della miniera di King-Beaver, ma qualcos’altro di altrettanto pericoloso che si percepisce nella descrizioni dei luoghi dei loro giochi.
Nel ricordare la sua infanzia Steve riflette:
“Mio padre non era cattivo, era arrabbiato. Potevo capirlo – come capivo questo: io lo odiavo, io di lui avevo paura.“
La consapevolezza di vivere in una società ingiusta
Nella seconda parte del romanzo, ambientata nel 1991, Steve è ormai un adolescente, costretto a fare i conti con perdite e drammi ancora più tangibili e concreti, e con la consapevolezza che il suo dolore e il suo senso di pena non svaniranno mai.
E così si rifugia in un mondo dove il grunge e il metal leniscono in parte i suoi tormenti per il senso di inadeguatezza che lo sfinisce.
In quegli anni conosce Cindy, “che giorno dopo giorno – scrive – mi rivela il suo appetito illimitato per il mondo. Cindy sa come starci al mondo, per me neanche la mia camera è stata un posto sicuro, e come nascondiglio mi resta solo una piscina.“
La ragazza fa nascere in lui la consapevolezza di vivere in una società ingiusta in cui i più deboli, perché privi di risorse per comprendere i meccanismi che regolano il mondo, soccombono. Tra questi anche il fratello Daniel, così scioccamente sicuro di sé e perciò amato dal padre.
“Daniel non ha un tatuaggio. Hanno fatto abortire a priori qualsiasi manifestazione di disobbedienza sotto forma di inchiostro, anche in sogno.“
Un romanzo evocativo
Ci sentiamo di consigliare questo libro per il modo lieve in cui viene descritta l’infanzia e l’adolescenza poi. Ma anche per la delicatezza con cui si racconta la nascita, tra i due ragazzini, di un’amicizia autentica, fatta di condivisione, di poche parole e di molti gesti concreti.
‘Amianto’ ci ricorda, inoltre, la funzione importante della cultura e dei libri, che il padre di Steve rinnegava e che considerava inutili.
Infine, ci rammenta, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che l’infanzia spesso non è un’isola felice e che i traumi che da essa ne derivano ci forgiano il carattere, alimentando le nostre paure e il nostro senso di inadeguatezza in un mondo che fa paura.
Un romanzo evocativo e struggente, che ci induce a riflettere su come e dove il mondo ci sta portando, senza che molti ne abbiano, purtroppo, consapevolezza e percezione.
Anna Merola
Biografia
Sébastien Dulude è nato a Montréal nel 1976 ed è cresciuto a Thetford Mines. Dopo aver studiato Giurisprudenza, si dedica alla letteratura, conseguendo un dottorato in Lettere all’Università del Québec a Trois-Rivières.
Ha pubblicato le raccolte di poesie “Chambres” (2013), “Ouvert l’hiver” (2015) e “Divisible par zéro” (2019), ed è noto per le sue performance che mescolano poesia e arte visiva.
Nel 2024 ha pubblicato il suo primo romanzo, “Amianto”, ispirato alla alla sua giovinezza a Thetford Mines. È direttore letterario delle Éditions La Mèche e molto attivo nella scena letteraria del Québec.
Amianto
Sébastien Dulude
Traduzione Camilla Diez
Editore La nuova frontiera
Collana Liberamente
Genere Romanzo
Anno 2025
Pagine 192
