Il teatro Arcobaleno di Roma, dall’8 al 17 maggio, ha chiuso la stagione con la messa in scena de ‘Il misantropo ovvero il sogno di Alceste’, capolavoro senza tempo di Molière, pseudonimo di Jean Baptiste Poquelin, il padre della moderna commedia francese, che dimostra quanto i meccanismi dell’ipocrisia sociale, del conformismo e dell’opportunismo siano rimasti sorprendentemente immutati, rendendo la sua critica ancora attuale nella società contemporanea
Il noto testo, adattato e diretto da Vincenzo Zingaro, vuole essere un tributo del Centro stabile del classico al grande drammaturgo francese.

Molière ha avuto, infatti, il merito di rivoluzionare, assieme a Racine, il teatro d’Oltralpe, trasformandolo da semplice intrattenimento in uno strumento necessario ed efficace di denuncia, critica sociale e osservazione dei mali del Seicento e dell’umanità tutta. Portando sulla scena vizi, contraddizioni e debolezze del suo tempo, il drammaturgo francese è riuscito a oltrepassare i confini della propria epoca e a varcare, a quattro secoli di distanza – possiamo affermarlo – le dimensioni temporali.
Il misantropo ovvero il sogno di Alceste
Nei panni di Alceste non poteva che esserci lo stesso Vincenzo Zingaro, sincero fino alle estreme conseguenze, e quindi insopportabile a tutti gli altri ipocriti personaggi, a cominciare da Célimène, nobildonna di cui è innamorato, interpretata dalla brava Annalena Lombardi.
Sul palco, allestito come un salotto dai colori accesi, con due sedie e uno specchio, si alternano Filinte, l’amico disilluso di Alceste, di cui Giovanni Ribò veste i panni, la virtuosa Arsinoè rappresentata da Laura De Angelis, Oronte, ruolo affidato a Pietro Sarpa, Acaste a cui Fabrizio Passerini dà volto e anima, Clitandro interpretato da Rocco Militano, Eliante impersonata da Sina Senastiani, mentre Paolo Oppedisano è Basco.
La dimensione onirica
Nella rilettura di Zingaro, ‘Il misantropo ovvero il sogno di Alceste’ è raccontato in due atti: prende vita così una dimensione onirica, preannunciata anche nel titolo, uno spazio simbolico che non rappresenta una fuga dalla realtà, ma ne amplifica le ipocrisie e le finzioni.
Alceste, che si è addormentato su una poltrona, vive un sogno affollato di figure che, per avere vita facile nei rapporti sociali, mentono in modo spudorato. Lui sembra guardarle dall’alto della sua granitica fermezza, affermando di odiarle tutte, perché in loro non c’è alcuna verità.
Le loro frasi vengono pronunciate in nome della convenienza, della mancanza di coraggio e di carattere. Sono infatti tutte persone che indossano una maschera imposta dalla società.
Il richiamo al nuovo teatro di Luigi Pirandello, e più in generale, a quello del Novecento è fin troppo evidente, anche nella scelta di Zingaro di far entrare i suoi personaggi dalla platea per poi farli salire sul palco a recitare il loro finto ruolo.
La scena è resa ancora più suggestiva dalle musiche di Giovanni Zappalorto che pare accompagnare le altalenanti emozioni evocate dal testo: leggerezza e stress emotivo, satira e critica sociale.
E tutti gli attori, Zingaro in primis, sono bravissimi ad alternare vari registri attoriali per strapparci a fine spettacolo un sorriso, seppur amaro, sulla nostra condizione sociale che, dopo quattro secoli, non è cambiata poi così tanto.
Anna Merola
Teatro Arcobaleno
8-9-10 maggio
15-16-17 maggio
Il misantropo ovvero Il sogno di Alceste
di Molière ovvero Il sogno di Alceste
Adattamento e regia Vincenzo Zingaro
con Vincenzo Zingaro
e Annalena Lombardi, Giovanni Ribò, Piero Sarpa, Laura De Angelis, Fabrizio Passerini, Rocco Militano, Sina Sebastiani e Paolo Oppedisano
Costumi Emiliana di Rubbo
Disegno Luci Giovanna Venzi
Musiche Giovanni Zappalorto
Scene Vincenzo Zingaro
