Per due serate, il 15 e il 16 maggio scorsi, il teatro Basilica di Roma ha ospitato ‘La disfatta’, un’opera cruda e immaginifica che mette in scena uno degli effetti collaterali del Nazismo
Dopo la morte di Hitler, negli ultimi giorni del Terzo Reich, dentro un bunker tedesco si nasconde Fritz, il postino del Fuhrer, che rivive in forma delirante il crollo del Nazismo.

Gianni Guardigli firma ‘La disfatta’, un testo di memoria civile costruito come un monologo febbrile e frammentato attorno alla figura di Fritz, il postino di Hitler, un personaggio immaginario e marginale che diventa il simbolo di quella zona grigia, tipica dei sottoposti, fatta di obbedienza e paura.
La disfatta: una prigione mentale
La scrittura di Guardigli non cerca colpi di scena, ma lavora soprattutto sulla componente psicologica del protagonista, Fritz, interpretato con grandissimo trasporto da Riccardo Leonelli.
L’attore sostiene da solo l’intera messinscena con una prestazione tesa tra ricordo e delirio, che mette insieme non soltanto le contorsioni mentali di Fritz ma anche la sua irrequietezza fisica, fatta di espressioni facciali stravolte e muscoli contratti.
La regia, curata dallo stesso Leonelli, predilige più l’atmosfera che l’azione, scegliendo ritmi rallentati e una recitazione spesso sopra le righe che a tratti può apparire ripetitiva, ma che resta coerente con la natura claustrofobica del testo.
L’allestimento scenico è essenziale, con pochi oggetti, luci deboli e un bunker evocato più per il suo condizionamento mentale verso chi lo occupa che in quanto luogo fisico: questa sottrazione funziona soprattutto nei momenti in cui il vuoto scenico amplifica il senso di isolamento del personaggio e le sue farneticazioni.
Le musiche dell’opera portano la firma di Francesco Pepicelli e accompagnano senza invadere, contribuendo a creare una tensione costante che non esplode mai davvero, rimane compressa fino alla fine.
Il giudizio resta sospeso
Uno degli aspetti più interessanti dello spettacolo è il rifiuto di offrire giudizi definitivi: Fritz non viene assolto, ma non è neppure trasformato in una caricatura del male; la rappresentazione insiste piuttosto su un’inquietante idea che vuole rendere normale la connivenza.
Non tutto di questo lavoro però mantiene la stessa intensità: alcuni passaggi interiori risultano ridondanti e il copione, soprattutto nella parte centrale, tende a girare più volte intorno agli stessi concetti emotivi.
La forza di ‘La disfatta’ sta soprattutto nella sua capacità di mantenere il disagio aperto, senza trasformare la memoria storica in retorica, si preferisce piuttosto insinuare domande che costruire tesi definitive.
Nella sua globalità, l’esibizione è rigorosa, compatta e volutamente scomoda, non cerca effetti scandalistici né spera in schieramenti, tuttavia non scuote molte corde emotive.
Gabriele Amoroso
Foto: Liviana Lattanzi
Teatro Basílica
15 e 16 maggio
La disfatta
Gli ultimi giorni del bunker
di Gianni Guardigli
Diretto e interpretato da Riccardo Leonelli
Costumi Marinella Pericolini
Musiche Francesco Pepicelli
“La disfatta” racconta lo sconvolgimento mentale del postino di Hitler
