Il teatro Cometa Off di Roma ha presentato un interessante fuori cartellone: ‘Il buco dell’aux’ è lo spettacolo che gli scorsi 16 e 17 settembre ha descritto l’esigenza di comunicare, di condividere e di alzare la voce che le nuove generazioni sentono sempre di più, finendo però per restare molto spesso inascoltata
Mike, Pino e Bruno sono tre ragazzi che, una volta entrati in possesso di un vecchio garage, fanno di tutto per trasformare quel locale in un luogo di ritrovo per chiunque abbia voglia di far sentire la propria voce, amplificata da un microfono, per poter comunicare e divulgare un insieme di speranze, dubbi, frustrazioni, ambizioni e proteste che sembrano interessare gran parte della loro stessa generazione.

‘Il buco dell’aux’ è il debutto ufficiale di Edoardo Trotta, Manuel Ficini ed Erich Lopes, tre allievi di “Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini”, che con questo lavoro si presentano al pubblico come autori, attori e registi.
Nonostante questi ragazzi siano giovanissimi e ancora poco esperti, l’opera appare particolarmente matura e, soprattutto, non si lascia travolgere da un certo entusiasmo giovanile e da una visione troppo ottimistica di ciò che viene raccontato.
Lo spettacolo è infatti una metafora neppure esagerata, anzi molto ben misurata, dell’esigenza, sempre più potente nella nostra epoca, di comunicare e condividere tutte quelle che sono le convinzioni e i pensieri più profondi.
Il buco dell’aux: ottimo esordio
Tuttavia, in questa riuscita opera, il microfono, che diventa lo strumento protagonista della narrazione, rappresenta il mezzo con il quale esternare ciò che si ha nella propria testa, ma allo stesso modo, in maniera molto cruda ma verosimile, viene anche sopraffatto da un insieme di egoismi e soprattutto da ascoltatori sordi e disattenti, che inevitabilmente ne bloccano la trasmissione.
Questa fondamentale caratteristica del copione mostra un ovvio coraggio da parte degli autori, i quali non vanno a cercare un lieto fine a tutti i costi, ma anzi scelgono di dimostrare la realtà dei fatti in un modo libero da qualsiasi filtro, nonostante quell’immagine vera e sconfortante rappresenti per loro stessi e i loro coetanei una circostanza deprimente.
‘Il buco dell’aux’ può quindi ritenersi un lavoro valido e onesto, capace di mettere in luce uno spirito autoriale piuttosto raro, che nel momento in cui affronta argomenti controversi o negativi, sceglie di andare fino in fondo senza voler necessariamente trovare dei presunti lati positivi.
Manuel Ficini è un attore da tenere d’occhio
A fronte di questo testo così interessante e di una regia non proprio altrettanto indovinata – la rappresentazione è spesso troppo gridata e caotica – i tre ragazzi protagonisti, nelle vesti di attori, se la cavano molto bene, creando un’evidente sintonia e dando ai propri personaggi dei contorni verosimili e definiti, sebbene in qualche circostanza, forse anche esasperati.
In questo cast spicca Manuel Ficini il quale, insieme a un’ottima presenza scenica, mette sul palco anche un chiaro talento che lo fa ricordare e che lo mantiene sotto una luce più diretta.
Gabriele Amoroso
Teatro Cometa Off
16 e 17 settembre
Il buco dell’aux
Scritto, diretto e interpretato da Edoardo Trotta, Manuel Ficini ed Erich Lopes
da un’idea di Iacopo Bertoni
Consulenza drammaturgica Gabriele Di Luca
Consulenza registica Silvio Peroni
Realizzato nell’ambito del Labor Work Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini
con il sostegno di DiSCo Lazio e Regione Lazio
