Un’immersione totale in un ecosistema montano dove l’animo umano rivela le sue sfumature più cupe. L’ultima fatica letteraria firmata Nicola Lucchi, pubblicata da Neo Edizioni (e vincitrice dell’omonimo Premio Nazionale di Narrativa nel 2025), ‘Il giardino dei fiori infelici’, si impone nel panorama editoriale contemporaneo come un’opera dura, importante, coraggiosa. Questo testo travalica i confini del thriller convenzionale per abbracciare i toni del romanzo gotico rurale, offrendo al lettore un’esperienza sensoriale cruda e ipnotica
“Mio padre si appese al ciliegio. Lo fece anche il suo, ma scelse un ramo più alto. Quell’albero l’aveva piantato nonno quando era ancora un ragazzino, ed era cresciuto tanto da sollevarci dalla calura estiva per qualche ora al giorno, quando la sua lunga ombra si proiettava sulla facciata est della casa, dove Lucas dormiva. È colpa di quell’ombra se Lucas è diventato quel che è diventato, mica di nostro Signore. È quell’ombra nutrita a paura che l’ha schiacciato nel buio fin dalla culla“
L’incipit ci catapulta in medias res: il ventidueenne Lucas fa ritorno al proprio paese natale stringendo i polsi nei ceppi d’acciaio delle forze dell’ordine. L’accusa è agghiacciante, l’esito giudiziario appare scontato, eppure manca il tassello fondamentale, ovvero la motivazione scatenante dietro l’uccisione di alcune giovani vite. L’assassino promette di svelare l’enigma ponendo un singolare veto: esige di compiere una passeggiata silvestre scortato da don Raffaele.

Tale prelato, allontanatosi dalla conca alpina parecchi anni prima, accetta l’incarico per vocazione pastorale, ignaro del baratro che lo attende. Non assisterà a un semplice sacramento penitenziale, bensì a un autentico calvario espiatorio.
“Lo pensavano tutti che non avrei dovuto mettere al mondo quel figlio. Qualcuno, a volte, aveva perfino il coraggio di dirlo. Affogalo nel torrente e seppelliscilo in giardino, se non altro farà bene ai fiori. Con le corde degli impiccati, sul ramo dove papà si appese costruii un’altalena. Era il gioco preferito di Lucas. Ogni pomeriggio, dopo la scuola, passava il suo tempo lì, su e giù dall’altalena, sempre intorno al ciliegio“
L’Eredità del dolore
A tessere le fila di questa narrazione è Olga, genitrice del carnefice, stigmatizzata dalla comunità locale con l’appellativo di strega. Attraverso il suo sguardo disincantato, la biografia del nucleo domestico si fonde inesorabilmente con l’affresco corale di un microcosmo chiuso, segnato da indigenza materiale e aridità affettiva.
Il legame materno, solitamente baluardo di purezza, viene qui sezionato con lucidità, mostrando come l’attaccamento viscerale possa corrompersi qualora germogli nel terriccio dell’isolamento sociale.
Il centro focale dello scritto gravita attorno alla natura infettiva della cattiveria. L’autore indaga magistralmente i reticenti silenzi paesani, dimostrando come i segreti taciuti e i soprusi ignorati diventino inevitabili incubatrici di future aberrazioni.
Il paesaggio montuoso, lungi dall’essere un mero sfondo bucolico, assume i contorni di una prigione a cielo aperto. In questo habitat avvelenato, il confine tra oppressi e aguzzini si dissolve: chi subisce torti oggi, rischia di trasformarsi nel predatore di domani.
La scrittura brilla per asciuttezza e precisione chirurgica. Forte del suo background da sceneggiatore, il romanziere costruisce sequenze dall’impatto visivo dirompente, schivando accuratamente inutili orpelli retorici. I dialoghi risultano taglienti, mentre il ritmo incalzante asseconda i battiti di una suspense latente che non cede mai il passo alla consolazione. Si tratta di una prosa densa, capace di raggelare il sangue e penetrare sottopelle.
“Mio marito se ne andò quando il bambino non aveva ancora cinque anni. Lucas non pianse. Non aveva pianto nemmeno quando era venuto al mondo. La levatrice lo teneva a testa in giù per i piedi. Gli schiaffeggiava il sedere. Se non piange muore, diceva, se non piange non respira.”
Il giardino dei fiori infelici: una narrativa scomoda
Questa storia non è per lettori che amano i lieti fine, che amano vedere l’investigatore e l’eroe di turno trionfare, bensì all’interno del racconto non ci sono eroi. Lucchi, infatti, consegna ai propri lettori un volume aspro e viscerale, un congegno narrativo destinato a sedimentarsi nella coscienza dei lettori ben oltre aver voltato l’ultima pagina.
A chi si rivolge questo romanzo? L’acquisto de ‘Il giardino dei fiori infelici’ rappresenta una scelta imprescindibile per gli estimatori delle atmosfere claustrofobiche, dei thriller psicologici atipici e delle esplorazioni sui traumi silenti.
È una proposta editoriale pensata per un pubblico maturo e coraggioso, desideroso di confrontarsi con una storia scevra da facili moralismi, assoluzioni a buon mercato o rassicurazioni posticce.
In definitiva, nel perimetro narrativo tracciato da questa pregevole pubblicazione targata Neo Edizioni, l’infelicità smette di essere una condizione individuale passeggera per tramutarsi in un monito collettivo indelebile: voltare lo sguardo di fronte all’ingiustizia è il primo, impercettibile, passo per diventarne complici.
Andrea Di Sciullo
Biografia
Nicola Lucchi, lavora come sceneggiatore ed è autore di romanzi e saggi. Tra le sue pubblicazioni per ragazzi la trilogia di Daniel Ghost e la dilogia I guardiani della memoria, entrambe edite da Gribaudo e Memorie di un boia che amava i fiori, Ediz. Illustrata (Bakemono Lab, 2020). Appassionato di storia di Hollywood, scrive di cinema per varie riviste specializzate ed è autore del volume Il sogno del cinema – La mia vita, un film alla volta, autobiografia del direttore della fotografia Dante Spinotti edita da La Nave di Teseo (2023).
Il giardino dei fiori infelici
Nicola Lucchi
Editore Neo
Collana
Genere Mystery, Giallo, Thriller
Anno 2025
Pagine 175
