Al teatro Delle Muse di Roma, il 20 e 21 maggio, ha debuttato ‘Molly’, uno spettacolo che prende ispirazione da una delle più rivoluzionarie opere del XX secolo: “Ulisse” di James Joyce. Scritto da Ester Palma e Giovanna Biraghi, la rappresentazione parla di come la chirurgia estetica possa indurre a sentirsi di nuovo giovani e sicure
Al teatro delle Muse di Roma ha debuttato ‘Molly’, liberamente ispirato alla protagonista femminile dell’ultimo capitolo dell’”Ulisse” di James Joyce, Molly Bloom. Un testo scritto in punta di penna da Ester Palma e Giovanni Biraghi, e diretto con maestria da Tommaso Arnaldi.

Sul palco la talentuosa Maria Sofia Palmieri, nei panni di una Molly giovane e problematica che scambia battute e riflessioni amare con quella che sembra essere l’assistente della chirurga estetica, interpretata da Maria Cristina Maccà.
Le due donne, che indossano non a caso lo stesso vestito, si muovono tra grandi cerchi luminosi che pendono dal soffitto, una scenografia accattivante ideata da Dorotea Ottaviani e arricchita dalla tecnica e dal disegno luci di Alice Tamburrino.
Molly: la chirurgia estetica il male dei nostri tempi
Il sipario di apre con una ginnica Molly, in bilico, ma al contempo in equilibrio sul cerchio, mostrando tutta la sua fisicità e la sua esuberante bellezza, che sembrano, però, non bastarle.
È infatti decisa a rifarsi il seno, prosciugato dalla gravidanza, ma la chirurga le annulla l’intervento perché Molly ha pagato con un assegno a vuoto.
La protesta che la giovane improvvisa investe la saggia – e finta – assistente che sembra aver attraversato gran parte ormai della sua vita: sposata da oltre trent’anni con un marito che la tradisce e una figlia distante a cui non ha saputo dare amore.
“Perché – confessa – avevo paura che la sua giovinezza offuscasse il mio fascino, ma non esiste operazione al mondo che mi faccia recuperare la fiducia in me stessa“.
Essere una donna pensante
Il richiamo ossessivo e, purtroppo, molto attuale alla chirurgia estetica è uno dei temi centrali del testo, ma non il solo.
Le ponderazioni sulla vita, sull’amore, sul rapporto genitori-figli sono molte e sempre ben inserite nei dialoghi amari e ironici che riescono a strappare agli spettatori, durante questo coraggioso spettacolo di poco più di un’ora, anche un mezzo sorriso, per la bravura delle attrici che alternano, nella recitazione, più registri attoriali a seconda dello stato d’animo che suggerisce il testo.
Sopra tutto si eleva la consapevolezza della protagonista di essere una donna pensante con una mente agile e brillante, che ricorda i tratti salienti della Molly Bloom di Joyce e del suo noto monologo di una cinquantina di pagine in cui dà senso e vita agli altri personaggi. Nelle sue considerazioni domina, non a caso, la parola “Yes“.
‘Molly’, quindi, è un sì alla vita, sì al desiderio, sì all’azione, pur con tutti gli errori commessi. Si cade, ma ci si rialza. Sempre.
Anna Merola
Teatro delle Muse
24 maggio
Molly
tratto dal personaggio di Molly Bloom di J. Joyce
di Ester Palma e Giovanna Biraghi
Regia Tommaso Arnaldi
con Maria Sofia Palmieri e Maria Cristina Maccà
Disegno luci e tecnica Alice Tamburino
Scenografia e locandina Dorotea Ottaviani
Produzione Marco Testaiuti
