‘Il Conciaossa’ è il romanzo popolare dei vinti del nostro secolo ambientato nella periferia romana del degrado e della malavita, dove convivono emarginati per bene e la bassa manovalanza della criminalità organizzata
“Fianco a fianco, si potevano in quel momento vedere noti spacciatori e persone non dedite alla criminalità, appartenenti comunque a famiglie che si conoscevano da una vita, cresciute insieme, alcune delle quali si erano perse in loschi affari e altre facevano una vita onesta, tutte però consapevoli di appartenere allo stesso angolo di mondo”.
I personaggi de ‘Il Conciaossa’ ricordano i vinti, similmente ai protagonisti dei romanzi del celebre ciclo di Giovanni Verga. Sono gli sconfitti dalla vita, i soccombenti nonostante il tentativo di migliorare la propria condizione nella società.

In qualche caso si rivelano “vasi di coccio in mezzo a vasi di ferro”, sopraffatti dalle circostanze, dalle illusioni, dallo squallore del contesto. Tra questi sconfitti sociali si notano atteggiamenti diversi, agli antipodi.
Da una parte ricerca dell’invisibilità, con la massima discrezione; dall’altra intraprendenza, ricerca di visibilità. Non è in nessun caso rassegnazione, i personaggi cercano strade diverse, ma rimangono ingabbiati nel destino grigio.
Un casermone popolare ospita famiglie segnate dall’emarginazione nella periferia più malsana. Un ghetto malavitoso dove poche famiglie disagiate perbene convivono con boss dello spaccio ma soprattutto con la bassa manovalanza degli assoldati dalla criminalità. Uno spaccato di vita e di vite singole.
“La sua vita quotidiana si dipana tra il cucinare e il mangiare senza controllo, il ricevere qualche cliente bisognoso di un trattamento che ‘metta al loro posto’ le ossa”.
Qui viveva il Conciaossa
Ma il Conciaossa, non si poteva dire integrato in quel contesto, nonostante tutto. “Se la casa poteva essere una gabbia, era anche parte di qualcosa che lui riconosceva e a cui era connesso, a cui sapeva di appartenere” .
Cionondimeno aveva adottato “un sistema tutto suo per stare in bilico in quel pantano. Lui lì ci viveva. Sistemava fratture e problemi di articolazioni secondo metodi propri delle società tribali e contadine iniziazione”. Eppure, mentre cerca di ricomporre le fratture del corpo altrui, non riesce a sanare quelle della propria esistenza.
La bulimia era il suo modo di essere, una debolezza che tanti disprezzavano e che lo complessava, ma che diviene anche metafora del tentativo di colmare un vuoto: quello personale e quello del quartiere in cui vive. I forti aromi di cucina diventavano talvolta segnaletica. Nonostante il suo impegno per socializzare e farsi apprezzare “Solo se ne arrivava e solo se ne tornava”.
Un piccolo musicista si distingueva in quel contesto e dava speranza col suo candore infantile e il suo estro. Un’eccezione “Sono fiori nel fango. La bellezza, la sincerità e l’armonia di quel suono.“
Un romanzo corale
Così un concerto organizzato dalla parrocchia diventa un momento condiviso dove “tutti parlavano con tutti, in una sospensione del giudizio sulla propria vita e quella altrui”.
Ma anche la schiva Matilde rappresentava una eccezione nel degrado. Anch’essa a suo modo vittima dell’ambiente, “capiva comunque molto bene certe dinamiche, quei comportamenti tipici delle comunità chiuse che si sorreggono con solidarietà e si compattano, nonostante i loro conflitti e loro differenze quando sopravvengono minacce esterne”.
Non pensava a emergere in alcun modo: la sua era una ”missione speciale senza farsi notare invisibili piccoli gesti verso le persone”.
Paola Musa costruisce un romanzo corale che evita ogni retorica sulla periferia. Con una scrittura asciutta, attenta ai dettagli del quotidiano e priva di compiacimenti, ne racconta la durezza senza indulgere nel sensazionalismo, lasciando emergere la complessità di un’umanità sospesa tra emarginazione, solidarietà e desiderio di riscatto.
Ne ‘Il Conciaossa’ non esistono eroi, ma uomini e donne che continuano a cercare un posto nel mondo, anche quando quel mondo sembra averli già condannati all’invisibilità.
Margherita Manara
Biografia
Paola Musa, è scrittrice, sceneggiatrice, poetessa, paroliera di numerosi musicisti. Ha ottenuto diversi riconoscimenti in ambito poetico.
Il suo primo romanzo è datato 2008 intitolato “Condominio occidentale” (Salerno Editrice), selezionato al Festival du Premier Roman de Chambéry e al Premio Primo Romanzo Città di Cuneo.
La versione teatrale del romanzo sotto la regia di Tiziana Sensi, ha ottenuto la medaglia dal Presidente della Repubblica e la menzione speciale per il teatro al Premio Anima. Lo stesso testo ha dato origine al tv movie prodotto da Rai 1 “Una casa nel cuore” nel 2015.
Dopo questo primo esordio ha pubblicato “Il terzo corpo dell’amore” (Salerno Editrice) nel 2009 e Arkadia ha pubblicato i romanzi “Quelli che restano” (2014), “Go Max Go”, romanzo musicale (2016) con Arcadia.
Con quest’ultima casa editrice ha scritto una raccolta imperniata sui vizi capitali iniziata con “L’ora Meridiana” (Premio della critica all’Etna Book Festival), “La figlia di Shakespeare” (2020), “Nessuno sotto il letto” (2021), “Umor vitreo” (2022), proposto all’edizione del Premio Strega 2024 e Vincitore della Menzione Speciale al Premio Emilio Lussu 2024), “La vita in più di Marta S.” (2025).
“Il Conciaossa” rappresenta il 6° capitolo della serie.
In ambito poetico Paola Musa ha pubblicato “Ore venti e trenta” (Albeggi edizioni, 2012) e “Anse di memoria” (Macabor editore 2017.
Il Conciaossa
Paola Musa
Editore Arkadia
Collana Eclypse
Genere Narrativa
Anno 2026
Pagine 140
