Dal 16 al 18 gennaio, il teatro Trastevere ha ospitato ‘Eichmann’, un’opera profonda e corposa, firmata da Stefano Massini, che in questa versione per il pubblico romano non riesce purtroppo a esprimere tutto il suo potenziale.
Nel 1961, a Gerusalemme, Adolf Eichmann è interrogato dalla storica Hannah Arendt durante la propria prigionia. Nel dialogo, Eichmann ricostruisce la propria vicenda personale e il ruolo avuto nell’organizzazione delle deportazioni naziste e mentre quella sorta di intervista diventa un faccia a faccia tra due rivali, si avvicina il processo che deciderà la condanna dell’ex gerarca.

Con ‘Eichmann’, il prolifico Stefano Massini ha messo su carta una storia cupa e affascinante che lascia spiazzati per l’analisi articolata e corretta che viene fatta sulla crudeltà umana.
Eichmann: dove comincia la crudeltà?
ll lungo dialogo è costruito sugli atti del processo ad Adolf Eichmann presso il tribunale di Gerusalemme nel 1961, al quale Hannah Arendt assistette, e Massini lo mette su carta sotto forma di una intervista, in realtà mai esistita, che lascia trasparire una lunga serie di inquietanti interrogativi.
Il nodo del copione è infatti la ricerca delle origini della crudeltà stessa e il tentativo di comprendere come il ritrovarsi, per caso o per dovere, in un ingranaggio di obblighi possa alterare l’indole naturale del singolo soggetto.
E così anche la platea, insieme a Hannah Arendt, inizia a porsi domande su dove sia il limite tra obbedienza e responsabilità, tra dignità e accondiscendenza, tra singolarità e collettività.
Purtroppo, però, una materia così complessa, accattivante e densa viene portata sul palcoscenico dalla regista, Monica Falconi, nella maniera peggiore possibile: la Falconi crea un allestimento banale, vuoto e statico che, per quanto voglia dare risalto ai significativi dialoghi, immobilizza gli attori e appiattisce lo spessore dei dialoghi stessi.
Un problema di regia
La regista non sfrutta in alcun modo neppure il comparto tecnico, a partire dalle luci che rimangono fisse per quasi tutta la durata della rappresentazione su un fastidioso colore azzurrato che nulla a che fare con quella che dovrebbe essere l’atmosfera della storia.
Anche i brevi estratti video proiettati durante l’azione, con lo scopo di dare vita a un parallelismo tra il genocidio degli ebrei durante il nazismo e quello attuale dei palestinesi, appaiono superflui, scontati e persino furbi.
Nel corso delle quasi due lunghissime ore di messinscena, i protagonisti Alessandro Giova e Laura Garofoli ce la mettono davvero tutta per gestire un testo così carico e importante, ma entrambi mancano di disinvoltura e sembrano a tratti persino insicuri e nascosti dietro posizioni cristallizzate, timidi gesticolamenti sempre uguali a loro stessi ed espressioni monotone.
‘Eichmann’ è dunque uno spettacolo che non ingrana e che crea un’inspiegabile e deludente dicotomia tra le altissime potenzialità di un copione davvero profondo e la sua resa scenica così povera e sfibrante.
Gabriele Amoroso
Teatro Trastevere
dal 16 al 18 gennaio
Eichmann
di Stefano Massini
Regia Monica Falconi
con Alessandro Giova e Laura Garofoli
