L’8 maggio il teatro Aurelio di Roma ospita la Compagnia Sette Sipari con ‘Versi e musica: Roberto Vecchioni – Il Professore e i suoi poeti’, ideato e diretto da Cristiano Cecchetti. Una serata intrisa di poesia e canzoni, per omaggiare sia un cantautore di eccezione sia versi immortali di poeti che resistono nel tempo
Lo spettacolo si chiama ‘Versi e musica: Roberto Vecchioni – Il Professore e i suoi poeti’. Ideato e diretto da Cristiano Cecchetti, è un titolo che suona come un esame di maturità interiore. Ma non scappate. Non è roba da poltrona e bacchetta, bensì da coltello nelle costole del pensiero unico, della televisione che ti spegne il cervello a rate, dei social che riducono l’anima a uno schermo da 6 pollici.

Cecchetti ce l’ha raccontato prima nella sua seggiola da attore-regista-maestro che ha calcato Cechov, Ionesco, Pirandello e doppiaggio alla scuola Titania. Ma non aspettatevi l’ennesimo omaggio a un cantautore con tanto di lacrima facile. No. Qui si entra in trincea: “L’idea nasce principalmente dalla grande passione che ho sempre nutrito, fin dall’adolescenza, per il Professore, uno degli indiscussi Maestri della canzone d’autore italiana – chiarisce Cecchetti. Da tempo avevo in mente di realizzare questo spettacolo e, con grande gioia, ci sono riuscito. Questa dedica al professor Vecchioni vuole fare emergere, prima di tutto, il suo grande amore per la parola.”
Versi e musica: la parola è l’unica vera invenzione umana
Le domande che abbiamo rivolto al regista partono da una citazione di Vecchioni: “La parola (e l’arte in genere) è l’unica vera invenzione umana, tutte le altre sono scoperte, dalla ruota al bosone. C’erano già tutte, bisognava solo impossessarsene. La parola no, è nata dal nulla“.
Fermati un attimo. Respira. È qui che ‘Versi e musica’, più che un recital, diventa un atto di resistenza contro la superficialità contemporanea. Contro quella approssimazione che Cecchetti — nel suo curriculum da combattente teatrale — definisce come “il grande livellatore del bello e del brutto, del talento e della mediocrità“.
Cecchetti lo dice senza peli sulla lingua: “Noi proviamo ad accompagnare il pubblico in un percorso che si contrappone al mondo frenetico, fatto di immagini, materialità ed emozioni fugaci. Ad accompagnare il pubblico, con ‘Versi e musica’, in un percorso che si contrappone totalmente a tutto ciò e che possa donare nuove emozioni o risvegliare dinamiche di pensiero forse assopite“.
Lasciare fuori il rumore. Entrare nel teatro come si entra in chiesa, se la chiesa fosse ancora un luogo dove si cercano risposte e non confezioni regalo per l’anima.
Danza poetica e lettere d’amore a Pessoa
Sul palco, la chitarra di Luca Sebastianelli che accompagna le voci di Aurora Ghidini e Cecchetti stesso e i corpi che abitano i testi: Elena Casini, Angelo Curci, Sara Felci, Rosella Petrucci e Silvana Rossomando.
Si parte dai poeti che hanno bruciato le vene al Professore: “Abbiamo preso in considerazione i versi di alcuni di quei poeti e scrittori che, da sempre, sono meravigliosa fonte di ispirazione per il Professore: da Saffo a Leopardi, da Alda Merini a Wisława Szymborska, fino a Pessoa, Ovidio, Penna, Borges. A loro Roberto Vecchioni ha dedicato brani musicali che muovono corde emozionali profondissime e che ci permettono di conoscere meglio questi autori, anche nei loro aspetti più intimi e meno noti. Tutti i brani sono parte essenziale del profondo universo umano e poetico di Vecchioni. Li vivo – asserisce Cristiano Ceccotti – come un unico grande filo ininterrotto, composto da tasselli inscindibili di umanità e amore per la vita.”
Cecchetti li fa danzare con le canzoni di Vecchioni — non come colonna sonora, ma come carne e sangue dello stesso animale.
E poi il pezzo che chiude: “Le lettere d’amore”, dedicato a Pessoa. Chi conosce il poeta sa che non c’è nulla di più straziante e vertiginoso: l’amore come eteronimia, come scrittura di sé nell’altro. E Cecchetti non lo recita, lo veste. Perché lui viene dal teatro vero, non dal piazzamento della voce.
Versi e musica: non si formano attori, ma spettatori critici
Cecchetti ha un’ossessione, ed è bellissima. La racconta nel suo curriculum quando descrive il lavoro nelle scuole — San Giovanni Battista, Elena Guerra, Leonardo Albertini, Carlo Levi — e dice: “La volontà non è, ovviamente, quella di formare degli attori né di fomentare false prospettive di successo, ma quella di formare degli spettatori critici, coscienti“.
Puoi sentirne il peso. Quarant’anni di televisione, trent’anni di talent show, vent’anni di TikTok. E lui, cristianamente, dice: “Impariamo a guardare. Impariamo a distinguere. Fornire una disciplina in più che dia la capacità di valutare qualsiasi prodotto spettacolare con obiettività“.
Due pugni sul tavolo e un sorriso
Andiamo dritti. ‘Versi e musica: Roberto Vecchioni – Il Professore e i suoi poeti’ è un pugno nello stomaco, che poi ti accarezza.
La prima parte ti disorienta perché non sai se battere le mani o stare in silenzio come a messa. Poi ti arrendi. La chitarra di Sebastianelli non fa sfoggio, serve i testi. E le voci — specialmente quella di Cecchetti quando legge Vecchioni che legge Saffo — ti fanno venire voglia di buttar via il cellulare e comprare una poesia.
Non è perfetto. È volutamente imperfetto. C’è un momento in cui il ritmo si perde, un attimo di troppa pedagogia. Ma è un difetto nobile. Meglio la sincerità che luccica storta della produzione liscia come la plastica.
Il biglietto costa 10 euro, meno di una pizza con birra. Per uscire con “il cuore pieno di gioia, l’anima colma di poesia e la testa pronta ad accogliere una nuova umanità ricca di pensiero, empatia e bellezza“.
L’auspicio è, appunto, che “il pubblico porti con sé la curiosità e lo stimolo per riascoltare i brani musicali eseguiti e leggere le meravigliose poesie declamate durante la serata“.
Ci saranno parole che spaccano il petto. Poesie che non vi hanno mai lasciato in pace. Canzoni che sono pugnalate nel buio. Il nostro consiglio? Portate qualcuno che amate e lasciate il cellulare fuori, oppure portatelo, ma tenetelo spento, come fosse un relitto del passato.
Cecchetti ha capito una cosa che molti hanno dimenticato: il teatro non è evasione. È resistenza. È il luogo dove impari “la fatica e il gioco, la disciplina e il divertimento“. E dove forse, se hai fortuna, riscopri che la poesia non è un lusso per élite, ma il vero scheletro della lingua.
Filippo Novalis avrebbe odiato i biglietti da 10 euro? Macché. Avrebbe fatto a botte per essere lì e avrebbe scritto che Vecchioni, letto da Cecchetti, è più rock di qualsiasi chitarra distorta.
Perché alla fine, come dice Calvino in quell’augurio che chiude l’esibizione, rimane la leggerezza. Ma non quella frivola. Quella che è “reazione al peso di vivere“.
Filippo Novalis
Teatro Aurelio
Versi e musica: Roberto Vecchioni
Il Professore e i suoi poeti
8 maggio
Ideazione e regia Cristiano Cecchetti
con Elena Casini, Angelo Curci, Sara Felci, Rosella Petrucci e Silvana Rossomando
Voci recitanti Aurora Ghidini e Cristiano Cecchetti
Musiche Luca Sebastianelli chitarra
Compagnia Sette Sipari
