La sera del 28 aprile scorso, la Sala Umberto di Roma ha proposto al proprio pubblico ‘Borderlife’, un’opera cupa e drammatica che racconta la complicata relazione tra un uomo palestinese e una donna israeliana
Due giovani, l’israeliana Liat e Hilmi, palestinese, si incontrano a New York dopo l’11 settembre e si innamorano. Il sentimento che li lega è forte ma destinato a finire e ostacolato da identità, politica e appartenenze opposte.

‘Borderlife’ è un’opera teatrale, adattata dall’omonimo romanzo di Dorit Rabinyan, che si presenta come un’esperienza che va oltre la narrazione per diventare un superamento emotivo di confini, siano essi geografici, culturali o interiori.
Borderlife: tra amore e politica
Al centro dello spettacolo c’è una storia d’amore: quella tra Liat e Hilmi, due giovani provenienti da mondi tra loro in conflitto, che si incontrano in una New York ancora segnata dagli eventi dell’11 settembre; il loro rapporto non è soltanto una vicenda privata ma assume una dimensione simbolica, diventando il riflesso di tensioni politiche più ampie.
Nella rappresentazione non c’è retorica, ma una linea poetica fatta di sottrazione e i momenti più intensi non sono quelli esplicitamente drammatici, ma quelli sospesi: silenzi, pause, sguardi che raccontano più delle parole.
Un elemento distintivo – sebbene a volte sia quasi invadente – è la presenza della musica dal vivo, eseguita dai Radicanto, che non si limita ad accompagnare l’azione, ma la attraversa e la trasforma con una serie di sonorità capaci di passare dalla malinconia alla tensione, dalla dolcezza alla dissonanza, esaltando la dimensione sensoriale della scena.
È invece più esasperato e fuori dai binari il richiamo alla tradizione tragica nel quale i protagonisti fanno riferimento ai Romeo e Giulietta shakespeariani in quanto amanti divisi, ottenendo però come risultato qualcosa di irrilevante e forzato.
Un conflitto più grande
Piuttosto, il copione suggerisce che oggi il vero conflitto non è solo tra famiglie o individui, ma tra identità intere, sistemi culturali e visioni del mondo.
Per un testo tanto significativo, la regista Nicoletta Robello costruisce uno spazio scenico essenziale, al limite del vuoto, in cui parola, musica e presenza degli attori convivono in un equilibrio impalpabile tra storia e suggestione.
Gli attori Francesca Merloni e Yaser Mohamed lavorano su una recitazione intima, in alcuni passaggi forse troppo spenta, che rende credibile la tensione tra desiderio e limite; i due interpreti danno vita a personaggi che non sono mai ridotti a simboli ma che restano umani.
‘Borderlife’ è uno spettacolo che parla di amore, ma soprattutto di distanza, di sistemi culturali e visioni del mondo: ne viene fuori un lavoro stratificato, che può essere letto sia come racconto sentimentale sia come riflessione politica, senza esaurirsi in nessuna delle due dimensioni.
Gabriele Amoroso
Teatro Sala Umberto
28 aprile 2026
Borderlife: la nostra vita dall’altra parte
Adattamento teatrale tratto dal romanzo ‘Borderlfe’ di Dorit Rabinyan
Regia Nicoletta Robello
con Francesca Merloni e Yaser Mohamed
Radicanto:
Maria Giaquinto voce
Giuseppe De Trizio chitarra classica
Adolfo La Volpe chitarra elettrica
Paolo Pace voce, sassofono, flauto traverso
Francesco De Palma cajon
Voice off Pavel Zelinskiy e Christian La Rosa
Disegno luci Marco Abeti
