Cosa accade quando una verità scomoda emerge da un passato conosciuto? In una cittadina della provincia argentina, la vita scorre quasi indifferente agli eventi contemporanei. Ma una notizia inaspettata distrugge il clima rassicurante a cui sono abituati i personaggi di ‘Un uomo in Argentina’, di Roberto Maggiani, edito da Il ramo e la foglia. E non potremo chiudere le pagine del libro fino a quando non scopriremo la verità
“Questo romanzo è una finzione, ma in parte è ispirato a fatti realmente accaduti. Da punto di vista storico, racconta cosa sarebbe potuto accadere o cosa potrebbe essere accaduto: è un’ipotesi plausibile su una certa vicenda dopo la fine della Seconda guerra mondiale”
A metà degli anni ’70 San Josè, nella regione argentina di Misiones, è un paese lontano dagli occhi del mondo. Nella piccola comunità si conoscono tutti, la gente è cordiale e il clima sereno.

Qui Adrian trascorre la sua vecchiaia ormai in solitudine, dopo la morte dell’amata moglie Dalma. La sorella di Dalma, Loida, da anni si prende cura del cognato, insieme a suo marito e suo figlio.
Recentemente viene aiutata anche da Ania, un’assistente che oggi definiremmo badante, scappata dalla Germania per le sue origini ebraiche e per questo scampata all’olocausto.
‘Un uomo in Argentina’, edito da Il ramo e la foglia, ci presenta da subito i personaggi con un dettagliato approfondimento del loro passato.
Di tutti tranne che di Adrian, di cui apprendiamo la storia che anche i suoi conoscenti conoscono, ovvero dal 1945, anno in cui arrivò in Argentina, anch’esso dalla Germania.
“Loida annuì, intuendo nelle sue parole un profondo disagio. Ania non aggiunse altro, la notizia che Adrian avesse avuto a che fare con la Germania non le piacque, parlare di quel Paese non le piaceva…”
Un uomo in Argentina: uno squarcio insanabile
In un giorno di marzo la vita a San Josè si ferma: una notizia sul giornale della mattina scaverà un solco incolmabile nelle coscienze.
Il pronipote di Adrian, Don Pedro, suo unico parente in Argentina, viene accusato di essere un gerarca nazista, colpevole di efferati crimini perpetrati durante la seconda guerra mondiale.
La notizia per Ania è disarmante. Riaffiorano vividi i ricordi delle zie e nonni uccisi nei campi di concentramento, che ha appreso grazie a una donna divenuta amica della zia proprio a Birkenau, con cui ha mantenuto negli anni un rapporto epistolare.
Come faceva Adrian a non sapere chi fosse in realtà Don Pedro? Se ne era al corrente, come ha potuto coprirlo in tutti questi anni? E se non fosse neanche lui chi dice di essere?
I dubbi di Ania si espandono a macchia d’olio: anche Dalma e la sua famiglia sono sconvolti, a dispetto del grande affetto che nutrono per il marito di Dalma.
“In verità, questo pensiero si è espanso in modo autonomo nella sua mente come un leggero tanfo. Ecco spiegata l’origine dell’espressione fosca e pensierosa che Adrian ha notato sul volto di Ania”
Suspance da fine del mondo
Inizia per tutti una ricerca di ricordi, di vecchie frasi ascoltate distrattamente che riaffiorano alla memoria, di immagini sfocate, di congetture e di paure, che lascia noi lettori in sospeso.
Il dubbio incuneato nella famiglia non si può celare: deve essere affrontato.
Lo stile di Maggiani, dunque, ci incolla alle pagine di ‘Un uomo in Argentina’: dobbiamo conoscere, ricevere la rassicurazione che ciò che insinuiamo sia solo un equivoco.
Da un lato facciamo il tifo affinché tutto torni come prima. Dall’altro attendiamo l’esito delle ricerche perché l’incerto deve essere estirpato: è troppo grande e collegato a fatti unanimamente ritenuti esecrabili per non essere preso in considerazione.
Benché ricche di particolari, le vite dei personaggi risultano però piuttosto piatte. Il clima scettico avrebbe beneficiato di protagonisti anch’essi sfocati nei tratti, mentre il testo ci presenta ruoli identificabili ma con poca profondità.
“Mettendo tutto insieme le viene il sospetto che ci sia un’alta probabilità che Adrian sia stato in qualche modo colluso con i nazisti. Si sente rabbrividire interiormente.”
Col senno di poi …
Come speso accade nei romanzi ambientati nel recente passato si corre il rischio di trasmutare nelle opinioni dei personaggi un’assennatezza tipica dell’analisi a posteriori di ciò che si è vissuto.
A nostro avviso questo atteggiamento letterario è tanto comune quanto riduttivo, e rende un po’ troppo scolastica la resa della narrazione.
In ‘Un uomo in Argentina’ assistiamo anche alla nascita di una storia di amore omosessuale. Il modo amabile con cui conoscenti e parenti dei due amanti accolgono la notizia del loro amore è poco verosimile per un contesto calato negli anni ’70, oltretutto provinciale.
… e un’occasione sfumata
Il momento storico in cui viene collocata la vicenda è poi particolare in quanto, a un anno esatto dai fatti raccontati, sarebbe iniziata la tragica dittatura militare argentina, tristemente conosciuta anche per le vicissitudini dei desaparecidos.
Maggiani, tuttavia, relega l’unico approfondimento del momento storico contemporaneo a meno di una pagina nell’intero romanzo, sprecando l’occasione di una riflessione che avrebbe potuto sviluppare un interessante parallelismo.
“-Tu hai paura…hai paura. Sei un uomo che non sa fidarsi della misericordia degli altri e non ha rispetto per gli affetti che lo circondano- si ferma, prende respiro, ha gli occhi lucidi di rabbia e delusione, Adrian la osserva e rimane silenzioso, con lo sguardo irremovibilmente impietoso.”
Un uomo in Argentina: accostamenti storici inesorabili
L’identità che potrebbe celare Adrian ci rimanda inesorabilmente alle verità che tuttora ricercano i figli dei giovani uccisi dal regime dittatoriale degli anni ’80.
Il movimento di ricerca de Las Madres prima, ora Abuela di Plaza de Mayo, è da anni attivo nella ricerca degli allora bambini sottratti ai ragazzi arrestati, e dati in adozione a famiglie vicine al regime.
Ritroviamo, dunque, nel romanzo di Maggiani lo stesso struggimento di coloro che scoprono una verità dolorosa all’interno di quelle che ritenevano le proprie famiglie.
‘Un uomo in Argentina’ trasmette comunque tutto il divertimento amaro che l’autore ha provato nel tentativo di riscrivere un fatto fondamentale della storia contemporanea, e ci lascia con il dubbio che le certezze della storia possono essere insidiate, facendo traballare il nostro presente.
Laura Vespa
Biografia
Roberto Maggiani è nato a Carrara nel 1968, dal 2001 vive a Roma, dove insegna. Laureato in Fisica, si è occupato di divulgazione scientifica, con articoli pubblicati su rivista, e del rapporto tra poesia e scienza.
Tra le sue opere in prosa precedenti a “Un uomo in Argentina”, emergono “L’ordine morale del Paradiso” e “Affinità divergenti”.
Un uomo in Argentina
Roberto Maggiani
Editore Il ramo e la foglia
Collana Romanzi
Genere Romanzo
Anno 2026
Pagine 321
