Editoriale 122.

L’indifferenza umana: appiattimento morale e civico
Manifestare non è più una parola d’ordine
Oggi ho dovuto rivedere l’Editoriale 122. Per scrivere il mio pensiero faccio un passo indietro: torno a venerdì sera. Su Rai3 hanno trasmesso “La zona di interesse” di Jonathan Glazer, vincitore di due premi Oscar, uno per miglior film internazionale, l’altro per miglior sonoro. Quasi alla vigilia del giorno della Memoria che cade domani 27 gennaio.
Un film dalla narrazione e dall’atmosfera stranianti che racconta della famiglia dell’SS Rudolf Höß – al comando del campo di concentramento di Auschwitz, la quale vive proprio vicino a dove ogni giorno avvengono gli orrori che la storia tuttora ci riporta e che invece si tendono a dimenticare.
E oggi, 27 gennaio, l’opera è necessaria, da far vedere nelle scuole.
La visione della pellicola mi ha fatto venire in mente tutta l’indifferenza umana che attualmente percepisco. Höß e la moglie, pur sapendo ciò che accadeva ad Auschwitz, continuano a vivere le loro esistenze come se nulla fosse. Quasi avvolti da un’atmosfera di calma, che placa i loro animi.
E, in questo Editoriale 122. vorrei, appunto, approfondire il concetto di disinteresse che riguarda molte sfere della nostra società.
Editoriale 122.: ciclicità
Partendo dal fatto che tutto torna, durante la settimana scorsa ne sono accadute di cose. Quindi, da dove partire?
Se il 25 novembre scorso si introduceva il reato di femminicidio, in un batter di ciglio la Bongiorno lo ha demolito modificando un solo termine, il consenso libero e attuale diviene dissenso – “Che deve essere valutato tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso“, dunque la donna viene di nuovo vittimizzata, e si riducono le pene.
Sicuramente la Littizzetto, con la sua letterina, domenica a “Che tempo che fa” lo ha spiegato meglio, come lo chiarisce l’avvocata Cathy La Torre sul palco – indignata – con il suo monologo “Tutte le volte che le donne…”. La Cuzzocrea fa altrettanto nel suo podcast giornaliero “Controvento”.
In America la pazzia di un uomo semina terrore e non tende a diminuire. A noi tocca così l’amaro compito di guardare le immagini in televisione: di scontri verbali, di guerriglie urbane, di popoli che provano a soverchiare regimi, di morti e feriti.
Ma dopo aver assistito a questo orrore cosa ci rimane dentro? Tutto ciò ci sta bene? Sono esempi da tenere in considerazione?
A me sembra che l’abitudine ci blocchi: l’assuefazione alle tragedie è normalità ed è poi difficile reagire. Si è inermi. Ognuno dentro la propria vita, gli occhi dentro le scatole rettangolari, che ci propinano molto e che tuttavia non sappiamo né distinguere tra buono o dannoso né farne mondezza.
Alzare le voci per lo sdegno
Trovo di conseguenza che indignarsi sia una strada produttiva. Sì, ma se ancora ci si ostina a dare voce a persone inconsistenti saremo costretti ancora a ritirarci per paura. No. Il dissenso va manifestato.
Dunque, se per prevenire bisogna curare, allora Minneapolis è la chiave. A discapito anche dei cittadini statunitensi. Il popolo iraniano è un altro esempio di resistenza. Ma quante vite perse? Quando la collettività iraniana riuscirà finalmente a riappropriarsi della sua libertà?
No quindi alle deportazioni e ai genocidi contemporanei che ci riportano indietro nel tempo. Bisognerebbe invece dire sì all’accoglienza e alla diversità. Dimensioni da reimparare. Dovremmo bloccare il paese. Il silenzio però è una costante. Alzare le nostre voci: una reazione di cui riappropriarci.
Le donne pure sono arrabbiate. Sconfitte. Secondo i dati Inps, inoltre, le loro pensioni sono inferiori del 26,51% rispetto agli uomini. Insomma, vorrei vederle tutte riempiere strade e piazze e urlare. Con accanto uomini consapevoli, intelligenti, rispettosi. E oggi sotto Palazzo Chigi si sono riversate, non placandosi, bensì esprimendo il loro sdegno per la legge sulla violenza contro le donne.
Questo dovrebbe accadere – le piazze piene – per sconfiggere un potere ancora assoggettato a troppi uomini, matti, vecchi, dittatori. E quelle poche donne che governano abbracciano idee in cui non mi riconosco affatto. Vorrei vedere sovvertite le parti. Quelle giuste.
Oggi è il Giorno della Memoria. Una memoria che chissà per quanto ancora resisterà. Eppure ho la sensazione che il passato sia più attuale che mai.
Annalisa Civitelli
