Il teatro Quirino di Roma apre la sua stagione 2025/26 con ‘Titus’, un adattamento di “Tito Andronico” di William Shakespeare, curato da Davide Sacco, che ripropone la storia dell’immaginario generale romano per sottolineare le conseguenze più folli e turpi delle guerre
Dopo aver vinto una feroce guerra contro i Goti, il generale romano Tito Andronico torna in città portando con sé degli ostaggi importantissimi: la regina Tamora e i suoi tre figli. L’immediata uccisione dell’unica figlia femmina della regina scatena una successione di truculente vendette che coinvolgono persino l’imperatore Saturnino.

Davide Sacco porta sul palcoscenico del teatro Quirino di Roma ‘Titus’, un suo libero adattamento tratto da “Tito Andronico” di William Shakespeare, una tragedia che oggi appare quanto mai significativa poiché raffigura in modo concreto e diretto la faccia più sconvolgente, ingiusta e sanguinosa dell’odio che è motore e conseguenza di ogni guerra.
Il visionario regista sceglie di rappresentare la storia attraverso un’atmosfera futuristica che avvicina ancora di più ai nostri giorni i concetti che Shakespeare scriveva 435 anni fa e che lui stesso ambientava ancora più indietro nel tempo, all’epoca delle guerre tra romani e barbari.
Titus: una tragedia che attraversa i secoli
Questo triplice piano temporale è la chiara dimostrazione di come i sentimenti di vendetta, desiderio di conquista e sete di potere attraversino la psiche dell’intera umanità da sempre.
La messinscena è ambiziosa ed elaborata e tutte le idee che Sacco inserisce in questa rappresentazione sortiscono un effetto potente e incisivo, portando l’intero spettacolo a uno stato di forte densità e centrando immediatamente l’obiettivo della trama.
Tuttavia, a fronte di questa forma così ben riuscita e di una sostanza solida e pulita, come è scontato riscontrare nelle opere di Shakespeare, questo lavoro a volte sembra inciampare proprio in funzione della sua cifra esagerata.
Un ritmo pieno di alti e bassi
Sebbene il cast sia di ottimo livello, ogni attore tende a cadere troppo spesso nell’artefatto e nel manieristico tanto da correre il rischio, neppure raramente, di diventare prevedibile nella caratterizzazione del proprio personaggio e di non approfondire mai la psicologia dello stesso.
Anche il ritmo, che nelle scene più violente e impressionanti si fa forsennato e rapido, frena troppo d’improvviso e a lungo quando il copione si sofferma su passaggi più dialogati o intimi, creando inevitabilmente una disomogeneità che disturba lo spettatore.
Tutto questo non compromette una produzione di grande qualità che riceve numerosi applausi e che riporta sul palcoscenico un lavoro tra quelli meno rappresentati di Shakespeare, perfetto soprattutto per scuotere ancora di più le coscienze di chiunque stia assistendo all’attuale e terrificante situazione del nostro mondo.
Gabriele Amoroso
Foto: Riccardo Bagnoli
Teatro Quirino
dal 30 settembre al 12 ottobre
Titus
di William Shakespeare
Adattamento e regia Davide Sacco
con Francesco Montanari, Marianella Bargilli, Guglielmo Poggi, Ivan Olivieri, Beatrice Coppolino, Claudia Grassi, Jacopo Riccardi, Giuliano Bruzzese, Filippo Rusconi, Enrico Spelta e Matilde Pettazzoni
Costumi Alessandra Benaduce
Luci Luigi Della Monaca
Musiche originali Davide Cavuti
Scene Fabiana Di Marco
