Il 6 e il 7 ottobre scorsi, lo Spazio Diamante di Roma ha proposto al pubblico uno spettacolo difficile da dimenticare: ‘Pelle di fiaba’. Un’opera corale che con un’intuizione brillante e profonda rielabora alcune fiabe della tradizione europea per parlare della violenza di genere
Otto figure femminili si ritrovano in uno spazio indefinito, assumendo le sembianze di principesse, streghe e creature fantastiche. Cappuccetto Rosso, la Sirenetta e altre eroine dell’immaginario fiabesco si trasformano in donne contemporanee, alle prese con paure, sottomissione, controllo e modelli di comportamento dai quali è difficile liberarsi. Donne che rivendicano la propria identità e un’uguaglianza ancora lontana dall’essere conquistata.

Cosa succede quando le fiabe che abbiamo imparato ad amare da bambini smettono di essere innocenti?
È da questa domanda che prende forma ‘Pelle di fiaba’, lo spettacolo andato in scena il 6 e 7 ottobre allo Spazio Diamante di Roma, nell’ambito del progetto “GrattaCielo”, un’opera corale che rilegge alcune delle più celebri storie della tradizione europea per affrontare il tema della violenza di genere attraverso un linguaggio teatrale originale e sorprendente.
Pelle di fiaba: si interroga la realtà
Per secoli, le fiabe ci hanno abituati a considerare naturali figure femminili destinate ad aspettare, obbedire o essere salvate, con un futuro spesso affidato alla volontà altrui; lo spettacolo smonta questi archetipi e li ricompone, mostrando quanto certi stereotipi continuino a riflettersi nella società contemporanea.
È proprio qui che ‘Pelle di fiaba’ rivela la sua intuizione più efficace: parlare di un tema doloroso e attuale senza ricorrere alla cronaca, ma attraverso una prospettiva capace di stimolare riflessione e consapevolezza. La violenza non viene soltanto rappresentata nei suoi effetti più evidenti, ma osservata a partire dai rapporti di potere e dai condizionamenti culturali che spesso la precedono.
La scrittura, incisiva e insieme leggera, evita banalità e luoghi comuni. La prospettiva drammaturgica restituisce alle fiabe una dimensione inedita, nella quale magia e fantasia non attenuano la realtà, ma diventano strumenti per interrogarla.
A sostenere questa visione è una regia che supera la semplice successione di parole e monologhi per costruire un’autentica coralità.
Le attrici si cercano, si sostengono e si muovono all’unisono, componendo sequenze quasi coreografiche in cui il gruppo si trasforma in un unico corpo scenico. Ne nasce un ritmo costante, capace di intrecciare le singole esperienze con uno spirito collettivo che dà ulteriore forza al racconto.
Le otto interpreti sono bravissime e convincenti, accomunate da un coinvolgimento che va oltre la prestazione attoriale. La loro prova trova nell’affiatamento il suo punto di forza: la presenza scenica è compatta ed energica, ma sa anche aprirsi alla fragilità quando la narrazione lo richiede.
Un lavoro vero ed equilibrato
La drammaturgia, curata da Emilia Martinelli e Tiziana Scrocca – impegnate anche alla regia – trova così un equilibrio preciso tra parola, corpo e immaginazione, evitando che il messaggio si trasformi in una lezione.
‘Pelle di fiaba’ preferisce suggerire immagini e connessioni, lasciando al pubblico il compito di riconoscere, in storie familiari fin dall’infanzia, le contraddizioni del presente.
La forza emotiva del lavoro emerge con particolare intensità nel finale, quando la commozione attraversa la sala e accompagna gli applausi. Una reazione spontanea, che non sembra cercata né imposta, ma nasce dalla capacità delle interpreti di rendere condivisibile un’esperienza che riguarda tutti.
Il consenso del pubblico si trasforma così in qualcosa di più di un riconoscimento: è gratitudine verso uno spettacolo che restituisce al teatro una delle sue funzioni più preziose: prendere una storia che crediamo di conoscere, mostrarcela da una prospettiva inattesa e spingerci a domandare se, in fondo, abbia ancora qualcosa da insegnarci.
Gabriele Amoroso
Spazio Diamante
6 e 7 ottobre
Pelle di fiaba
da un progetto di Rossella Marchi
Drammaturgia collettiva e regia Emilia Martinelli e Tiziana Scrocca
con Francesca Anzidei, Carlotta Solidea Aronica, Alice Bertini, Alessandra Berton, Eleonora Bracci, Evelyn Casamassimi, Eliana Ghione e Adelaide Pianca
Costumi e scene Annamaria Porcelli
a cura di A.T.C. Saltimbanco Ets
