Il 2 novembre scorso si sono celebrati i cinquanta anni della morte di Pier Paolo Pasolini. Intorno a questo evento ne gravitano molti altri che si dipanano per la capitale. Noi abbiamo voluto ricordare l’illustre figura attraverso la sua opera ‘Le ceneri di Gramsci’, ritenuta dallo stesso scrittore quella più riuscita. Un incontro di anime nella solitudine, in cui Pasolini celebra l’Italia attraverso endecasillabi e terzine
“Mi chiederai tu, morto disadorno, d’abbandonare questa disperata passione di essere nel mondo?”
A cinquant’anni dalla morte Pier Paolo Pasolini è l’intellettuale che ancora oggi riesce a scuotere le coscienze. E ‘Le ceneri di Gramsci’ è una sua testimonianza.

È il poeta civile che ha raccontato le periferie e la società anticipando di gran lunga ciò che il consumismo avrebbe prodotto nella quotidiana attualità. Pasolini ha infatti esplorato l’arte in tutte le sue forme.
Dalla poesia alla narrativa, dal giornalismo al cinema, dimostrando un talento e uno stile che lo hanno reso un’icona senza tempo.
Le ceneri di Gramsci: Pasolini e la ricerca del vero
Dalla poesia in friulano de “La meglio gioventù”, alle terzine neodantesche e neopascoliane de “Le ceneri di Gramsci”, fino a “Trasumanar e organizzar”, troviamo un’assidua ricerca del vero nella parola che scava, un attaccamento morboso alla realtà.
“Tu vèvis rasòn, fradi, in chè sere – ‘ i ricuàrdi – quànt che tu ti às dit: Ta la tò man l’è il segn d’amor e da la muàrt”
Tutta l’opera di Pasolini attraversa il sacro come segno di speranza fino spingersi dentro la disperazione. Pasolini e la sacralità della poesia. I suoi versi sono ricchi di percezioni, diventano visioni di un predestinato, analisi antropologica, storico-culturale e politica di un’Italia che purtroppo non è cambiata affatto.
‘Le ceneri di Gramsci’ è considerato il libro più innovativo e tuttora attuale, in cui l’autore raccoglie in un unico volume undici poemetti che aveva scritto e pubblicato in varie riviste tra il 1951 e il 1956, revisionati e pubblicati nel 1957 nelle edizioni Garzanti: L’Appennino; Il canto popolare; Picasso; Comizio; L’umile Italia; Quadri friulani; Le ceneri di Gramsci; Recit; Il pianto della scavatrice; Una polemica in versi; La Terra di Lavoro.
Il testo è considerato dal poeta una tra le sue opere più riuscite: lo scrive nel novembre del 1973 recensendo su Tempo “Calderòn”, poco dopo essersi trasferito a Roma, dove visse con la madre attraversando un periodo economicamente non facile.
Pasolini qui usa l’endecasillabo e la terzina riprendendoli dal Pascoli, allontanandosi dall’ermetismo, forte delle nuove letture di Marx e di Gramsci.
Le infinite contraddizioni
Pasolini dunque esprime concretamente la sua contraddizione sia politica sia ideologica: anche se aderisce al marxismo e al pensiero di Gramsci, non vede nel popolo delle borgate una coscienza di classe pronta alla rivoluzione.
È anche vero che a Pier Paolo il popolo interessa nelle sue espressioni più autentiche, schiette, genuine. E nella sua scrittura lui parla proprio del popolo, poiché sa ancorarsi alla realtà, lascia parlare le cose.
Opera di impegno civile, ‘Le ceneri di Gramsci’, racconta le incoerenze di un’epoca, essere dentro il mondo, ma sentirsi completamente escluso, consapevole e lucidissimo di un divario che raggiunge la sua massima espressione nella creazione poetica.
Troviamo in rete molte analisi dettagliate del libro, ma interessante è l’intervento di Alessandro Banda, scrittore e critico letterario, che pone Pasolini a confronto con Ugo Foscolo, autore dei Sepolcri, in riferimento a una scrittura cosiddetta sepolcrale.
Pasolini però stravolge il modello sette-ottocentesco e lo trasforma in una indagine approfondita sulla storia e sulla morte.
Lo stesso Italo Calvino in una lettera a Pasolini del primo marzo 1956 scrisse: “Ceneri di Gramsci. Bravura tecnica da sbalordire. Poi tutta concatenata di pensiero come I Sepolcri”.
Mentre nel Foscolo la terra che ricopre i grandi del passato è “bella e santa”, per Pasolini è “giardino gramo”, l’aggettivazione è ben diversa e indica un capovolgimento totale.
Pier Paolo nel suo dialogo immaginario con le spoglie di Antonio Gramsci porta il lettore a riflettere sulla storia umana, anticipa il trionfo del consumismo e l’omologazione che ingloba le identità.
Michela Zanarella
Le ceneri di Gramsci
Pier Paolo Pasolini
Edizioni Garzanti
Collana Elefanti
Genere Poesia
Anno 1957
Pagine 128
