Da Saronno a Roma e Milano, ‘La Storia’, liberamente ispirato al libro di Elsa Morante, ripercorre l’esistenza di Ida, Useppe e Nino durante la Seconda Guerra Mondiale. Uno spaccato che, ancora drammatico, invita a rileggere quelle pagine così dolorose ma ricche di sentimento
Una donna, un libro tra le mani mentre il viaggio ritarda. E, da quelle pagine, “La Storia” irrompe portando con sé una quotidianità marginale.

Lo spettacolo, con la drammaturgia di Marco Archetti, nasce da un’intenzione precisa e dichiarata da Cabra stesso: “non sostituirsi al libro, ma accendere il desiderio di tornarci“.
La scelta registica, infatti, è quella di rendere spaziale l’esperienza della lettura, attraverso la libertà di piani, punti di vista e l’agilità dei cambi temporali – traducendo nel linguaggio teatrale ciò che accade quando una mente si immerge nella grande letteratura.
È per questo che la macchina teatrale non si nasconde: il complesso disegno luci e il progetto sonoro diventano protagonisti in una sostanziale assenza di scenografia, perché la grande storia, come Morante insegna, è essa stessa un’enorme congegno artificiale – un destino che si finge assoluto, scritto e subìto allo stesso tempo dagli uomini.
Il paradosso di Useppe e lo scandalo della complessità
Al centro di questa visione c’è il paradosso che Morante costruisce come un gioco di scatole cinesi: l’individuo contenuto nella storia, e tutto questo ri-contenuto in Useppe, il bambino che sente il linguaggio degli uccellini e degli alberi, infinitesimale eppure assoluto.
All’uscita – voluto da Morante fin da subito in edizione economica, perché fosse davvero per tutti – il romanzo ha raccolto la critica di non dare risposte, in un tempo abituato alle appartenenze politiche.
‘La storia’ si attiene dunque al vero dettato morantiano: non c’è ideologia che indichi la via, non c’è modo univoco di distinguere il carnefice dalla vittima.
È questo il grande scandalo che Morante svela implacabile, e che Cabra porta sulla scena senza semplificazioni: la vita celebrata proprio nel momento in cui ci si immerge nella sua fine, e un seme di compassione – mai compiaciuta – come unica, precaria forma di salvezza.
E allora, Ida, Useppe e Nino prendono corpo e dimensione. Insieme a loro, cani e gatti, presenze fondamentali evocate da semplici stoffe tra le mani, mentre un anarchico mostra l’orrore della guerra e della violenza che avvolge e stravolge la vita di tutti.
La Storia: racconto di lettura
La rappresentazione pertanto si fa racconto di lettura, senza diventare il libro stesso. Sul palco i tre attori interpretano più personaggi e ricostruiscono i vissuti privati impattati in quella storia, quella voluta dai potenti, con le discriminazioni razziali, le divise e i saluti a mani tese, vissuta nella normalità del quotidiano.
Perché quel tempo gli è stato dato da vivere, diventando loro, per una volta, personaggi tutti sullo stesso piano, il soldato tedesco e Ida, gli animali e l’umano, Nino e il disertore e Useppe che sente la natura nel frastuono delle bombe.
Uno spettacolo che rispetta gli eventi accaduti
Gli attori, in una bella sinergia, si fanno carico della narrazione e vi si trasfigurano dentro. Lasciano che lo spettatore vi si immerga, mostrando senza giudicare e descrivendo senza morale né moralismi: con lo sguardo di un bambino nato da una violenza, ma anche con quello di chi, a un certo punto, ha dovuto scegliere.
Senza mai dimenticare quel testo che invitano a prendere, o a riprendere, tra le mani: un volume capace di riportare ciascuno alla propria vita, alla propria normalità, quando le pagine si chiudono. Eppure, mentre accade questo ritorno, gli orrori, i fanatismi e le discriminazioni del nostro presente continuano a premere sul tempo che ci è stato dato da vivere.
Uno spettacolo bello e ben costruito che fa immergere, rievoca, non recrimina, non dà soluzioni, rispetta e accompagna. E non è poco.
Claudia Pinelli
Foto: Salvatore Pastore
Teatro Giuditta Pasta | Saronno
5 marzo
La Storia
liberamente ispirato a “La storia” di Elsa Morante – Giulio Einaudi Editore
Drammaturgia Marco Archetti
Regia Fausto Cabra
con Franca Penone, Alberto Onofrietti e Francesco Sferrazza Papa
Assistente alla regia Anna Leopaldo
Scene e costumi Roberta Monopoli
Luci Marco Renica e Fausto Cabra
Video Giulio Cavallini
Suono Mimosa Campironi
Consulenza movimenti scenici Marco Angelilli
Produzione Teatro Franco Parenti – Fondazione Campania dei Festival
Campania Teatro Festival – Centro Teatrale Bresciano
La Storia:
dal 12 al 22 marzo al Vascello di Roma
dal 14 al 26 aprile al Parenti di Milano
