Ai chiostri della Società Umanitaria di Milano, all’interno della rassegna estiva, “Estate nei chiostri”, lo scorso 2 luglio è andato in scena ‘Saudade e Kebab’, il testo di Sofia Pauly diretto da Nico Malaspina, che racconta l’incontro tra un rider brasiliano e una ragazza che nasconde le sue ferite nella solitudine
Non servono grandi storie perché siano degne di racconto, e a volte le grandi domande stanno nelle traiettorie invisibili di ogni giorno, che possono non incontrarsi mai o sfiorarsi appena, per un solo istante. Sono quelle di un rider che si costruisce un sogno anche se non è il suo, o di una ragazza che nasconde nella solitudine le sue ferite.

Nei chiostri della Società Umanitaria milanese, con il caldo dell’estate, arriva la rassegna “Estate nei chiostri” che dà spazio anche al teatro di chi prova a raccontare con garbo e un filo di ironia il presente, tenendo insieme cose solo in apparenza distanti.
Saudade e Kebab: un rider brasiliano e una ragazza sola
Come ‘Saudade e Kebab’, che nel testo di Sofia Pauly – che incarna anche la protagonista – si incontrano per l’istante di una consegna tra un rider brasiliano allegro, con un sorriso ostinato per cui il mondo lo vede strano, e una ragazza che mangia soltanto di notte, quando corre incontro agli eccessi di zuccheri in pigiama, affogandoci la rabbia verso un mondo che non riconosce, che non la vede e da cui non vuole essere vista.
Intorno a quel momento, la regia di Nico Malaspina costruisce un mosaico di frammenti che, sotto l’occhio di bue, procedono affiancati nelle loro autonome traiettorie, nelle attese di Davi prima di correre in bicicletta per permettere a sua madre di aprire il salone di parrucchiera, e nel suo esitare quando gli si chiede quale sia il suo sogno. O nelle certezze di Lea che lentamente si sgretolano quando un piccolo cane si affaccia nella notte.
Sono due figure che cambiano e si fanno tridimensionali, in uno spettacolo che cresce, lasciando da parte qualche piccola ingenuità – l’ironia sui radical chic, di città, di questi tempi, è stata fagocitata dalla politica – per aumentare la temperatura dell’emozione e dell’empatia, evitando di renderli patetici e diminuendo, via via, il rischio di farne due archetipi.
Ci riesce bene, accanto a Pauly, Gianluca Maria Bozzale, che interpreta il giovane brasiliano con ironia mai grottesca.
Un lavoro che fa ridere e commuovere
Di momenti di realtà densi, di marginalità quotidiana, quella che non grida e forse conserva ottimismo senza rinunciare a prendere posizione, in ‘Saudade e Kebab’ ce ne sono molti. Si ride, anche, con la cura delle cose piccole ma tutt’altro che banale.
Ne viene fuori un lavoro intelligente, che sa raccontare il dolore con grazia eppure rifiuta l’idea che le storie finiscano tutte nel modo più consolante – o autoassolutorio. A dimostrazione che anche il teatro può seminare senza pretendere l’epica, ma con l’essenzialità di quella che Raymond Carver ha chiamato “una piccola cosa buona“.
Può bastare una sera d’estate e una panchina in un chiostro mentre scende la sera. Una performance ben fatta, come una luce che si accende anche nel fondo del buio.
Chiara Palumbo
Chiostri della Società Umanitaria | Milano
Rassegna estiva – Estate nei chiostri
Saudade e Kebab
2 luglio
di Sofia Pauly
Regia di Nico Malaspina
con Sofia Pauly e Gianluca Maria Bozzale
Costumi Valentina Carcupino
Luci Davide Artusi
Responsabile tecnico Giaime Mauri
Produzione La Petite Mort e Grizzly Collective
con il sostegno di Fondazione Claudia Lombardi per il teatro
