Con ‘La macchina eroica e il percorso di gloria’, il Teatro Potlach, diretto da Pino Di Buduo, porta in scena al Teatro Tor Bella Monaca di Roma una rilettura contemporanea del genio di Gian Lorenzo Bernini. Tra teatro fisico, musica dal vivo e videoproiezioni, lo spettacolo esplora la teatralità dell’arte barocca e il suo legame con il presente. Un’esperienza immersiva che invita a riflettere sul rapporto tra arte, spazio e potere, trasformando l’eredità berniniana in un linguaggio scenico capace di parlare alla contemporaneità
Con ‘La macchina eroica e il percorso di gloria’, Pino Di Buduo restituisce la straordinaria modernità del genio berniniano attraverso una contaminazione di linguaggi, tra teatro fisico, musica dal vivo, videoproiezioni e architettura. Un viaggio nell’universo barocco che interroga il rapporto tra arte, spazio, potere e rappresentazione.

La grandezza di Gian Lorenzo Bernini non risiede soltanto nella capacità di plasmare il marmo, conferendogli la morbidezza della carne e trasformando l’immobilità della scultura in un movimento apparentemente inesauribile.
Il suo genio consiste soprattutto nell’aver intuito, anticipando alcune intuizioni del teatro moderno, che ogni manifestazione artistica può concorrere alla costruzione di un’esperienza unitaria, nella quale architettura, scultura, pittura, luce e movimento partecipano alla medesima rappresentazione.
È proprio questa dimensione profondamente teatrale dell’universo berniniano a costituire il fulcro de ‘La macchina eroica e il percorso di gloria’, la performance del Teatro Potlach, diretta da Pino Di Buduo e presentata il 15 ottobre al Teatro Tor Bella Monaca di Roma.
La macchina eroica e il percorso di gloria: una concezione spettacolare dell’arte
L’operazione artistica si allontana dalla tradizionale ricostruzione biografica per avvicinarsi a un’indagine sulla natura stessa della creazione, sulla sua capacità di modificare la percezione dello spazio e di coinvolgere emotivamente lo spettatore.
Bernini non viene dunque considerato semplicemente come uno dei massimi protagonisti del Barocco romano, ma come l’artefice di una concezione spettacolare dell’arte, nella quale la distinzione tra spazio reale e spazio rappresentato tende progressivamente a dissolversi.
Il Barocco come anticipazione del teatro totale
Uno degli aspetti più significativi della proposta del Teatro Potlach è la possibilità di leggere l’opera berniniana attraverso il concetto di Gesamtkunstwerk, quell’opera d’arte totale che troverà una formulazione teorica compiuta soltanto nell’Ottocento, soprattutto con Richard Wagner, ma della quale il Barocco costituisce, sotto numerosi aspetti, un antecedente piuttosto suggestivo.
Nel progetto berniniano l’architettura non si limita a contenere l’evento spettacolare: diventa essa stessa rappresentazione.
Il “colonnato di piazza San Pietro”, con la sua imponente struttura ellittica, rappresenta forse l’esempio più eloquente di questa concezione. Le colonne costruiscono un organismo dinamico, destinato ad accogliere il movimento dei fedeli e a orientarne la percezione attraverso un sapiente gioco di prospettive.
Allo stesso modo, il “Baldacchino” e la “Cattedra di San Pietro” introducono una dimensione scenografica nella quale il rapporto tra monumentalità, luce e simbologia religiosa assume una forza drammatica straordinaria.
Il corpo, l’immagine e la trasformazione dello spazio
La regia di Di Buduo affronta questo patrimonio artistico non come un insieme di immagini da riprodurre, ma come un sistema di relazioni spaziali e simboliche da reinterpretare mediante i linguaggi della contemporaneità.
La ricerca del Teatro Potlach incontra così quella del grande artista seicentesco su un terreno comune: la convinzione che lo spazio possa diventare materia viva della creazione teatrale.
Le dimensioni dell’esperienza artistica berniniana
La drammaturgia dello spettacolo si articola in quattro momenti, “L’Abbraccio”, “La Macchina”, “Il Viaggio” e “La Gloria”, che individuano altrettante dimensioni dell’esperienza artistica berniniana.
Non si tratta di una successione di episodi, bensì di un itinerario simbolico nel quale la monumentalità architettonica viene ricondotta a una dimensione umana e percettiva.
Il corpo degli interpreti assume una funzione essenziale all’interno di questo processo. Il teatro fisico, componente fondamentale della ricerca sviluppata da cinquant’anni dal Teatro Potlach, consente infatti di tradurre in presenza scenica quei principi di movimento, tensione ed equilibrio che caratterizzano la scultura barocca.
La macchina eroica e il percorso di gloria: la multimedialità
Particolarmente interessante risulta il ruolo delle videoproiezioni multimediali, concepite non come semplice accompagnamento visivo, ma come parte integrante della scrittura scenica.
L’immagine digitale interviene sullo spazio, lo modifica in modo ideale, ne moltiplica le prospettive e rende possibile una continua oscillazione tra la concretezza dei corpi e l’illusorietà delle architetture rappresentate.
Da questo incontro nasce una domanda: in che misura le nuove tecnologie possono restituire la complessità dell’esperienza artistica senza ridurla a una spettacolarizzazione puramente visiva?
Connessione di linguaggi
La risposta ricercata dal Teatro Potlach sembra risiedere proprio nell’integrazione dei diversi linguaggi, nella volontà di sottrarre la tecnologia a una funzione esclusivamente decorativa per restituirle un autentico valore drammaturgico.
In questo senso il riferimento al Barocco appare molto pertinente. Anche Bernini, attraverso le possibilità tecniche del proprio tempo, costruiva dispositivi scenici capaci di stupire, coinvolgere e modificare radicalmente la percezione dello spettatore.
La meraviglia, categoria fondamentale dell’estetica barocca, diventa così una chiave interpretativa della contemporaneità.
La musica come architettura invisibile
Un ulteriore elemento di interesse è rappresentato dalla componente musicale affidata a Tasos Fotiou, compositore e interprete che accompagna ‘La macchina eroica e il percorso di gloria’ attraverso il sassofono dal vivo, l’elaborazione elettronica e la spazializzazione sonora.
La musica non si configura come una semplice sottolineatura emotiva dell’azione, ma partecipa alla costruzione di uno spazio immateriale, un’architettura sonora che dialoga con quella visiva.
Si tratta di un elemento significativo, soprattutto se considerato alla luce della concezione berniniana dello spettacolo, nella quale ogni componente artistica concorreva alla realizzazione di un effetto unitario.
Il suono diventa così un ulteriore strumento di trasformazione dello spazio, capace di suggerire profondità e movimento anche oltre i confini materiali della scena.
In questa prospettiva, la presenza musicale contribuisce a superare una concezione del teatro fondata sulla centralità esclusiva della parola, privilegiando una drammaturgia composita, nella quale il significato scaturisce dall’interazione tra corpo, immagine, ritmo e percezione.
Bernini tra libertà creativa e rappresentazione del potere
La riflessione acquista ulteriore profondità se si considera il contesto storico nel quale si sviluppa la parabola artistica di Bernini.
Il Seicento romano è un’epoca nella quale l’arte costituisce uno degli strumenti privilegiati della rappresentazione del potere ecclesiastico. La monumentalità architettonica, la teatralità delle immagini e il coinvolgimento emotivo dello spettatore rispondono anche alla necessità di affermare visivamente la grandezza e l’autorità della Chiesa controriformistica.
Bernini opera dunque all’interno di un sistema complesso, nel quale la libertà dell’invenzione artistica si confronta costantemente con le esigenze della committenza.
Questione di immagini
È proprio questa tensione tra l’autonomia del genio e le condizioni storiche della produzione artistica a conferire al progetto del Teatro Potlach una possibile lettura contemporanea.
La macchina barocca non è soltanto un prodigioso dispositivo estetico, ma anche uno strumento di comunicazione e persuasione, capace di organizzare lo sguardo dello spettatore e orientarne l’esperienza.
Rileggere Bernini oggi significa pertanto interrogarsi anche sul rapporto tra immagine e potere, tra libertà creativa e funzione pubblica dell’arte.
Una questione che attraversa i secoli e che conserva una particolare attualità in un’epoca dominata dall’immagine digitale e dalla continua spettacolarizzazione della realtà.
Cinquant’anni di sperimentazione e ricerca teatrale
La messinscena assume inoltre un significato particolare nell’anno del cinquantesimo anniversario della fondazione del Teatro Potlach, nato nel 1976 per iniziativa di Pino Di Buduo e Daniela Regnoli.
La compagnia ha sviluppato nel corso dei decenni un percorso di ricerca caratterizzato dall’interdisciplinarità, dall’indagine sul lavoro dell’attore e dalla sperimentazione di forme teatrali capaci di oltrepassare i limiti convenzionali del palcoscenico. In questo contesto, l’incontro con Bernini appare tutt’altro che casuale.
La ricerca di una teatralità diffusa, l’attenzione nei confronti dello spazio architettonico e la volontà di costruire un’esperienza che coinvolga lo spettatore attraverso differenti canali sensoriali costituiscono elementi di continuità tra la poetica del Teatro Potlach e la visione del grande artista barocco.
Tradurre la concezione artistica in linguaggio scenico
Resta naturalmente una questione critica fondamentale: il rischio che la ricchezza della componente visiva finisca per prevalere sulla complessità drammaturgica, trasformando la rappresentazione in una successione di suggestioni estetiche.
È una tensione intrinseca a ogni progetto che affidi alla multimedialità un ruolo così determinante. Il valore dell’operazione risiede allora nella capacità di mantenere un equilibrio tra innovazione tecnologica, presenza dell’attore e profondità del discorso artistico.
Il teatro non può infatti limitarsi a riprodurre la bellezza delle opere di Bernini: deve riuscire a interrogare il pensiero che le ha generate. Ed è proprio in questo tentativo di tradurre una concezione artistica del passato in un linguaggio scenico contemporaneo che risiede l’interesse maggiore de ‘La macchina eroica e il percorso di gloria’.
Il Barocco si rivela così non una stagione conclusa della storia dell’arte, ma un laboratorio ancora fertile di sperimentazione, capace di suggerire nuove forme di rappresentazione.
Perché, in fondo, l’eredità più autentica di Gian Lorenzo Bernini consiste nell’aver compreso che l’opera d’arte non è mai soltanto un oggetto da contemplare, ma un’esperienza da attraversare.
E il teatro, più di ogni altra forma espressiva, conserva la possibilità di restituire a quell’esperienza la sua dimensione viva, mutevole e profondamente umana.
Monia Manzo
Teatro Tor Bella Monaca
La macchina eroica e il percorso di gloria
15 ottobre
all’interno del progetto cofinanziato dal CdE DTC Lazio
Regia Pino Di Buduo
Assistente alla regia Giulia Germani
con Nathalie Mentha, Filippo Salvini, Zsofia Gulyas, Irene Rossi
Allestimenti Ivano Fioravanti, Lorenzo Paolucci e Gustavo Riondet
Composizione musicale, sassofono ed esecuzione dal vivo Tasos Fotiou
Videoproiezioni multimediali Irene Ciccarelli, Jacopo Bianchi, Giulia Germani e Chiara Pagliaroli
Realizzato dall’Associazione Teatrale Teatro Potlach ETS
Produzione Teatro Potlach
