Fino allo scorso 25 ottobre, lo Spazio Diamante di Roma ha presentato al pubblico un singolare lavoro teatrale: ‘Cuore di porco’, una produzione di Carrozzeria Orfeo, è uno spettacolo strutturato come un live set che intreccia tre storie di metamorfosi; attraverso situazioni paradossali e grottesche, la drammaturgia esplora il rapporto tra corpo e tecnologia, il desiderio di trasformazione e il bisogno di salvezza
In un futuro distopico si intrecciano tre vicende paradossali: un trapianto di cuore che confonde i confini tra uomo e animale, una gravidanza interminabile e l’ascesa di un idolo sportivo. Le tre storie compongono un universo grottesco, in cui il corpo, la tecnologia e il bisogno di salvezza rivelano le contraddizioni della società.

In bilico fra metafora e assurdità, ‘Cuore di porco’ è uno spettacolo senza definizioni e si muove in un territorio espressivo dove il surreale incontra la provocazione: una contaminazione che può affascinare quanto lasciare perplessi, soprattutto quando la drammaturgia sembra privilegiare il potere suggestivo delle immagini rispetto a una più immediata cifra narrativa.
A rappresentare un indubbio valore aggiunto è infatti proprio la ricerca visiva e sonora che nel corso della rappresentazione unisce illustrazioni, animazioni, videoproiezioni e musica elettronica eseguita dal vivo, dando forma a una cornice scenica originale e coerente con lo spirito visionario del lavoro.
Cuore di porco: un lavoro visionario
‘Cuore di porco’ si mostra dunque come una sperimentazione che dichiara una precisa idea di teatro capace, forse, di oltrepassare i confini della narrazione tradizionale.
La scrittura di Chiara Arrigoni, Filippo Capobianco e Francesco Petruzzelli, accompagnata dalla supervisione drammaturgica di Gabriele Di Luca, si pone lo scopo di costruire un racconto corale che parte da storie e suggestioni differenti, accomunate dal tema della metamorfosi; il corpo umano, nelle sue trasformazioni fisiche e simboliche, diventa lo strumento con cui interrogare il rapporto fra individuo e collettività, tra natura e tecnologia.
Ricerca formale e sperimentazione
Il progetto è ambizioso e sceglie di affidarsi a questa drammaturgia stratificata e a questa contaminazione di linguaggi che diventa la peculiarità del lavoro e allo stesso tempo anche il suo elemento più controverso: la molteplicità degli stimoli e delle suggestioni non sempre restituisce una comunicazione immediatamente leggibile e lascia allo spettatore il compito di ricomporre i frammenti e individuare un possibile filo conduttore.
A sostenere l’intero impianto della messinscena è soprattutto Matteo Berardinelli, protagonista di un monologo che richiede presenza, versatilità e notevole capacità di tenuta. L’interprete dimostra talento e solidità, facendosi carico delle diverse parentesi evocative dello spettacolo e confermandosi il suo principale punto di forza.
‘Cuore di porco’ può non convincere fino in fondo, ma la sua complessità non ne annulla il valore: è un lavoro di indubbia qualità, nel quale la ricerca formale si accompagna a una idea espressiva che merita attenzione proprio per il contributo che dà a un teatro che non rinuncia a sperimentare.
Gabriele Amoroso
Spazio Diamante
dal 20 al 25 ottobre
Cuore di porco
di Chiara Arrigoni, Filippo Capobianco e Francesco Petruzzelli
Regia Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti
con Matteo Berardinelli, Massimiliano Setti e Federico Bassi
Supervisione drammaturgica di Gabriele Di Luca
Produzione Carrozzeria Orfeo
