Il 13 e il 14 ottobre scorsi, il teatro Vittoria di Roma ha ospitato ‘Contagio’, un interessante spettacolo scritto da Enzo Ferrara e diretto da Andrea Goracci, che immagina una parentesi distopica in cui un misterioso virus altera le convinzioni politiche e ideologiche dell’umanità, trasformando il confronto tra visioni del mondo in un terreno di scontro
Un virus sconosciuto consente di trasmettere le proprie convinzioni politiche attraverso il dialogo. Per studiarne gli effetti, tre persone vengono rinchiuse in un ambulatorio: Stefano, anarchico individualista, Aldo, comunista, e Daniela, manager liberale. Sotto la sorveglianza dell’infermiere Giovanni, le loro certezze si scontrano e la convivenza forzata porta alla luce contraddizioni, fragilità e sentimenti che nessuna ideologia sembra in grado di tenere sotto controllo.

L’idea alla base di ‘Contagio’ è originale e stimolante: immaginare un mondo in cui un virus non compromette la salute fisica, ma modifica profondamente il modo di pensare, apre la strada a una serie di riflessioni che trovano riscontri significativi anche nella realtà.
Contagio: una metafora adatta al teatro
Attraverso una situazione surreale, l’autore Enzo Ferrara si interroga sul potere che le idee esercitano sugli individui e sulla facilità con cui il pensiero collettivo può essere influenzato e manipolato. Le risposte suggerite dalla drammaturgia, tuttavia, sono tutt’altro che scontate.
Sebbene l’opera risalga a circa quindici anni fa e gli orientamenti politici rappresentati nel testo riflettano forme di estremismo che, almeno in apparenza, nel tempo si sono attenuate o hanno perso parte della loro visibilità, la metafora del contagio conserva una tangibile immediatezza teatrale.
Il confronto tra anarchismo, comunismo e liberalismo rende verosimili i meccanismi di diffusione delle ideologie e permette di mettere a fuoco le contraddizioni proprie delle diverse visioni del mondo.
Ne emerge un quadro che, pur risentendo in alcuni passaggi del contesto temporale in cui è stato concepito, mantiene una sua efficacia e offre potenzialità di analisi ancora attuali.
Un grottesco non lontano dalla realtà
Il nucleo drammaturgico sviluppa una dimensione grottesca e satirica, attraversata anche da improvvise aperture comiche: l’alternanza di questi registri conferisce ritmo alla rappresentazione, rendendo il confronto tra i personaggi vivace e chiaro.
La regia di Andrea Goracci riunisce tutti questi elementi con una direzione attenta alla claustrofobia dell’ambiente e alle dinamiche relazionali, facendo dello spazio chiuso il luogo in cui le convinzioni individuali si esasperano e le tensioni diventano sempre più evidenti.
Uno dei principali punti di forza dello spettacolo è il cast: Luca Vergoni, Andrea Barbati, Chiara Di Lullo e Ugo Caprarella costruiscono un insieme affiatato, capace di alleggerire la componente stereotipata dei personaggi grazie a interpretazioni vivaci e ben calibrate; l’intesa tra gli interpreti accompagna l’evoluzione della vicenda mantenendo viva l’attenzione della platea.
‘Contagio’ è un lavoro che, pur mostrando qualche limite nell’aderenza al presente, conserva intatta la forza della propria intuizione metaforica. Il virus diventa così il simbolo di quei percorsi con i quali le convinzioni si propagano, si radicalizzano e finiscono per ostacolare il dialogo.
In un’epoca in cui le contrapposizioni ideologiche continuano a irrigidire il confronto pubblico, lo spettacolo invita a interrogarsi sui confini del proprio pensiero e sulla possibilità di ascoltare davvero chi sostiene posizioni differenti.
Gabriele Amoroso
Contagio
Teatro Vittoria
13 e 14 ottobre
di Enzo Ferrara
Regia Andrea Goracci
con Luca Vergoni, Andrea Barbati, Chiara Di Lullo e Ugo Caprarella
Costumi Lucia Cipollini
Produzione Associazione Culturale Pex
