Dal 20 al 25 ottobre, la Sala Umberto di Roma ha ospitato ‘Cime tempestose’, adattamento teatrale del celeberrimo romanzo di Emily Brontë firmato da Gianni Clementi, con la regia di Francesco Bellomo e Carmine De Amicis
Nello Yorkshire inglese, alla fine del Settecento, il giovane orfano Heathcliff viene accolto dalla famiglia Earnshaw e si innamora perdutamente di Catherine, figlia del suo padre adottivo. Ostacolato dalle differenze sociali, il loro amore passionale e tormentato si trasforma in una spirale di vendetta e sofferenza, destinata a segnare tragicamente anche le generazioni successive.

Dopo essere stato adattato in numerose versioni cinematografiche, il romanzo più celebre di Emily Brontë, “Cime tempestose”, approda sul palcoscenico della Sala Umberto di Roma con una riduzione, curata da Gianni Clementi, che affida la regia a Francesco Bellomo e Carmine De Amicis, quest’ultimo impegnato anche nella cura degli inserti coreografici che accompagnano l’azione.
Cime tempestose: sentimenti contrastanti
‘Cime tempestose’ è una delle storie d’amore più celebri della letteratura europea; le vicende di Heathcliff e Catherine continuano a rappresentare un intreccio di sentimenti fortissimi e contrastanti, nel quale passione, autodistruzione, vendetta, disperazione e orgoglio si alimentano a vicenda, fino a trasformare quell’amore in una fiamma velenosa capace di consumare chi lo vive.
È proprio questa complessità emotiva, tuttavia, a risultare sacrificata in questo adattamento: la messinscena insiste infatti soprattutto sulla forma, privilegiando l’impatto visivo rispetto alla profondità dei contenuti e lasciando in ombra buona parte del sottotesto che rende il romanzo della Brontë un’opera tanto articolata.
La regia di Bellomo e De Amicis punta su un allestimento impreziosito da un suggestivo disegno luci e da movimenti scenici evocativi, un impianto visivo curato e sofisticato, che però fatica a compensare i limiti di un copione eccessivamente didascalico e, soprattutto, troppo sintetico.
Condensare non è la ricetta giusta
I due atti riducono al minimo la laboriosità del testo originale e la necessità di condensare l’intera vicenda in poco meno di due ore finisce per trasformare la narrazione in una successione di episodi significativi, che restano però semplici accenni ai passaggi fondamentali della storia.
Gli eventi si susseguono senza lasciare il tempo necessario per approfondire le motivazioni dei personaggi, le contraddizioni dei loro sentimenti e le conseguenze delle loro scelte.
Personaggi esuberanti
Nei panni dei protagonisti Heathcliff e Catherine troviamo Giulio Corso e Federica De Benedittis. I due interpreti, legati anche nella vita privata, affrontano i rispettivi ruoli puntando su un’intensità espressiva che in più occasioni sfocia nell’eccesso.
Se la De Benedittis disegna una Catherine turbolenta e sopra le righe, Corso costruisce il proprio Heathcliff attraverso un’esuberanza verbale e fisica che, in alcuni passaggi, rischia persino di scivolare nella caricatura.
Entrambi dimostrano comunque ottime qualità attoriali e una sintonia evidente, che restituisce credibilità al legame tra i due amanti. La loro intesa rappresenta forse il principale punto di forza della produzione, riuscendo a rendere tangibile almeno una parte della passione che dà vita alla disavventura.
Un’occasione riuscita a metà
Questa riduzione di ‘Cime tempestose’ dimostra quanto sia difficile trasporre in teatro romanzi caratterizzati da una struttura narrativa articolata, ricchi di sottotesti e ambientati in spazi sconfinati, nei quali il paesaggio assume un ruolo fondamentale e diventa parte integrante della storia.
Nel tentativo di ripetere l’essenza dell’opera con una sintesi così radicale, ci si ritrova a sacrificarne proprio gli elementi più profondi e distintivi.
A risentirne è anche la comprensione complessiva della trama, soprattutto per quella parte di pubblico che non ha letto il romanzo né conosce una delle sue principali trasposizioni cinematografiche. Senza una conoscenza preliminare della storia, infatti, lo svolgimento delle scene rischia di apparire frammentario e di impedire una piena partecipazione emotiva.
A sipario chiuso, la platea capisce di aver assistito a un’occasione riuscita a metà che non ha trovato il modo di tradurre sul palcoscenico tutta la potenza di una delle storie d’amore più tormentate della letteratura.
Gabriele Amoroso
Sala Umberto
dal 20 al 25 ottobre
Cime tempestose
dal romanzo di Emily Brontë
Regia Francesco Bellomo e Carmine De Amicis
con Giulio Corso, Federica De Benedittis, Jun Ichikawa, Gabriele Giusti, Shaen Barletta e Massimiliano Vado
Adattamento Gianni Clementi
Assistente alla regia Alfonso Elefante
Coreografie Carmine De Amicis
Costumi Teresa Acone
Idea di progetto Ylenia Manfredi
Musiche Vincenzo Di Bella
Light designer Umile Vainieri
Scene Carlo De Marino
Produzione Virginy – L’Isola Trovata
