‘Voyeurs’ è lo spettacolo che, per due settimane, fino allo scorso 1° novembre, ha raccontato al pubblico di Teatrosophia, a Roma, una storia surreale di egoismo e indifferenza, affidandosi a una scrittura drammaturgica e a un’estetica teatrale che oggi si fanno sempre più rare
Ai piedi di un grattacielo, in una grande metropoli americana, si ritrovano sette personaggi eccentrici e bizzarri, immobili a osservare un uomo che sembra intenzionato a gettarsi da una finestra di quell’edificio. Figure ai margini della società, i sette individui rivelano, attraverso il loro comportamento, un’identità ambigua, riconducibile a un atteggiamento di distacco tanto persistente quanto inquietante.

‘Voyeurs’ è il testo che Luigi Amendola ha firmato circa trent’anni fa per raccontare il disfacimento di una società sempre più orientata verso l’individualismo e l’indifferenza. Il nucleo drammaturgico dell’opera si rivela ancora oggi particolarmente efficace nel rappresentare le derive di una collettività che, da allora, sembra aver consolidato, anziché superato, le proprie contraddizioni.
Voyeurs: un lavoro fatto di simbolismi
Il copione si sviluppa nel rispetto dell’unità di spazio, tempo e azione, dando vita a una narrazione surreale dalla marcata teatralità, ricca di metafore e simbolismi: si tratta di una struttura compatta, nella quale l’assurdità delle situazioni diventa lo strumento per mettere a nudo le miserie dei personaggi e, attraverso di loro, quelle della società che rappresentano.
Con l’interessante regia di Mauro Toscanelli, il lavoro guadagna una sofisticata veste vintage, capace di conferire al testo una precisa identità estetica e di accompagnare lo spettatore nella scoperta dei suoi significati più profondi; questa scelta valorizza la natura dell’opera, favorendo un ascolto attento e una lettura più consapevole del suo sottotesto.
Pur senza rinunciare a sfumature inquietanti e oscure, ‘Voyeurs’ insegue con coerenza il proprio obiettivo, mettendo in scena una storia desolante di egoismo e fascinazione morbosa per le disgrazie altrui.
Rimane il pessimismo
Da tutto questo emerge un’umanità meschina e apparentemente priva di speranza, incapace di superare il proprio individualismo persino di fronte alla sofferenza, una condizione che continua a trovare riscontri anche nella realtà contemporanea.
A sostenere in modo efficace la rappresentazione è un cast davvero valido, formato da interpreti giovani e meno giovani, capaci di trovare un convincente affiatamento e di rispettare la cifra espressiva del testo senza mai cedere all’eccesso.
Le singole interpretazioni si integrano in un insieme armonico, completando la coerenza della rappresentazione e valorizzando lo spessore della scrittura di Amendola.
È proprio nella sua capacità di oltrepassare i confini temporali che il valore più significativo di ‘Voyeurs’ diventa tangibile: nato per raccontare le contraddizioni di una società di circa trent’anni fa, il testo finisce per ottenere una portata ben più ampia, trasformandosi nell’immagine di un’epoca che sembra non essersi mai conclusa.
È in questa inquietante continuità che lo spettacolo ritrova la sua attualità: non soltanto nel raccontare ciò che eravamo, ma soprattutto nel costringerci a riconoscere ciò che, ancora oggi, continuiamo a essere.
Gabriele Amoroso
Teatrosophia
dal 22 ottobre all’1 novembre
Voyeurs
di Luigi Amendola
Regia e drammaturgia musicale Mauro Toscanelli
con Fabio Fantozzi, Masaria Colucci, Francesco Perinelli, Titti Cerrone, Massimo Napoli, Adriano D’Amico, Roberta Bobbi e Valentina Rancini
Produzione Melanchòlia Teatro
