In scena al teatro di Villa Lazzaroni di Roma, fino a domenica 23 novembre, ‘La cerimonia del massaggio’ è un intenso monologo teatrale tratto dal breve romanzo di Alan Bennett che esplora il delicato equilibrio tra fede e desiderio. Diretto da Roberto Piana e Angelo Curci, a vestire i panni del parroco Geoffrey Jolliffe, il talento eclettico di Gianluca Ferrato
‘La cerimonia del massaggio’ è un testo di Alan Bennett, pubblicato in italiano grazie alla traduzione di Anna Marchesini. La storia narra di Geoffrey Jolliffe, un sacerdote anglicano che vive un delicato compromesso tra la sua vocazione religiosa e una sessualità repressa.

Attraverso il racconto del parroco, che celebra il funerale di un noto massaggiatore di VIP, Clive, l’evento funebre si trasforma in un viaggio interiore fatto di ricordi, confessioni e paure legate al sospetto di una malattia contagiosa che getta un’ombra inquietante sugli ospiti.
Il testo mescola in maniera sapiente commedia nera e satira religiosa, offrendo al pubblico una riflessione profonda sul corpo, lo spirito e le contraddizioni dell’animo umano.
La cerimonia del massaggio: quando l’altare gira e le certezze crollano
Padre Geoffrey Jolliffe conduce il pubblico in uno spazio in cui il confine tra devozione e desiderio si assottiglia senza mai spezzarsi del tutto. Nel monologo di Bennett, la liturgia non è solo un contesto: è un fragile sistema di regole che il protagonista tenta disperatamente di mantenere in equilibrio mentre confessa, si contraddice, si giustifica e si espone.
È in questo continuo slittamento tra sacro e profano, infatti, che si insinua l’estetica dello spettacolo, quasi come una conseguenza inevitabile del suo mondo interiore.
Solo a questo punto la scenografia si manifesta nella sua forza simbolica: un altare rosso, colore del peccato e della tentazione, che ruota come se fosse mosso da una tensione interna, instabile.
Francesco Fassone costruisce uno spazio che non impone ma suggerisce, un ambiente che dialoga con la mente del protagonista prima ancora che con i suoi gesti. L’altare, con il suo moto circolare, diventa l’immagine perfetta di un sacerdote che gira a vuoto attorno alle proprie colpe e ai propri impulsi.
La scena, apparentemente stravagante, è in realtà la prosecuzione naturale delle fratture di una chiesa che non protegge più, ma che vibra, si muove e lo costringe a rivedere ogni certezza.
Paura, desiderio e contagio
Il sospetto che Clive possa essere morto a causa di una malattia infettiva è il punto di rottura che fa esplodere la comunità riunita in chiesa.
Paura e pudore si mescolano, e ciò che dovrebbe essere un rito di commiato si trasforma in un laboratorio emotivo in cui emergono le fragilità della società mondana — e del pubblico in sala, chiamato simbolicamente in causa.
L’effetto è quello di una continua alternanza tra satira e confessione, dove la paura della malattia diventa anche paura del desiderio.
A questa tensione contribuisce la presenza sonora dei Queen: una scelta registica non casuale, che evoca la figura di Freddie Mercury, morto di AIDS. La sua musica diventa sia l’ombra della paura della malattia che incombe sui presenti, sia uno spiraglio luminoso legato alla voglia di libertà e trasgressione.
In questo modo, il funerale di Clive incarna le sembianze di un rito sospeso tra timore e bramosia, tra il controllo imposto dalla fede e l’impulso alla vita, alla gioia e all’eccesso.
La chiesa si trasforma così in un luogo in cui il sacro dialoga con il profano, e il pubblico, simbolicamente, è parte del gregge a cui Padre Geoffrey rivolge le sue domande e provocazioni.
Gianluca Ferrato: il cuore pulsante dello spettacolo
Niente però funziona meglio di Gianluca Ferrato, straordinario interprete capace di reggere un monologo denso e vertiginoso con una professionalità impeccabile.
Senza il supporto di altri personaggi, ma ben diretto dal duplice sguardo puntuale di Roberto Piana e Angelo Curci, Ferrato affronta la complessità di ‘La cerimonia del massaggio’ con accuratezza e precisione, modulando una gamma emotiva che spazia dall’ironia più tagliente alla confessione più vulnerabile.
La sua presenza scenica non vacilla quasi mai. Ferrato abita il personaggio con misura e profondità, evocando un sacerdote fratturato ma umano, contraddittorio ma lucido, capace di trasformare il pubblico nel vero destinatario della sua omelia laica.
L‘interpretazione, intensa e controllata, inoltre, dimostra come un grande attore possa rendere vivo un testo che è, prima di tutto, un fiume di parole.
Ilaria Ragni
Teatro di Villa Lazzaroni
dal 21 al 23 novembre
La cerimonia del massaggio
di Alan Bennet
Traduzione in italiano Anna Marchesini
Drammaturgia Tobia Rossi
Regia Roberto Piana e Angelo Curci
con Gianluca Ferrato
Costumi Agostino Porchietto
Light designer Renato Barattucci
Scene Francesco Fassone
Video designer Simone Rosset
