Al teatro degli Angeli di Milano, Sonia Bergamasco accetta l’invito del direttore artistico – anche del teatro Oscar – Luca Doninelli che, insieme a Giacomo Poretti, Gabriele Allevi e Gianmarco Bizzarri, ha ideato “Il romanzo di Milano”, una serie di letture imperdibili, per reinterpretare Manzoni oggi. Il 26 ottobre la celebre attrice ha dato vita alle opere dello scrittore con vigore, facendo riecheggiare tutto il suo valore
“Se questi versi fossero stati letti per voce, sarebbe emersa la raffinatezza della lingua. Se il teatro, come strumento di traduzione della parola in corpo, fosse usato fin dalle scuole, non ci sarebbe bisogno di riscoprirli dopo”.

Sonia Bergamasco lo dice e lo dimostra, sul palco del Teatro degli Angeli. Lo fa dopo aver prestato la voce, su invito di Luca Doninelli, al Manzoni più politico e sferzante, quello della “Storia della colonna infame”.
Sonia Bergamasco al teatro Oscar: Manzoni a voce alta
A questa, la seconda Sala del teatro Oscar, serba da tempo un approfondimento dedicato, aperto l’anno scorso da Toni Servillo. E il ciclo, per l’apertura, riporta a casa una delle più intense e poliedriche interpreti del teatro (e non solo).
Lei restituisce anche tutta la vividezza delle sue cadenze, e le note tutte concrete delle sue voci popolari. Sono le stesse cui il Manzoni (l’imposizione della scuola spesso ce lo fa scordare) concede per primo cittadinanza letteraria.
Quella che Doninelli chiama “La parte visibile delle cose invisibili”, che fanno Milano ciò che è (o che era e dovrebbe ricordare a se stessa), passa con tutta la sua forza da una lettura.
Questa le regala una limpidezza che scioglie tutte le asperità che gli anni hanno depositato sul testo. Gli restituisce tutta la rabbia e l’ironia puntuta di una letteratura che si rivendica, senza dirlo, come “strumento per essere meno soggetti al potere”. E la sintesi di Doninelli vale tanto per la letteratura quanto, sempre, per il teatro come mezzo.
La storia della colonna infame: Giacomo Mora e Guglielmo Piazza
E questo è tanto più vero per la storia dell’accusa e della tortura del barbiere Giacomo Mora e del Commissario di Sanità Guglielmo Piazza, additati come untori, nel giugno del 1630, da una voce del popolo spaventata. Li giudicò una legge furiosa, cieca e presuntuosa, affamata solo di dare al popolo quel che si aspetta.
Li torturò un potere vile incapace persino di riconoscere un errore a 148 anni di distanza, quando fece rimuovere nottetempo la “colonna infame”, appunto. Era stata eretta a memoria della tortura, sopra le ceneri della casa del Mora rasa al suolo. Siamo nel cuore di quella Piazza Vetra che oggi è uno dei cuori eleganti della città.
Il testo, costruito come una restituzione fedele e accurata del processo, era nato per essere parte integrante dei Promessi Sposi. Era quella più rabbiosa e amara, “offesa“, chiosa Bergamasco, attraverso cui il Don Lisander dei milanesi voleva tratteggiare la temperie di un tempo che, a leggerlo, pare tutt’altro che lontano.
Anzi, la sovrapponibilità col presente è tanto semplice da risultare ancora più spaventosa, nelle voci delle donne che vedono un uomo passare una mano sul muro per pulirsi le dita dall’inchiostro del calamaio. E prima ancora di aver terminato di vederlo, sono state giudice, giuria e boia.
Sonia Begamasco dà a Manzoni la sua forza naturale
E di tutti quei “senza potere” che delle voci restano vittime, anche quando la loro ignoranza ne ha fatte untori, per colpa di un potere che ha alimentato l’angoscia, di una “deplorevole certezza passata senza correzione dalla bocca del popolo a quella dei magistrati”.
Quanto sono vicini, nella lingua piena di sfumature ritrovate del Manzoni, questi uomini cui bastava “non essere conosciuti, e non dar di sé un conto soddisfacente” per trasformarsi in nemico senza scampo? Forse non c’è bisogno di dire di più, se non accogliere con amarezza l’ostinato riferimento manzoniano a “quei tempi” tutt’altro che finiti.
La lettura di Sonia Bergamasco, piena di ritmo e di una nuova chiarezza, cui è stata sufficiente una voce educata a rendere inutile ogni parafrasi, si scaglia contro il potere insieme all’autore milanese.
Questi prende dalle beatitudini per mettere all’indice quei giudici che dimenticano di non essere l’istituzione che rappresentano ma solo uomini, spesso in balia dei propri impulsi. Ma lo fa ancora di più per prendersela con quella città che ha armato la loro mano.
Occorre una buona dose di coraggio per dire, nella sintesi di Doninelli, “non sono stati gli altri, ma io”, come individuo parte di una collettività. Quello vivificato da Bergamasco è un Manzoni animato da una passione civile che raramente gli si riconosce. È tanto contemporaneo da poter dialogare sia con l’oggi sia con gli autori del Novecento, quasi senza aver bisogno di usare altro che le sue stesse parole.
Da Manzoni a Corrado Stajano: la Milano delle stragi
Nel format tipico di questo evento, che prevede di chiudere la cerniera tra i secoli, Bergamasco gli accosta in effetti Corrado Stajano. Questi, nella Città degli Untori, si immerge nella Milano più cupa, quella delle stragi.
Infatti Stajano fu tra i primi ad entrare nella Banca Nazionale dell’Agricoltura dopo lo scoppio della bomba esplosa in piazza Fontana il 12 dicembre ‘69. Fu tra i primi a dare a Licia Rognini Pinelli la notizia della morte del marito, fatto precipitare (possiamo dirlo oggi) dalle finestre della questura di Milano tre giorni dopo.
Il cronista lo fa, anche, passando da Manzoni stesso. Dà voce alla tortura senza lesinare in dettagli, in un passo che Bergamasco rimanda con una intensità magnetica.
L’eco della voce del Mora, che con le parole impastate di milanese chiede pietà ai torturatori mentre vede arrivare la morte, arriva fino a noi.
Nella consapevolezza che Manzoni è molto più di quanto si pensi (non a caso, ricorda Bergamasco, “Enzo Tortora teneva accanto a sé queste pagine nei giorni più duri, quelli d’ingiusta detenzione“).
Lo fa attraverso l’omaggio di un’interprete che offre al pubblico un altissimo pezzo di teatro per voce, nella consapevolezza che il teatro stesso non può non essere politico per sua natura. E a chi lo interpreta tocca, semmai, un “piccolo tentativo di verità”.
Chiara Palumbo
Sonia Bergamasco legge Manzoni
Teatro degli Angeli | Milano
26 ottobre
Il romanzo di Milano – appuntamenti
da un’idea di Luca Doninelli, Giacomo Poretti, Gabriele Allevi e Gianmarco Bizzarri
con Sonia Bergamasco
produzione Gli Incamminati Centro di Produzione Teatrale
