Terza e ultima tragedia dell’Orestea di Eschilo, ‘Eumenidi’ racconta il passaggio dal matriarcato al patriarcato attraverso una profonda trasformazione del concetto di giustizia. Serena Sinigaglia riporta in scena l’antico coro della tragedia greca, dando voce a sette creature assetate di vendetta. Ma il desiderio di rivalsa individuale è destinato a cedere il passo a una nuova idea di giustizia, fondata sul diritto e plasmata da una società dominata dagli uomini
La trama dell’adattamento della regista attinge anche dalle prime due opere della trilogia, partendo dal principio della sanguinosa saga familiare di Agamennone. Il re Acheo ha sacrificato la figlia Ifigenia per poter salpare per Troia. Ritornato a Micene, la madre della fanciulla lo uccide e successivamente il figlio Oreste vendica il suo gesto trucidando lei e l’amante.

Secondo le Erinni, le dee ataviche della vendetta, il matricidio non può restare impunito, così il giovane fugge per la Grecia inseguito dalle terribili divinità.
Uccidere un genitore è un atto disumano, ma la responsabilità di Oreste appare più complessa da giudicare, poiché è stato lo stesso Apollo a guidarne le azioni. Il dio gli suggerisce quindi di recarsi ad Atene e di cercare protezione presso la statua di Atena, divinità femminile che incarna, tuttavia, i valori di un ordine patriarcale.
Nonostante le Erinni siano determinate a punire Oreste, Atena decide di istituire un tribunale, composto da giudici e testimoni, per stabilire la colpevolezza dell’uomo. La votazione si svolge secondo l’antico rito ateniese, attraverso la deposizione di sassolini in un’urna.
Il verdetto si conclude in parità, ma il voto decisivo di Atena determina l’assoluzione di Oreste, sancendo l’affermazione di una nuova concezione della giustizia, fondata su un ordine patriarcale. Le Erinni, private del loro ruolo di vendicatrici, si sentono smarrite e impotenti. La dea sceglie però di accoglierle nel nuovo ordine costituito, trasformandole nelle Eumenidi, divinità benevole e protettrici della città.
L’adattamento di Sinigaglia
I traduttori dell’opera, Maddalena Giovannelli e Nicola Fogazzi, rendono il testo antico accessibile al pubblico contemporaneo, mentre la regia ne rilegge i significati alla luce del presente, senza tradire lo spirito dell’autore.
In questa prospettiva, Serena Sinigaglia e Gabriele Scotti introducono alcune innovazioni rispetto alla tragedia originale di Eschilo, preservandone il significato profondo. L’adattamento comprende infatti citazioni tratte dalle altre tragedie dell’Orestea e l’inserimento della figura di un giudice, assente nel testo originario.
Scelte drammaturgiche che mirano a rendere più chiari e immediati i temi dell’opera, avvicinandoli alla sensibilità dello spettatore moderno.
Eumenidi: la forza del femminile
La presenza del coro richiama la tradizione della tragedia greca, ma l’allestimento di Serena Sinigaglia introduce una differenza significativa: a interpretare le Erinni non sono uomini, come avveniva nel teatro dell’antica Grecia, bensì sette attrici, a sottolineare la natura femminile delle divinità e la forza che rappresentano.
Sul palcoscenico si alternano Francesca Ciocchetti, Matilde Facheris, Maria Pilar Pérez Aspa, Arianna Scommegna, Giorgia Senesi, Sandra Zoccolan e Debora Zuin.
Colpisce la scelta di rappresentare una delle Erinni incinta, così come quella di affidare i ruoli a interpreti non più giovanissime, evocando l’origine ancestrale di queste divinità.
La struttura drammaturgica rimane fedele alla tradizione classica: alle scene corali si alternano momenti in cui una o due attrici assumono le sembianze dei personaggi della tragedia, dialogando tra loro o con le Erinni. Talvolta, una terza figura assiste in silenzio all’azione scenica.
Anche nell’interpretazione dei personaggi maschili, le attrici non modificano le proprie movenze per imitare quelle degli uomini. Una scelta registica consapevole, che non compromette la credibilità della rappresentazione né la capacità del pubblico di immedesimarsi nei personaggi.
Il matriarcato nei miti
Dalla tragedia si evince che, prima della società patriarcale greca, culla della civiltà europea, esisteva una cultura matriarcale.
Anche Johann Jakob Bachofen sostenne che l’uomo avesse attraversato una fase originaria caratterizzata dal predominio femminile e da divinità femminili. Studiò i miti, i simboli religiosi e le antiche leggende come quelle narrate da Eschilo per cercare tracce di questa presunta fase.
Il mondo maschile si presenta come un universo più ordinato, razionale e regolato da leggi, come dimostra la rigorosa struttura del processo rappresentato sulla scena.
Atena, pur essendo una divinità femminile, incarna i valori di questo nuovo ordine patriarcale. Nata direttamente da Zeus, in un contesto in cui il ruolo materno viene ridotto a quello di semplice contenitore della vita, la dea della sapienza rivendica la propria vicinanza al mondo maschile. Pur non concedendosi agli uomini, dichiara infatti di condividere il loro modo di pensare.
Il mondo greco attraversa così una profonda trasformazione, alla quale anche le Eumenidi sono costrette ad adattarsi, senza che venga chiarito quale sarà il loro ruolo nel nuovo sistema di giustizia.
Resta tuttavia difficile stabilire se Oreste sia davvero innocente, così come individuare una risposta definitiva al conflitto tra l’istintività del legame materno e la razionalità dell’ordine patriarcale.
È proprio in questa ambiguità che risiede la forza di ‘Eumenidi – Tutta, tutta del padre io sono’. A distanza di secoli, la tragedia di Eschilo continua a sollevare interrogativi sulla giustizia, sul potere e sui rapporti tra i generi.
Serena Sinigaglia riesce a restituirne tutta l’attualità, dando vita a una rappresentazione capace di scuotere le coscienze e stimolare la riflessione del pubblico di Saronno.
Valeria Vite
Foto: Serena Serrani
Eumenidi
Tutta, tutta del padre io sono
Teatro Giuditta Pasta
22 Ottobre 2026
di Eschilo
Regia Serena Sinigaglia
Assistente alla regia Elena Riccardi
Traduzione del testo greco Maddalena Giovannelli e Nicola Fogazzi
con Francesca Ciocchetti, Matilde Facheris, Maria Pilar Pérez Aspa, Arianna Scommegna, Giorgia Senesi, Sandra Zoccolan e Debora Zuin
Cori Francesca Della Monica
Costumi Emanuela Dall’Aglio
Assistente ai costumi Ilaria Strozzi
Luci Alessandro Verazzi
Movimenti Alessio Maria Romano
Scene Maria Spazzi
Sound design e musiche Lorenzo Crippa
Assistente ai movimenti Stefano Carenza
Sarte realizzatrici Anna Gaiti e Ludovica Gavioli
Produzione ATIR, Nidodiragno/CMC Produzioni, Teatro Carcano
